«Via gli indagati dalle primarie o non corro io»

Quando prese le redini del partito davanti a una platea che lo ascoltava attentamente promise di cambiare le regole. Angelino Alfano fu chiaro: «Dobbiamo lavorare tutti per il partito degli onesti», perché se è vero che Silvio Berlusconi «è stato un perseguitato dalla giustizia, ma con onestà, visto che è un nuovo inizio, dobbiamo dire che non tutti lo sono». Ieri il segretario del Pdl dalle parole è passato ai fatti, sollevando la questione morale e mettendo paletti precisi. Uno spartiacque che ha sollevato un coro di applausi, ma anche la reprimenda dei detrattori delle primarie. «Una cosa dev’essere chiara – ha detto – non correrò per le primarie se tra i candidati ci saranno indagati». Intervistato dal Tg2 Alfano non ha lasciato margini di manovra al partito: contro chi è coinvolto in inchieste in corso bisognerà utilizzare la linea dura. «Con Berlusconi non c’è alcuna contrapposizione – ha poi spiegato – ha già firmato la nomina del comitato dei garanti. A loro rivolgo un appello: niente indagati. Se ci sono loro, non ci sono io – ha continuato – Si tratta di aprire una fase nuova per il nostro Paese ed io non sono disponibile a gareggiare in un contesto che non è quello giusto per aprire una fase nuova». Anche Giorgia Meloni ha concordato col segretario e su Twitter ha scritto: «Bene Alfano. Non mi candido neanche io alle primarie se ci sono indagati in lista. Domanda: il criterio varrà anche per le politiche?». Il leader del Pdl non ha fatto nomi di indagati potenzialmente in corsa per le primarie ma è facile ipotizzare che si riferisca all’imprenditore Alessandro Proto.

Il caso Proto
L’affermazione, infatti, è arrivata dopo la notizia che il finanziere candidato alle primarie sarebbe indagato per truffa e aggiotaggio. Accuse che per Proto sono «assolutamente false e infondate. Non sono mai stato sentito da nessun pm, nemmeno da quello citato dai giornali, Isidoro Palma». Delle indagini dei pm di Milano, Proto ha affermato che «la cosa che più mi ha lasciato perplesso, e mi fa pensare che in Italia c’è un qualcosa che non funziona, è il fatto che queste notizie siano uscite un’ora dopo l’ufficializzazione dell’aver raccolto le fatidiche diecimila firme per poter partecipare alle primarie del Pdl». Il finanziere si ritiene vittima di una «macchina del fango», di un «fuoco amico» partito dal Pdl dopo che ha ufficializzato la sua partecipazione alle primarie del partito.

Nessun attacco al Cavaliere
Alcuni però hanno voluto leggere nelle parole di Alfano anche un attacco a Berlusconi. Ma come ha poi precisato il segretario in tarda serata su Twitter «alle politiche il presidente Berlusconi è stato ed è un perseguitato della giustizia. Siamo stati, siamo e saremo al suo fianco. Garantismo sì, impunità – ha aggiunto – no. Non tutti sono perseguitati». A tirare in ballo l’ex premier è stato per primo il finanziere Giampiero Samorì: «È una dichiarazione che non riguarda me, è un attacco violento al presidente Berlusconi. Ho preso atto della dichiarazione di Alfano circa la sua indisponibilità a partecipare alle primarie qualora ci fossero dei partecipanti indagati. Mi dolgo del fatto che la dichiarazione è volta a escludere la candidatura di Berlusconi». Sul clima che si respira nel partito e sulle primarie ha aggiunto: «Ha ragione Berlusconi, io parteciperò solo se ci saranno e se Berlusconi rimarrà nel Pdl. Il Pdl non sta dando una prova positiva e credo che gli elettori non sono molto in sintonia». Immediata la replica di Beatrice Lorenzin: «Le dichiarazioni di Samorì fanno sorridere per la loro strumentalità, soprattutto perché l’aspirante candidato alle primarie vorrebbe confondere se stesso con Berlusconi».

