Primarie in due tempi come negli Usa

Giornata frenetica di incontri, riunioni e contatti incrociati alla vigilia dell’Ufficio di presidenza chiamato a dare il via libera al regolamento per le primarie del 16 dicembre. A via dell’Umiltà si lavora per limare la bozza delle regole messe nero su bianco da Alfano e dai vertici pidiellini al tavolo di martedì.
Oggetto di dibattito e di serrata discussione la possibilità di introdurre il modello americano con primarie regione per regione a partire dalla data fatidica già indicata (magari inziando da Lazio e Lombardia) per celebrare le primarie su scala nazionale a gennaio. È di questo che stiamo discutendo – conferma Antonio Palmieri, responsabile Internet del Pdl e autore della proposta di raccolta delle firme on line. In questo caso si avrebbe più tempo per mobilitare la macchina organizzativa e favorire la partecipazione sul territorio. E, soprattutto, rispondere preventivamente alle Cassandre che prevedono un flop. «Ne discuteremo adesso al tavolo delle regole», Fabrizio Cicchitto conferma l’intenzione di andare verso un modello di primarie in stile americano con la benedizione del Cavaliere. I riflettori sono tutti rivolti su Berlusconi che, salvo forfait dell’ultima ora, dovrebbe presiedere l’ufficio di presidenza respingendo “di persona” le ricostruzioni giornalistiche che lo vorrebbero nel ruolo di sabotatore delle primarie e solleticato (o addirittura in procinto) di battezzare una sua lista per le politiche. Non a caso ieri pomeriggio il Cavaliere ha avuto un lungo incontro a Palazzo Grazioli oltre che con il segretario con Gianni Letta e Denis Verdini. Alfano, grazie alla mediazione di Letta, avrebbe illustrato a Berlusconi la bozza di regolamento e la proposta di adottare il modello a stelle e striscie per le elezioni primarie. Sul tavolo del vertice a palazzo Grazioli anche la riforma elettorale, considerata dall’ex premier un fattore
determinante per un’eventuale sua lista personale  Si fa vedere anche Mariastella Gelmini, che non è tenera con la gestione del segretario e dalle colonne di Sette non intende sminuire la gravità dello stato di salute del Pdl, «noi non siamo come quelli dell’Udc, moderati ma con un pensiero debole, fatto di compromessi», dice per proporre una schema con Alfano e Montezemolo premier. In tema di rinnovamento e di resettaggio, sempre più numerosi gli appelli a ricominciare da zero con un cambio ai vertici e il coinvolgimento dal basso.
Gianni Alemanno chiede che le primarie vengano estese a tutti i livelli e siano anche un’occasione di restyling vero. «Devono servire anche alla scelta dei candidati presidenti delle Regioni e a individuare il nuovo simbolo e nome in cui il Pdl si deve trasformare. E devono servire a fare in modo che ci siano una serie di spunti di carattere programmatico». Non una competizione tra nomi ma un confronto di progetti, se ci fosse il tempo si dovrebbero celebrare delle primarie delle idee, insomma. Un’idea accarezzata qualche settimana fa, quando la situazione non era precipitata con il caso Lazio, dallo stesso Alfano era intenzionato a dare vita a una grande convention di rifondazione.
Tra i possibili candidati è ancora tutto incerto. Roberto Formigoni ha annunciato che oggi «scioglierà la riserva» ma ha anche detto di essere pronto ad appoggiare la candidatura di Alfano se «espliciterà il suo impegno su alcuni punti». L’ex governatore chiede al segretario di «essere garante di un Pdl che si democratizzi veramente, di fare della questione settentrionale la questione centrale, di mettere al centro dell’azione il tema dei principi e dei valori». Lo scalpitante Giulio Tremonti è possibilista ma aspetta di «capisce ancora se ci saranno le primarie del Pdl». Se le condizioni fossero quelle di aderire alla Carta dei valori dei Popolari europei e di collocarsi dentro quel campo – dice l’ex ministro dell’Economia – si potrebbe pensare a una partecipazione a quelle primarie che diventerebbero l’occasione di un grande dibattito politico».