Una legge giusta resa inaccettabile

Via libera della Camera al ddl che eguaglia i diritti dei figli naturali a quelli dei legittimi, ovvero nati all’interno del matrimonio. Il disegno di legge, passato con 366 favorevoli, 31 contrari, 58 astenuti, è stato approvato in terza lettura dall’aula di Montecitorio. Passato senza modifiche, dopo i cambiamenti apportati dal Senato, il provvedimento approvato diventa legge.
Il provvedimento per l’equiparazione tra figli naturali e legittimi contiene anche una norma che di fatto legittimerebbe, secondo chi ha votato contro, in maniera subdola l’incesto. La disposizione ha avuto di fatto il via libera ieri pomeriggio e a nulla sono valsi gli emendamenti soppressivi e modificativi che alcuni deputati del Pdl avevano presentato per cercare di porre un limite a una deriva postsessantottina. Contrari alla norma anche numerosi deputati del Pd, dell’Idv, dell’Udc e della Lega.

La modifica dell’articolo 251
L’attuale testo dell’articolo 251 del codice civile vieta che possano essere riconosciuti i figli nati da persone unite da vincolo di parentela in linea retta all’infinito (padre-figlia, madre-figlio), in linea collaterale nel secondo grado (fratello-sorella), e tra affini in linea retta (suocero-nuora).
L’eccezione a questa regola è che entrambi i genitori, o almeno uno di essi, all’epoca del concepimento, avessero ignorato il vincolo.
Con le modifiche proposte dal Senato e approvate anche dalla Camera il testo cambia completamente. La nuova disposizione prevede infatti che il figlio nato da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta, può essere riconosciuto previa autorizzazione di un giudice. Nella relazione al disegno di legge, con grande demagogia, si parla della possibilità di concedere un’identità, uno status, a questi figli che subiscono le colpe di chi li ha generati. In realtà le conseguenze per i bambini nati da un incesto sono gravissime: in sostanza padri e madri incestuosi potranno riconoscere il loro figlio. Dunque, potranno esercitare anche la patria potestà.

Il fronte del “no”
La norma appena è giunta alla Camera ha provocato polemiche e subito si è creato il fronte del “no”. Il Pdl ha dato libertà di coscienza. La posizione contraria è stata espressa da un gruppo di deputati del Pdl che, primo firmatario Alfredo Mantovano, ha presentato emendamenti modificativie soppressivi del provvedimento.
Tutti puntavano in prima battuta alla cancellazione della nuova disposizione e, in subordine, a un regime giuridico che, ha spiegato Mantovano, come in parte già previsto, colleghi la riconoscibilità, sempre previa autorizzazione del giudice e avuto riguardo all’interesse del figlio, a ben determinate ipotesi: che i genitori ignorassero il vincolo esistente fra di loro all’epoca del concepimento; che uno solo dei genitori ignorasse tale vincolo; in tal caso il riconoscimento può essere fatto solo da tale genitore; che sia stato dichiarato nullo il matrimonio da cui deriva l’affinità; che uno dei genitori sia divenuto tale a seguito di violenza sessuale; in tal caso il riconoscimento può essere fatto solo da tale genitore. «Gli emendamenti – ha detto Mantovano – precludono comunque il riconoscimento da parte del genitore penalmente condannato per incesto: già, perché quest’ultima condotta è ancora considerata un reato dal codice».

Il voto in aula
Il dibattito in aula è stato acceso. L’Udc ha chiesto di stralciare la norma sull’incesto dal pacchetto, ma la relatrice Alessandra Mussolini ha espresso parere contrario. Nel pomeriggio poi l’assemblea ha respinto a voto segreto l’emendamento soppressivo della norma sui figli nati da rapporti incestuosi e violenti. L’emendamento è stato votato a scrutinio segreto su richiesta dell’Udc. I voti a favore sono stati 184, 266 i contrari, otto gli astenuti. Governo e commissione avevano dato parere contrario.

La maggioranza trasversale
«Una strana maggioranza di sinistra-destra ha attribuito nel seno di una legge giusta, che equipara figli legittimi e figli naturali, un ignobile diritto ai genitori incestuosi – hanno affermato Renato Farina, Souad Sbai e Mario Landolfi del Pdl – Essi da oggi potranno riconoscere il figlio come loro, con il fragile velo del parere di un giudice, invece che dare al figlio la facoltà di scegliere. Il minore da soggetto di diritto viene assoggettato a un diritto altrui. E questo è un passo indietro proprio sul terreno della difesa dell’infanzia che si vorrebbe tutelare. Non dimentichiamo che importanti associazioni come Unicef Italia, Telefono Azzurro, Associazione dei giudici minorili, gruppo Abele, hanno espresso gravi perplessità al riguardo chiedendo inutilmente correzioni necessarie al bene del minore». Amara la considerazione di Mantovano: «Mi viene in mente una frase pronunciata da Jan Paul Sartre nel 1969: “Quanto alla famiglia, scomparirà soltanto quando avremo cominciato a sbarazzarci del tabù dell’incesto; la libertà deve essere pagata a questo prezzo”. La Camera paga questo prezzo, dando ragione a uno dei cattivi maestri del Novecento, e calpestando argomentazioni non confessionali o moralistiche, ma di diritto positivo e di coerenza di ordinamento. Questo Parlamento si è impegnato pochissimo per la famiglia, ma chiude con la legalizzazione di fatto dell’incesto. Col pretesto di fare l’interesse del minore, anche se contestato da tutte le associazioni che si occupano di bambini, si aprono nuove strade non condivisibili. Nell’approvazione di questa norma prevale solo il dato ideologico postsessantottino secondo il quale in materia sessuale tutto è possibile».