Primarie. Speriamo siano per unire

Un difetto che hanno tutti i politici è quello di alzare i toni durante le contese, per polarizzare il consenso. Spesso non ci si rende conto che – se non in prima persona, attraverso i propri fan – durante i congressi, le elezioni o altri confronti, per convincere che il proprio candidato sia meglio di un altro, si dicono cose così terribili che poi è difficile tornare indietro. In particolare perché la politica, per forza di cose, è dinamica e magari – come nel caso delle primarie – ti toccherà tra pochi mesi sostenere che bisogna votare una coalizione il cui candidato di punta è quello che tu, con qualunque mezzo, avevi cercato di delegittimare. Anche in questo caso l’esperienza e la competenza aiutano. Gli slogan dei rottamatori – che siano renziani o su altri versanti – potranno avere un appeal sulla scia dell’antipolitica o aggregare gli insoddisfatti (che – esperienza politica insegna – sono sempre un gran numero) ma sono rischiosi quando uno li passa al setaccio. Non tutti i giovani sono un’innovazione, non tutti quelli che sembrano vecchi lo sono e non tutte le seconde file che vogliono diventare prime file sono state penalizzate (anzi, magari la seconda fila gliel’hanno regalata). Vale la pena ricordare ai Savonarola e alle Giovanne d’Arco in pectore, che le primarie non sono una crociata di nessuno contro nessuno. Si tratta di identificare un possibile candidato alla Presidenza del Consiglio (anche se bisogna ammettere che, dopo che l’hanno fatto Prodi e Monti, potrei candidare anche il mio commercialista…). Non si sta scegliendo il capo della Rivoluzione che – purtroppo – non si verificherà nemmeno questa volta. Ma nemmeno il capo della squadra di calcio della parrocchia. Sarebbe bello sentire discorsi sensati. Almeno questa volta.