La “democrazia” di Grillo: «Fuori dalle palle chi critica»

In effetti meglio prima che dopo, come nei matrimoni. Questo deve aver pensato Beppe Grillo dei suoi contestatori interni (e ce ne sono): li caccio ora, così non corro il rischio che un domani mi fanno un gruppo in parlamento contro… I prodromi ci sono tutti: da tempo il comico è accusato – più dai suoi che dagli altri – di gestire il “MoVimento”, come lo chiama lui, con poca trasparenza e troppo autoritarismo, ma lui replica dicendo qualcosa come «non disturbate il manovratore». E ieri è scoppiato: «Mi sto arrabbiando seriamente.Abbiamo una battaglia, una guerra da qui alle elezioni. Finché la guerra me la fanno i nemici veri va bene, ma guerre dentro non ne voglio più. Se c’è qualcuno che reputa che io non sia democratico prende e va fuori dalle palle», ha infatti scritto intervenendo sul suo blog. Insomma, dire a qualcuno che ti accusa di scarsa democrazia «o ti sta bene così o te ne vai», è un po’ come quel permaloso che si irrita se gli dicono che è permaloso. Come nota anche Pierluigi Bersani: «Fantastico». Telegrafica la risposta del segretario del Pd a una domandasull’intervento di Grillo. Grillo, guardando alle “parlamentarie”, come le chiama lui, del Movimento 5 Stelle, sottolinea come siano state fatte «tre cose fondamentali», e in qualche modo si giustifica. «Una – spiega – è che abbiamo dato un voto libero e da questo è nato il voto alle donne. Se il voto fosse sempre stato libero, in parlamento oggi avremmo molte più donne che uomini. La seconda cosa è il permettere di conoscere i candidati, che forse andranno in parlamento, tre mesi prima in modo che tu puoi andare lì, conoscerli, votarli o non votarli. Consigliarli o maledirli. E la terza cosa è che non abbiamo speso un euro». E continua: «A chi dice che non c’è stata democrazia perché i voti sono stati pochi – aggiunge il comico genovese – io faccio una domanda: quanti voti ha preso ognuno dei mille parlamentari oggi in Parlamento? Chi ha deciso di quella gente lì? Cinque segretari di partito. Non venite a rompermi i coglioni (a me!) sulla democrazia. Mi sto arrabbiando seriamente», insiste. Sì, le liste le hanno fatte le segreterie di partito, ma quelle decisioni sono state confrotate da milionie milioni di voti a quei partiti, voti espressi da elettori che conoscevano i candidati in lista e che quindi – come dice Grillo avrebbero potuto votarlio non votarli. Se li hanno votati, vuol dire che li accettavano, ancorché non decisi dalla base. Continua Grillo: «Abbiamo una battaglia, abbiamo una guerra da qui alle elezioni. Finchè la guerra me la fanno i giornali, le televisioni, i nemici quelli veri va bene, ma guerre dentro non ne voglio più. Se c’è qualcuno che reputa che io non sia democratico, che Casaleggio si tenga i soldi, che io sia disonesto, allora prende e va fuori dalle palle. Se ne va. Se ne va dal MoVimento. E se ne andrà dal MoVimento. Noi – prosegue Grillo – dobbiamo avere una forza unita per arrivare a fare un risultato che mai potevamo aspettarci di avere. Abbiamo poco tempo e le nostre forze devono essere indirizzate sulle cose reali, sul programma, su quello che porteremo avanti, sulla campagna che ci aspetta. All’ultimo sangue. Siamo in una guerra. Siamo con l’elmetto, così come siamo partiti. Chi è dentro il MoVimento e non condivide questi significati e fa domande su domande e si pone problemi della democrazia del MoVimento va fuori! Non lo obbliga nessuno. E andranno fuori», promette. A parte lo stile concitato, èevidente che è tutto molto demagogico. La libertà e la democrazia c’erano anche prima di Grillo e del suo MoVimento, come lo chiama lui. E ci saranno anche dopo che lui sarà solo uno sgradevole ricordo.