Si ritira Sgarbi
Anche Vittorio Sgarbi è sceso in campo difendendo Berlusconi (difesa peraltro non richiesta) e ha ritirato la sua candidatura dalle primarie del Pdl, perché, spiega, Alfano «stabilisce condizioni che precluderebbero la competizione al fondatore del suo partito, Berlusconi, indagato e condannato. Mi ritiro, disgustato dalle parole di Alfano. Senza vergogna, esibisce una questione morale avendo come compagni di partito numerosi inquisiti, rinviati a giudizio e condannati».

L’attacco giornaliero di Bondi
Sandro Bondi sembra averci preso gusto ad attaccare quotidianamente gli ex An. «È con rammarico e sorpresa – ha detto – che constato la propensione di Alfano a sortite demagogiche se non addirittura mutuate dalla cultura della destra di La Russa come ad esempio il rifiuto di candidarsi se vi fossero altri candidati anche solo oggetto di indagine. Nei prossimi giorni gli segnalerò molti esponenti del nostro partito che, pur non essendo candidati alle fantasmagoriche primarie del Pdl, sono vittime di gravi accuse da parte della magistratura». Accuse alle quali ha risposto Ignazio La Russa in una lettera aperta: «Caro Bondi, oggettivamente credo tu stia cercando di creare un solco profondo e insuperabile con gran parte della classe dirigente del Pdl adducendo motivi e argomentazioni che credimi, personalmente, trovo strumentali e prive di fondamento. Da ultimo sostieni che il Pdl è ormai un partito “di destra” (e usi il termine quasi fosse un insulto)». E poi ancora: «A me sembra che nessun atto ufficiale o ufficioso, nessun voto, nessuna posizione del Pdl, possa avere la tua “censura” – ha concluso La Russa – Pensa invece quante volte uomini e donne di destra hanno lealmente condiviso che in Parlamento il Pdl votasse leggi e provvedimenti non proprio in linea con le tesi e l’etica di destra».

L’ok di Crosetto
Il candidato alle primarie, Guido Crosetto ha giudicato «giusto l’intervento di Alfano. Le candidature del Pdl alle primarie devono superare qualunque vaglio, non solo quello dell’inattaccabilità sotto il profilo giudiziario ma anche quello della trasparenza personale e della serietà dimostrata nella propria vita».

I tentativi di Fli
C’è poi chi, dopo le parole di Alfano, tenta di riavvicinarsi, come fa il finiano Italo Bocchino: «Ad Alfano va riconosciuto il coraggio di chi ha deciso di rompere con il berlusconismo e ci fa piacere che oggi l’abbia fatto sulla legalità, tema sul quale molti di noi ruppero col Pdl per dar vita a Fli. Un Pdl legalitario senza indagati nelle liste elettorali sarà un’altra storia nella prossima legislatura ed allora sarà davvero agevole e doveroso riunificare tutti coloro che si riconoscono nel Ppe».

Quelle che non ci credono
La corsa per le primarie è già avviata, ma al di là del dibattito di sugli indagati candidati, c’è anche chi si candida ma non ci crede come fanno la Daniela Santanché o Michaela Biancofiore. «Se la settimana prossima il Senato approverà una nuova legge elettorale – ha detto la Santanchè – senza indicazione del premier chiederò ad Alfano che senso ha fare le primarie». Sulla stessa linea anche la fedelissima di Berlusconi, la Biancofiore, anche lei candidata alle primarie del Pdl: «Berlusconi sta ragionando su un nuovo soggetto politico, su tempi e modi. Se lui me lo chiede sono pronta a rinunciare al confronto».

L’appello ad Alfano per il Sud
«Le primarie del Pdl devono rimettere al centro del dibattito politico il tema del Mezzogiorno come insostituibile risorsa nazionale». I parlamentari campani del Pdl Mario Landolfi, Paolo Russo, Edmondo Cirielli, Enzo Nespoli ritengono «del tutto condivisibile il documento sottoscritto dai governatori Caldoro, Cappellacci, Chiodi, Iorio e Scopelliti». «Siamo infatti convinti – hanno affermato – che una delle cause della fine anticipata del governo Berlusconi sia consistita proprio nella sistematica compressione delle ragioni del Sud a vantaggio di non meglio precisate questioni settentrionali».