Primarie per un premier, non per spot

Il timore è quello che qualche settimana fa aveva espresso prima Fabrizio Cicchitto, poi Maurizio Gasparri e che da qualche giorno anche il segretario Angelino Alfano, pur manifestando rispetto per tutti gli avversari, continua a ribadire: «Deve essere una gara sulle idee e non una fiera delle vanità». È chiaro che dopo la presentazione delle tante candidature qualche timore che la gara delle Primarie nel centrodestra possa trasformarsi in uno show personale di qualcuno per garantirsi un futuro politico, esiste. Dopo il ritiro della candidatura di Alessandra Mussolini, i concorrenti in campo restano dieci: Angelino Alfano, Vittorio Sgarbi, Giorgia Meloni, Daniela Santanchè, Michaela Biancofiore, Giancarlo Galan, Guido Crosetto, Gianpiero Samorì, Alessandro Cattaneo, Alfonso Marra. Ma i conti si faranno solo domenica, quando si capirà chi si sta realmente impegnando nella raccolta delle diecimila firme necessarie e chi invece s’è soltanto voluto fare una “passerella” di una settimana sui media, per poi uscire di scena al momento della verità.

Il ruolo “utile” delle Primarie
Tra le ovvie perplessità sui modi e sui candidati, c’è anche da registrare la soddisfazione che nei vertici del Pdl, riuniti ieri per una seduta fiume su regole e modi della consultazione, emerge per lo scatto in avanti che le Primarie hanno comunque consentito di fare a un partito che sembrava immobile. È il caso di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, secondo cui «le primarie del Pdl stanno rimettendo in moto il partito e il centrodestra con un grande fermento di iniziative attraverso la discesa in campo di numerosi candidati e il decollo di un dibattito politico reale e anche vivace». «Tutto ciò avviene nel quadro del progetto di costruire un nuovo modello di partito caratterizzato da una dialettica di tipo nuovo fondata sull’intervento degli iscritti e dei simpatizzanti. D’altra parte è inevitabile che, come spesso avviene, quando si mettono in moto processi di questo tipo emergono sia elementi positivi sia fenomeni discutibili», spiega ancora Cicchitto.

No allo show da X Factor
Il rischio che le Primarie del Pdl si trasformino in uno show in stile X Factor, piuttosto che in un serio confronto tra candidati con un proprio programma, è avvertito da molti. Sul numero dei concorrenti (ma non solo) ieri Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri hanno sollevato un serie di dubbi. «Esprimiamo rispetto per tutti i possibili candidati alle primarie del Pdl, ma il loro numero, circa 20, crediamo renda opportuno un piccolo esame di coscienza per molti di loro», scrivono il coordinatore e il capogruppo del Pdl al Senato. «Davvero ciascuno dei possibili candidati (che diventeranno tali solo dopo la non difficile raccolta di almeno 10.000 firme) si sente in grado di rappresentare il Pdl e poi cercare di battere il candidato della sinistra per svolgere il ruolo di presidente del Consiglio che è stato di Silvio Berlusconi ed a cui rinnoviamo la nostra vicinanza?». Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri lanciano questo interrogativo: «Senza offesa per nessuno, crediamo che questa domanda spieghi perchè abbiamo scelto di sostenere Angelino Alfano, insieme a 98 tra parlamentari e consiglieri regionali ed a tantissimi militanti intervenuti sabato a Milano alla manifestazione “Sempre con gli italiani mai con la sinistra”. L’obiettivo, in sintesi, è quello di costruire per il centrodestra con Alfano una forza politica che ci veda protagonisti, con i nostri valori e i nostri programmi, nella competizione con la sinistra. Senza disperdere forze ed energie in una conta interna per la quale esistono le occasioni congressuali e non certo le primarie per la premiership», concludono i due. La Russa, inoltre, dichiara di non condividere la scelta di Giorgia Meloni di candidarsi. «Ma la rispetto. Al suo posto non l’avrei fatto», aggiunge il coordinatore del Pdl, che spiega: «Non vedo una rottura dell’ex area An come dicono. Una rottura ci sarebbe se ci fossero idee diverse, ma non mi pare che questo sia il caso. E anche lei fa parte di questa classe dirigente». «Penso piuttosto che indebolisca le primarie – conclude La Russa -. Ma se poi, facendosi un esame di coscienza la Meloni ritiene di poter concorrere a fare il presidente del consiglio, rappresentando tutto il Pdl allora…». Facendo infine una considerazione generale, La Russa conclude: «Alcune candidature non mi sembrano per vincere, ma per frammentare».

I commenti di chi non corre
A parte i candidati, alcuni dei quali già polemizzano sulle regole e su altre cose ancora da decidere, sono in tanti nel partito a chiedere che le Primarie non si trasformino in un’operazione di facciata. È il caso dell’europarlamentare Roberta Angelilli, che dichiara di comprendere «le perplessità di chi teme l’inflazione di candidati alle primarie del Pdl». «Ciò nonostante sarebbe un vero peccato perdere l’occasione di avviare questo percorso di partecipazione e di democrazia che non può che essere salutare in un momento di così grande incertezza», dichiara la Angelilli, membro della Direzione nazionale del Pdl. «Scontato dire che avremmo dovuto anticipare i tempi – aggiunge – ma comunque c’è ancora lo spazio per una selezione della leadership condivisa anche dai nostri elettori. Solo le primarie in questo momento possono garantire una svolta forse faticosa ma necessaria per riavviare un processo virtuoso». Di “confronto tra idee e proposte” parla Osvaldo Napoli, secondo cui « i sono troppi candidati». «Molti di loro sono persone a cui serve mettersi in vetrina e non correre per la premiership. Bisognava mettere candidature molto forti. Quella della Meloni è molto positiva. Io punto su Alfano perchè rappresenta la qualità del personaggio che ha fatto l’amministratore locale. Alfano può fare il candidato premier, al di là di ciò credo che Alfano potrà guidare il partito anche in prospettiva futura», spiega Napoli.