Bombacci, il comunista finito col Duce

Su Nicola Bombacci si è scritto tutto e il suo contrario. Personaggio di spicco del socialismo italiano, nonché fondatore nel gennaio 1921, a Livorno, del Partito comunista italiano, venne fucilato a Dongo, dai suoi ex compagni comunisti, dopo aver compiuto un percorso di allontanamento da quest’ultimi ed aver aderito alla Repubblica di Salò. Quel 29 aprile 1945 il suo cadavere venne appeso al distributore di benzina di Piazzale Loreto, a Milano, accanto a quelli di Benito Mussolini e di Claretta Petacci.
Oggi la figura di Bombacci viene riletta da Daniele dell’Orco nel libro edito da Historica Edizioni, intitolato “Tra Lenin e Mussolini, la storia di Nicola Bombacci”. Il direttore editoriale della rivista letteraria “ScrivendoVolo” analizza le cause che portarono Bombacci a compiere il suo progressivo percorso di allontanamento dalla causa comunista per abbracciare i valori del fascismo.

La parabola politica di Bombacci è singolare, dalla causa comunista abbracciò il fascismo. Come si spiega?

Si può dire che Bombacci, come Mussolini stesso, nacque socialista e morì socialista. Poi gli scenari politici in cui si è trovato immerso gli hanno permesso di individuare in diverse ideologie, anche contrapposte, un appiglio per la realizzazione dell’ideale socialista. Cause politiche e rapporti umani, era romagnolo come il Duce, lo hanno spinto a mettersi a disposizione dell’unica ideologia che, ai suoi occhi, offriva ancora la possibilità di realizzare, seppur in parte, il bene per la classe proletaria.

Quali sono le cause politiche del suo cambiamento di rotta?

Le cause politiche sono basate principalmente sul fallimento dell’esperienza bolscevica. Tuttavia le cause umane sono forse più importanti. Nel momento in cui venne cacciato dal Partito comunista, che lui stesso aveva contribuito a fondare, avrebbe potuto benissimo estraniarsi dalla vita politica, come in un primo tempo fece. La necessità di richiedere aiuto a Mussolini per sostenere le cure per il figlio malato e per fornirgli un’occupazione in grado di non farlo morire di fame, porteranno Bombacci a provare un sentimento di riconoscenza che si tradusse in sostegno alla causa fascista. O quantomeno agli aspetti dell’esperienza fascista in cui più si rispecchiava.

Definiresti Bombacci un alter ego di Mussolini, per le sue scelte politiche e l’adesione alla repubblica di Salò?

Bombacci e Mussolini hanno parecchie cose in comune. Conterranei, entrambi maestri elementari, entrambi socialisti della prima ora, entrambi giornalisti. Differiscono però tra di loro a livello umano, seppur essendo legati da un’amicizia forte in grado di andare oltre gli schieramenti politici opposti. Alter ego di Mussolini forse no, ma di sicuro il fatto che in macchina con Mussolini alla vigilia della sua cattura, ci fosse Bombacci, un ex comunista, e non qualche altro gerarca fedele alla causa, la dice lunga su quello che fu il loro legame indissolubile.

Perché sulla figura di Bombacci, che pure ha un fascino indiscutibile, è calata una cappa di silenzio?

La sinistra con l’etichetta di “super-traditore” lo ha volutamente lasciato nel dimenticatoio. L’esperienza di un comunista convinto, morto a Salò con Mussolini, avrebbe potuto confondere alcune delle convinzioni radicate nei comunisti, sia di allora che moderni. Da parte dei fascisti, invece, c’è da dire che Bombacci non è mai stato ben visto. Alcuni gerarchi, Starace e Farinacci su tutti, fecero di tutto per ostacolare il suo avvicinamento a Mussolini. Il personaggio era troppo controverso. Troppo irregolare, per tutti.