A Bersani la lettera-bomba di Ingroia: cosa risponderà?

Una lettera dal Guatemala fa sicuramente più effetto di una cartolina da Ostia, ma in fin dei conti non c’era bisogno di spostarsi in Sudamerica per elaborare la linea politica più collaudata e perdente degli ultimi vent’anni: l’antiberlusconismo militante. Certo, una lettera dal Guatemala – pur spedita attraverso le colonne militanti di “Micromega” – è sempre una lettera dal Guatemala, magari Bersani l’ha anche aperta, dopo aver visto il mittente, il procuratore Antonino Ingroia, che in poche righe si augura una vittoria del centrosinistra “contro il disastroso ritorno di Berlusconi”. La butta lì, come se niente fosse. E invece quell’endorsment del leader del “partito dei giudici” mette il centrosinistra di fronte a un insidiosissimo bivio, perché nasconde in sé il microchip del caos istituzionale e il germe contagioso della sconfitta: l’ossessione berlusconiana. Bersani deve decidere in fretta se piegarsi alla dittatura politica della magistratura, dopo essersi sottratto a fatica a quella della Cgil, e se impostare una campagna con toni liberatori da 25 aprile sul possibile nemico alle porte, il Cavaliere. Ingroia, per la serie “adotta un magistrato a distanza”, è stato arruolato dal movimento giustizialista Arancione, che si propone di raccogliere voti a colpi di sentenze e risse col Colle: quella fazione, però, non si accontenta di portate il Verbo, ma aspira anche a declinarlo in un governo di centrosinista. Ecco perché la risposta di Bersani a Ingroia ci dirà molto sull’esito delle prossime elezioni. Che per fortuna si fanno in Italia, non in Guatemala.