Disoccupati: in Italia mai così tanti

I nostri disoccupati non sono mai stati così tanti. Un anno di governo tecnico ha dato il colpo di grazia ad ogni residua speranza di trovare lavoro, già ridotta al lumicino da una crisi che sta sconvolgendo le abitudini non solo degli italiani, ma dell’intero pianeta. A ottobre, fa sapere l’Istat, il tasso di disoccupazione ha superato di un decimo di punto la soglia dell’11 per cento: 0,3 punti in più rispetto a settembre e il 2,3 per cento di aumento su base annua. La statistica ci dice che si tratta del tasso più alto da gennaio del 2004 ma, in realtà, la situazione è anche peggiore. Il confronto con il 2004 avviene perché in quell’anno le rilevazioni dell’Istituto di statistica sono diventate mensili. Se guardiamo all’insieme delle cose (quindi anche alle serie trimestrali) non era andata mai così male dal primo trimestre del 1999. In valore assoluto i senza lavoro sono 2,87 milioni, con na crescita di 95mila unità solo a ottobre. Nel solo 2012 si sono contate 644mila persone in più, rispetto al 2011, che cercano un lavoro e non lo trovano..

Nel 2013 sarà ancora peggio
Ma non è detto che quelle dello scorso mese siano le cifre peggiori. Probabilmente il fondo non è stato ancora toccato, perché i provvedimenti di questo governo che potenzialmente potranno avere ripercussioni negative sull’economia italiana non hanno ancora avuto tutte e ricadute che si attendono e il fisco pigliatutto continua a sottrarre risorse alla’economia reale per spostarle sul fronte della spesa pubblica parassitaria e clientelare. Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, non ha dubbi: «Sul piano occupazionale il 2013 sarà un anno molto più pesante del 2012 che già è stato il più pesante di questi anni». Un fatto certo? Quasi. Non ci si possono aspettare miracoli se, come è avvenuto, «non si è intervenuti sui fattori che determinano le difficoltà». Quindi niente riforma degli ammortizzatori sociali. In tempi di crisi – sostiene la Cgil – si stringe la cinghia e non si riforma nulla. Appare logico aspettare il momento in cui la crescita tornerà a farsi vedere.

Giovani a spasso
Il lavoro non si trova. Lo cerca chi già ne aveva uno e l’ha perso, lo cercano soprattutto i giovani e le donne. Per i primi (15 – 24 anni) la soglia della disoccupazione è arrivata al 36,5 per cento: il livello più alto non solo da quando sono iniziate le serie mensili (2004), ma anche quelle trimestrali, iniziate con il quarto trimestre del 1992. «Il governo – afferma l’ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi – rifletta sulla bassa crescita e sui vantaggi che potrebbero dare l’immediata correzione della riforma del lavoro targata Fornero, in termini di ritorno alla Legge Biagi per le tipologie flessibili, un deciso sostegno all’apprendistato, la defiscalizzazione del salario di produttività definito dagli accordi di prossimità». Il governo, in sostanza, dovrebbe uscire dal letargo e mettere in moto quelle riforme che sono necessarie per sostenere la crescita e quindi l’occupazione. Al momento, infatti,c’è un problema disoccupati, ma c’è anche un problema precari. Su questo fronte siamo al record di 2,9 milioni di persone (2 milioni 447mila dipendenti a termine a cui si aggiungono 430mila collaboratori), il massimo dall’inizio della serie trimestrale relativa, che risale al terzo trimestre del 2004. Relativamente ai soli dipendenti a tempo il record è addirittura con riferimento al terzo trimestre del ‘93. Tutto qui?. No. Ci sono anche 3,8 milioni di lavoratori a part time. Un problema anche questo, perché il 58 per cento non ha scelto questo tipo di lavoro ma ci è stato costretto.

Grilli cade dalle nuvole
Un vero e proprio campo di battaglia che, però, non basta ad allarmare il governo. Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, si dice sorpreso per lo sgomento suscitato da questi cifre. «È chiaro – afferma – che anche l’occupazione soffre, è un dato ovviamente negativo ma atteso. Se l’economia rallenta non si può pensare che l’occupazione migliori, anche nelle nostre previsioni c’è c’è un peggioramento nel 2013». Gli italiani, quindi, non si aspettino nulla di nuovo. Il governo ha dato per scontato che il prossimo anno avremo più disoccupati di adesso e non intende fare nulla per impedire che questo si verifichi, in barba al “salva Italia”, al “cresci Italia”, al “libera Italia”. Quelle erano tutte balle per i gonzi qui ci sono i fatti veri, con i lavoratori che perdono l’occupazione e le famiglie che tirano la cinghia. «Ci aspettano mesi e anni duri – sottolineano le Acli –  dove la fatica di vivere sarà sempre più forte e diffusa. La situazione è sempre meno sostenibile. All’aumento della disoccupazione va aggiunto l’impoverimento del lavoro che ancora resiste: part-time, impieghi precari, redditi bassi. Il nostro Paese sconta ritardi e contraddizioni resi drammatici da una crisi che mette in discussione l’intera globalizzazione e il modo stesso di concepire lo sviluppo e l’economia».

Soffre anche l’agricoltura
Anche l’agricoltura, che finora aveva in qualche modo tenuto, nel terzo trimestre arresta la positiva dinamica occupazionale e inverte la rotta registrando una flessione tendenziale del 4,3 per cento, pari a 38mila lavoratori in meno tra luglio e settembre. Un risultato che, secondo la Confederazione italiana agricoltori, è dovuto al combinato disposto della crisi economica, dell’aumento esponenziale degli oneri fiscali e, all’impennata dei costi produttivi e alla siccità. A rimetterci l’occupazione sono stati soprattutto gli autonomi (-9,8 per cento), con un crollo molto forte nella parte centrale del Paese (-24,4 per cento). I dipendenti, invece, sono aumentati dell’1,1 per cento. «Segno che, complice la crisi, è in corso – secondo la Cia – una riorganizzazione della struttura aziendale che da un lato mette completamente fuori mercato le micro imprese e i piccoli produttori e dall’altro favorisce l’aggregazione e il rafforzamento dimensionale delle aziende più grandi e competitive che continuano ad assumere manodopera, anche se in rallentamento rispetto ai mesi precedenti.