Senza le primarie ora il Pdl è al trivio

È stata una giornata più tafazziana del solito per il Pdl, costretto a recitare il ruolo dello spettatore invidioso per lo spettacolo di buona politica offerto dal confronto in tv dei due candidati alle primarie del centrosinistra (durato il lasso di una serata, poi subito hanno ripreso a litigare…) e in attesa messianica che dall’alto, Arcore, Milanello o zone limitrofe, arrivi un segnale sul rompete le righe, il partito o nulla. Intervistine maligne, come quella di Sandro Bondi, hanno inaugurato il day after del no (quasi) ufficiale alle primarie, scatenando una ragnatela di reazioni trasversali all’interno del partito tra cattolici, laici, ex laici ed altri ex vari di tutti i tipi, in una girandola di velenucci e rancorini che certo non aiutano l’elettorato del centrodestra a comprendere in che direzione si stia marciando. Ed è un peccato, perché anche ieri la sondaggista di fiducia di Berlusconi, Alessandra Ghisleri, ha sottolineato come nel popolo della libertà, smarritosi nella palude dei tecnici, l’aspettativa politica su una soluzione alla crisi interna sia enorme, così come la speranza d un ricompattamento del centrodestra in una posizione alternativa a quella centrista e pro-montiana di Casini. Così come sarebbe emerso, dai sondaggi, anche il ristretto margine politico per un un progetto “stand alone” del Cavaliere, antagonista al Pdl, con spezzatini vari o “esodi incentivati” degli ex An: tutte alchimie che non pagherebbe nelle urne quanto la prosecuzione su una linea di sinergia tra le varie anime del Pdl. «È evidente che c’è un’accelerazione di chi cerca di alimentare la tensione nel Pdl – spiega Massimo Corsaro, vicecapogruppo del Pdl – e qualcuno cerca alibi per favorire una scissione o un’uscita degli ex An, ma è chiaro che se Berlusconi avalla tentativi di tornare a cose vecchie noi non ci stiamo: l’obiettivo politico non può essere quello di stare sotto l’ala protettiva di Berlusconi ma di ristabilire l’unità del partito». Un partito che in tanti, purtroppo, in queste ore, sul fronte dei cosiddetti ultrà berlusconiani, stanno provando a minare nella speranza, forse, di molitplicare le proprie poltrone. In realtà, al termine di una giornata di confusione e di incontri informali tra i vertici del partito, il nodo politico non si è sciolto. Tutto rimandato alla settimana prossima. Le primarie sembrano tramontate anche se Alfano ieri non le ha del tutto escluse e la stessa Giorgia Meloni non sembra intenzionata a rinunciarci senza battersi fino in fondo per farle. Il trivio, a parte la questione degli insulti, è quello di un Pdl che ora ha davanti a sè tre strade: può scomparire, a favore di una Forza Italia 2.0 e di un nuovo partito post An alleato con il primo; seconda strada, il Pdl resta nelle mani di Alfano o di chi vince le primarie e concorre con una lista di fedelissimi Berlusconi, per allearsi, poco prima o poco dopo il voto; terza, il Pdl si ricompatta e, primarie o non primarie, prova a sfondare al centro contando sul deserto di idee moderate (a parte il montismo di bandiera) e sul gelo calato dal Pd nei confronti di Casini e Montezemolo. Quest’ultima sarebbe anche la soluzione più logica. Ma in politica, nel centrodestra, ultimamente la logica s’è un po’ persa.

 

Alfano rompe il silenzio
«Ho sentito Berlusconi e abbiamo concordato di convocare la prossima settimana l’ufficio di presidenza per assumere le decisioni riguardo alle primarie e l’assetto migliore da presentare nella prossima campagna elettorale», recita una nota del segretario Angelino Alfano. Che dunque non annuncia, per ora, la cancellazione delle primarie e allo stesso tempo lascia trapelare la volontà di procedere in sintonia con il Cavaliere. Ieri Berlusconi è andato a Milanello per caricare il suo Milan prima della trasferta a Catania, evitando dichiarazioni ai giornalisti. L’ex premier ha congelato tutti gli altri appuntamenti in agenda. Dovrebbe restare ad Arcore anche nel week end e difficilmente sarà all’assemblea dei Cristiano popolari in programma domenica a Milano.

I richiami all’unità
«Penso che non si facciano le primarie nel Pd perchè i presupposti sono cambiati. Stiamo discutendo per rinviarle e certamente non si terranno il 16 dicembre. Sono state sospese e rinviate. Ma dobbiamo ancora parlarne tra noi», ha spiegato ieri Altero Matteoli (Pdl), tra i più impegnati per evitare rotture e sanare i contrasti interni. «Se Berlusconi fonda un nuovo partito? Il Pdl rimane – assicura Matteoli – auspico che il partito rimanga unito perchè se vogliamo aggregare il centrodestra non possiamo spaccarci».

La Meloni non molla
«Si dice che vogliano annullare le primarie, ma nessun organo del Pdl si è riunito. Chi vuole annullarle ci metta la faccia, io non mi ritiro». Giorgia Meloni ha affidato a twitter la sua posizione, in mattinata, nelle stesse ore in cui le esegete del pensiero berlusconiano si affannavano a confermare che le primarie non si sarebbero fatte. Anche il deputato più vicino all’ex ministro della Gioventù, Fabio Rampelli, non sembra disposto ad ammainare così in fretta la battaglia per le primarie: «Qualche burlone nel Pdl pensa che si possano annullare le primarie con una telefonata. Attenzione a non gettare benzina sul fuoco dell’esasperazione di militanti ed elettori, già provati da anni di inedia e incertezze».