«Serve una rivoluzione culturale e tecnologica»

Rocco Palese, medico chirurgo, è da sempre il candidato più eletto nella regione. Alle ultime elezioni si è presentato come governatore per la coalizione di centrodestra, ma è stato battuto dall’uscente Vendola. È attivissimo capogruppo del Pdl alla regione Puglia. Sulla questione dell’Ilva – che conosce bene – non attacca o strumentalizza, ma propone soluzioni reali.

 

Insomma, capogruppo Palese, di chi è la colpa di quanto accaduto?
No, qui non bisogna ricercare le colpe, ma trovare la soluzione. In questo momento la nostra indutstria siderurgica è a un bivio. E si può imboccare la strada giusta soltanto trovando un equilibrio tra tutte le parti: azienda, magistratura, regione e governo.

Ma lo sapevate in Puglia che il problema esisteva…
Adesso tutti rivendicano di aver sollevato il problema… ma già oltre dieci anni fa il sindaco di Taranto Rossana Di Bello sollevò veramente con forza la questione dell’ambiente, riuscendo nel 2004, con la giunta Fitto, a ottenere dei fondi. Ma poi gli interventi non furono più eseguiti per la storia del dissesto finanziario…

E non si fece nulla?
No, no, la regione ad onor del vero agì: nel 2008, ad esempio, furono varate delle norme regionali relative ai parametri sulla diossina e il benzopirene, provvedimenti che furono peraltro votati all’unanimità. Io stesso ho contribuito a una normativa sulle polveri sottili che ugualmente è stata approvata all’unanimità e che si occupava proprio di danno sanitario.

Come se ne esce allora, dorror Palese?
Con una svolta tecnologica e culturale. Mi spiego. Le istituzioni debbono fare le istituzioni. Nel senso che le Asl, la regione, il governo, debbono dotarsi di un sistema che li metta in grado di monitorare costantemente la situazione, non può accadere che la magagna venga scoperta dal perito del tribunale. Uno Stato degno di questo nome deve sapere cosa sta accadendo e qual è il termometro di questo o quell’impianto produttivo e soprattutto della situazione sanitaria e ambientale di un sito. Anche la proprietà ovviamente deve essere in grado di fare questo.

E come è potuto accadere quello che è accaduto?
Perché per decenni c’è stata, anche all’Ilva, una gestione diciamo arcaica, che peraltro si compenetrava perfettamente con i soggetti con i quali interagiva, dalla Confindustria ai sindacati alle Asl. Per questo dico che adesso ci vuole un colpo di reni, una rivoluzione che ammoderni l’Ilva portandola al passo con i tempi. Per fare tutto questo occorrono risorse, enormi, organizzazione, ma soprattutto certezze: certezze delle leggi, degli interlocutori, di un soggetto che sia veramente super partes.

E così si decolla?
Così si decolla, con il cambio di mentalità. Finora l’Ilva, da più parti, è stata considerata solo con una mammella da succhiare, anziché un patriomonio da valorizzare – e quindi da ammodernare.