Con voi. Con loro. Comunque vada

Chiunque mi legga, anche per cogliermi in fallo e criticarmi, mi rende onore. Penso a quelle migliaia di persone che passano le giornate a scrivere velenosi insulti su blog e siti altrui per illudersi di essere ascoltati. Io invece sono fortunato. Se il prossimo solstizio – come sostiene la profezia maya – finisse il mondo, non avrei molti rammarichi. La vita mi ha dato molte soddisfazioni e anche l’esperienza di questo anno e mezzo come direttore del Secolo, in cui la vicinanza dei lettori e soprattutto di chi ha lavorato con me per salvare questa storica testata è stata meravigliosa. Nella comunità politica della quale ho fatto parte ormai per 40 anni (mi sono iscritto con mio fratello al Msi a 13 anni) sembra essere arrivata di nuovo a un punto di snodo che comporterà forse scelte distinte. Nel rispetto di ognuno, questo mi provocherà dipiacere, perché allenterà alcuni legami, anche se non minerà le amicizie. Non ho condiviso buona parte delle scelte che questa comunità si è trovata a fare in questi decenni, eppure non ho voluto o forse potuto allontanarmi mai dal corso del suo fluire. In disaccordo, in dissenso, brontolando, ma senza mai potermene distaccare. Come non si cambia il nome di famiglia. Come non si può diventare altro da sé, nemmeno se ci si costringe a cambiare nome. Mi manca ogni persona che ho incrociato in questo lungo cammino e che ho perduto. Anche quelli che si sono perduti da soli, anche quelli che si sono perduti persino a se stessi. Morti e vivi, amici diventati nemici, chi mi ha tradito e chi si è sentito tradito da me. Chi ho amato e chi ha smesso di amarmi. Serberò tutti nel cuore. Comunque vada.