Berlusconi dà l’ultimatum al professore

«Noi attendiamo la decisione di Mario Monti. Io per ora resto in campo». L’offerta su un piatto d’argento della leadership di un vasto rassemblement di moderati lascia il premier ancora sulle sue. «Noi stiamo attendendo le sue decisioni».
È un Silvio Berlusconi a tutto tondo quello che ieri dal Telegiornale di “Studio Aperto” ha ribadito alcuni punti chiave del dibattito politico di questi giorni, dal “dopo-Vespa” a Bruxelles. «Ai colleghi del Ppe ho ribadito di aver chiesto al professor Monti di essere riferimento dei moderati con al centro il Pdl», ha ribadito in riferimento al vertice del Partito popolare europeo svoltosi giovedì.

L’offerta
«Spero che Monti sciolga la riserva e accetti la mia offerta», precisa il Cavaliere. «Con lui potremmo davvero mettere insieme tutti i moderati che, come sappiamo, sono da sempre la maggioranza del Paese e potremmo vincere le prossime elezioni battendo la sinistra di Vendola e di Bersani».
All’indomani del meeting del Ppe di Bruxelles, al quale entrambi erano presenti, Silvio Berlusconi e Mario Monti sono tornati a parlare di Italia, Europa e degli eventuali scenari che prefigurerebbero un’eventuale loro candidatura politica.

Risposte evasive
Dal Professore, impegnato ancora ieri nella capitale belga, è arrivata però anche l’ennesima risposta interlocutoria. Glissa sul suo futuro politico, anche se a questo punto, la “palla” sta a lui e non potrà sottrarsi a lungo da una decisione ultima. «Le persone esprimono auspici», ha precsato Monti . «Non mi sembra né possibile né opportuno per me entrare in questo momento su questo tema che riguarda gli elettori italiani e l’offerta che ci sarà o non ci sarà di partiti o personalità in occasione delle prossime elezioni», ha risposto Monti a chi, in conferenza stampa al termine del summit Ue di Bruxelles, gli chiedeva ancora ieri un commento sul sostanziale endorsement al suo operato arrivato dai leader europei.
«Le pressioni del Ppe e di Angela Merkel per una sua permanenza in politica», ha spiegato ancora Monti, non devono comunque stupire perché sono la normale conseguenza della globalizzazione. Occorre “sdrammatizzare l’interesse dall’estero alle vicende politiche italiane”», ha osservato. Del resto, considera, «anche noi, come tutti nel mondo, diciamo la nostra su chi sarà il prossimo Presidente Usa», in quanto anche da questo puno di vista «l’interesse si è globalizzato».

“Prognosi riservata”
Se Mario Monti non dovesse accettare l’offerta del Pdl, toccherebbe a Silvio Berlusconi correre per Palazzo Chigi. Per Monti comunque una cosa è certa: «Qualsiasi cosa io faccia in futuro» sarà nel segno dell’Europa, e del ruolo che l’Italia ha in Europa. «Nella misura in cui parlerò e scriverò – ha aggiunto Monti – sarà difficile che io eluda i temi europei, che mi interessano molto e sui quali mi sono intrattenuto per tutta la mia vita professionale». Non si sbilancia, non scopre le carte. La prognosi rimane “riservata” e passa ad altri argomenti quando sul sito dei francescani cerca di innalzarsi su alte vette spirituali scomodando addirittura San Francesco…«che è anche per il nostro tempo un messaggio di speranza e un monito: non servirsi degli altri, ma servire gli altri, non anteporre l’interesse di parte al bene comune, pensare e agire non per il proprio vantaggio ma per il futuro della comunità». Il riferimento al poverello d’Assisi potrebbe apparire quasi una provocazione in questo momento.
Berlusconi, poi, è tornato a smentire anche ieri quello che era stato definito un clima di ostilità nei suoi confronti in sede europea. «Sono stato coccolato: è la pura verità. Siamo tutti amici, sono legato da amicizie con ognuno di loro. Non sono stato processato, non c’è niente di più falso», ha ripetuto il Cavaliere che lamenta la mala informazione sulla situazione riportata in Europa «da alcuni giornali italiani secondo i quali io, addirittura, avrei iniziato una campagna anti-europea. Ma il Pdl, da sempre, chiede semmai più Europa, più unità monetario, una sola politica della difesa. Basterebbe – ha concluso Berlusconi – solo un piccolo sforzo per rintracciare le mie dichiarazioni» sull’Europa.
A tal proposito ha portato come esempio il titolo di giovedì di “Repubblica” secondo il quale la Merkel avrebbe detto che «se c’è lui, al Ppe non vado io. E invece ieri c’era…».

Come nel 2008
Sicuro si sé ha aggiunto: «Se io sarò alla guida del mio partito – dice ancora – potremmo riprenderci tutti i voti del 2008, i voti di quegli elettori delusi che sono ancora lì e non sono andati in altri partiti. A loro ci rivolgiamo e siamo convinti che i moderati non faranno mai prevalere la sinistra».
Critiche pesanti sono andate ai rappresentanti del nuovo Centro: «Prendano delle decisioni nell’interesse del Paese», finora «hanno prevalso gli interessi dei piccoli leader e non gli interessi generali. Un grave errore. Per questi motivi – aggiunge Berlusconi- finora è fallita quella grande aggregazione di tutte le forze moderate che è sempre esistita nel nostro Paese dal 1948 ad oggi e che è l’unico modo per sopravanzare la sinistra e per vincere le elezioni».

«Mai critiche personali, ma alle politiche fiscali»
A chi chiede lumi sulla contraddizione tra l’ offerta di candidatura a Monti e il ritiro della fiducia al governo, Berlusconi spiega: niente di personale. «Da noi non sono mai arrivate critiche a Monti personalmente. Noi non abbiamo fatto delle critiche personali a Monti Anzi ricordo che Alfano nell’ultimo intervento in Aula gli ha ribadito la nostra stima. Le critiche fatte sono andate ad una politica del governo dei tecnici per esempio la politica fiscale, si vedrà che gli indicatori sono tutti peggiorati quindi le nostre critiche sono fondate», ha messo in evidenza Berlusconi. Le critiche al governo dei tecnici sono state mirate alla pesante politica fiscale imposta dall’Europa» e per la necessità di una «politica di rilancio e sviluppo».

Giustizia
Nell’intervento al telegioranale di “Studio Aperto” ha affrontato anche il tema della giustizia. «. C’è bisogno che gli italiani siano consapevoli che per cambiare la politica del nostro Paese devono concentrare i voti e non li devono frazionare», sostiene.