Come risparmiare per il futuro? Puntando sull’attività sportiva

Dopo le infauste previsioni di un default del Servizio Sanitario Nazionale-nonostante i tagli previsti (circa quattro miliardi tra il 2010 e il 2014), il tema della cura del corpo, inteso come educazione a stili di vita più sani e a una pratica sportiva regolare, torna prepotentemente alla ribalta. Secondo Mauro Berruto, Ct della nazionale della Pallavolo, un euro investito nello sport ne farebbe risparmiare ben tre di spesa sanitaria. «La pandemia di inattività fisica che apre la porta a malattie cardiovascolari, obesità, diabete, a forme di patologie oncologiche, a disturbi della personalità è il vero nemico. Il rapporto fra investimento in pratica sportiva e conseguente risparmio del servizio nazionale non è un’opinione ma un dato scientifico» ha affermato. Se è vero che l’aumento di longevità potrebbe voler dire anche circa 16 anni di disabilità per gli uomini e per le donne addirittura 22, con tutte le spese che questo comporterebbe, allora si tratta di rallentare l’invecchiamento e prevenire le malattie legate agli stili di vita e all’età. Non c’è dubbio: pagine e pagine di evidenze scientifiche dicono ormai da anni che lo sport diminuisce la pressione arteriosa, aumenta l’efficienza cardiaca, riduce i trigliceridi aumentando il colesterolo ‘buono, l’HDL, diminuendo quello cattivo (cosa non da poco visto che le malattie cardiovascolari sono tra le prime case di morte nel Bel Paese); che rafforza le articolazioni e la muscolatura, regola il sistema immunitario e ormonale ( l’attività fisica esercita un controllo sulla glicemia, riducendo il fabbisogno di insulina e allontanando il rischio di diabete di tipo 2.
Quindi, al di là delle varie ricette per ‘fare cassa’ e uscire dall’impasse sanitario,- dai ticket progressivi rispetto al reddito a più sanità integrativa, (visto che oggi 11 milioni di italiani sono iscritti a una mutua o a un fondo che però coprono solo il 20% dei 30 miliardi di spesa sanitaria privata),- l’arma della prevenzione sembra la più efficace. Ad oggi il 40% dei cittadini italiani, circa 24 milioni, vengono registrati da oltre un decennio come sedentari. “Serve un atto rivoluzionario che collochi l’educazione alla pratica sportiva nella gerarchia delle cose importanti a partire dalla scuola primaria… Una regolare attività fisica non è oggi solo un atto individuale. È dovere civile, esprime rispetto nei confronti della comunità… Il parametro per misurare il grado di civiltà di un paese è l’eccellenza che si vede nei suoi ospedali, scuole e nello sport” afferma Berruto.
Iniziare dalla scuola quindi, dove l’educazione fisica è spesso una disciplina trascurata e tenuta in subordine. L’Italia è il primo paese in Europa per abbandono dell’attività sportiva in età adolescenziale. Si tratta di guardare di più al modello anglosassone, dove l’educazione fisica è una materia di tutto rispetto, dove l’offerta sportiva è ricca e differenziata, dove le borse di studio sportive spediscono all’università anche chi non potrebbe permetterselo.
Altro problema sono le risorse: i tagli alla scuola sono sempre più pesanti( quest’anno sono a rischio le attività legate ai gruppi sportivi e perciò ai giochi sportivi studenteschi).
Il tema del rilancio dell’attività sportiva per la salute (anche economica) degli italiani è stato al centro anche dell’ultima Giunta Coni del 2012, dove sono stati annunciati gli studi che l’Università Bocconi – sull’impatto benefico dell’attività sportiva rispetto alla spesa sanitaria – e l’Università La Sapienza – sull’andamento della spesa pubblica in Italia a favore dello sport – hanno realizzato per conto del Comitato Olimpico nazionale. Studi che saranno presentati il 18 dicembre al Salone d’Onore del Coni e che fanno parte del secondo capitolo del Libro Bianco sullo sport, di cui il segretario generale, Raffaele Pagnozzi, ha illustrato le linee generali. « Dal punto di vista dell’impatto sul Pil, l’attività sportiva ha un effetto benefico del 2%, con un risparmio su spese sanitarie e produttività» assicura Pagnozzi. Intanto dal 21 gennaio, gli studenti della Penisola indosseranno la mise sportiva. Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, ha annunciato infatti per tale data l’inizio dell’Alfabetizzazione Motoria che riguarderà quasi 3mila plessi scolastici, grazie anche al supporto del MIUR (2,5 milioni di euro), del Ministero dello Sport (2 milioni) e della Regione Friuli (0,8 milioni di euro) che hanno stanziato i fondi che si uniscono a quelli già stanziati dal Coni, pari a 7,5 milioni di euro. Quanto dovremo aspettare per estenderla a tutta Italia in via definitiva e diventare un paese più evoluto e vicino agli standard europei?