Primarie, il buonismo era solo per la tv: già litigano…

Dopo il fair play, le strette di mano e i sorrisi, la lotta per le primarie nel Pd è tornata ad essere dura. Il giorno dopo il faccia a faccia televisivo, tra Pieluigi Bersani e Matteo Renzi, nel partito è scoppiata la rissa. Eppure il dibattito tra i due big su alleanze e costi della politica è stato civile e corretto e senza colpi bassi tant’è che milioni di telespettatori sono rimasti incollati per oltre due ore alla tv. A seguire su Raiuno in prima serata il dibattito clou per le primarie del centrosinistra in vista del ballottaggio di domenica c’erano 6 milioni 584mila spettatori con uno share 22.85 per cento. Dati che dimostrano chiaramente che il modello delle primarie piace e che quando si parla di temi politici e il confronto è serio il telespettatore non cambia canale e ascolta interessato. Un clima sereno che però è durato lo spazio del confronto. Archiviato il buonismo della sera precedente, ieri sono volati gli stracci e il ballottaggio tra Bersani e Renzi è finito sul tavolo degli “arbitri”. Sotto i riflettori sono finite le pagine dei giornali che, secondo gli oppositori di Renzi, sarebbero state comprate dal sindaco di Firenze e il “mail bombing” organizzato per sostenerlo. È scoppiata la guerra sulle regole per le nuove iscrizioni per votare al ballottaggio, riaperte tra giovedì e venerdì. A dare il “la” è stato il garante Luigi Berlinguer che in mattinata ha convocato la stampa: «C’è chi sta provando ad inquinare l’informazione», ha detto intervenendo contro le pubblicità che invitavano a votare al ballottaggio anche con una mail. «Questo – ha sostenuto – non è quello che abbiamo deciso insieme». Il presidente dei garanti ha spiegato poi che «ai comitati stanno arrivando una serie di richieste di registrazioni, non singole ma seriali, e questo inganna gli elettori e turba il sereno svolgimento del ballottaggio». Poi, ha ricordato: «Al secondo turno abbiamo previsto qualche deroga per chi non ha potuto votare al primo turno per ragioni indipendenti alla sua volontà. Sono casi eccezionali e individuali e le richieste di votare vanno motivate». Berlinguer ha poi denunciato anche una mail: «Sono stato colpito da un messaggio intercettato casualmente da “Trevi Adesso” che invitava a portare tanta gente a votare e a “scatenare l’inferno”. Ci fa piacere che tanta gente vada a votare come è stato già per il primo turno ma noi non vogliamo l’inferno ma il paradiso…». Per recuperare 290mila voti che lo separano da Bersani, Renzi, attraverso il suo Comitato, secondo i suoi avversari, avrebbe messo in atto una vera e propria campagna di «mail bombing», cioè mail seriali e non individuali. Per esempio, anche su un sito di ricette sarebbe possibile compilare un modulo e inviare online la richiesta di votare al sito www.domenicavoto.it, lo stesso indirizzo che è apparso nelle pagine a pagamento. A fianco del modulo, che poi si può inviare a www.domenicavoto.it, sono suggeriti «i motivi familiari, di salute, di lavoro e viaggi all’estero» come causa per motivare l’impossibilità di registrarsi. Le pagine di pubblicità a pagamento, comparse ieri su tre quotidiani (Corriere della Sera, Quotidiano Nazionale e La Stampa), che «invitano alla registrazione all’albo degli elettori per il turno di ballottaggio del 2 dicembre 2012», hanno provocato anche le dure reazioni dei sostenitori di Bersani e persino un esposto contro Renzi. Nell’esposto, firmato da Paolo Fontanelli per Bersani, da Pino Bicchielli per Tabacci, da Gianluca Zuccari per Puppato e da Loredana De Petris per Vendola, si riconduce l’iniziativa «al candidato Renzi» per una serie di motivi. La prima: «La pubblicità contenuta in tale pubblicazione, apparentemente “istituzionale” non è stata deliberata nè pubblicata dal Coordinamento nazionale delle primarie». Secondo: è una pubblicità «ingannevole, in quanto suscita la convinzione che chi non si è iscritto all’Albo degli elettori entro la data del 25 novembre può farlo semplicemente richiedendo la registrazione “tout court”». Terzo: il sito al quale è possibile inviare la richiesta (www.domenicavoto.it) «è creato e gestito dalla Fondazione Big Bang fondata dallo stesso Renzi e diretta dal Comitato di Renzi». «È pertanto evidente – si legge nell’esposto – che Renzi sta tentando artatamente di modificare in maniera consistente la base elettorale dei votanti per il turno di ballottaggio». È stato poi lo stesso Renzi a replicare con un tweet al caos sollevato dall’esposto: «Il sito http://www.domenicavoto.it è perfettamente in linea con le regole delle primarie. Evitiamo il nervosismo e manteniamo il clima giusto, dai». Ha poi aggiunto Giuliano da Empoli, responsabile del programma del Comitato Renzi: «Ci siamo addormentati negli Usa con questo bel confronto in tv; ci risvegliamo in Bulgaria con questo esposto di 4 candidati, di cui tre già trapassati. Da una parte un appello per il voto; dall’altro questo esposto bulgaro». Ma le polemiche sono proseguite a oltranza per tutto il pomeriggio. «Il disprezzo di regole e il tentativo aggirarle sono scorie di un brutto ventennio – ha scritto Matteo Orfini su Twitter – Renzi ferma chi, per tuo conto, persevera nell’errore». Dura contro il sindaco di Firenze, Alessandra Moretti, portavoce del comitato Bersani: «Quanto costano le pagine comprate dai renziani per fare disinformazione? Se avesse vinto lui il primo turno avrebbe cambiato le regole?».
A metà pomeriggio Lino Paganelli, membro del Comitato Renzi è sceso in campo criticando l’esposto: «È assolutamente inconsistente. Sono sbagliati tutti i riferimenti normativi. Queste pagine non arrivano dal Comitato Renzi» ma «è qualcosa fatto dalla fondazione» Big Bang. In ogni caso «non è un appello al “voto per” ma uno strumento per aiutare le persone a sapere. La paura fa 90 e si vede da tutti i comportamenti messi in atto a partire da lunedì scorso. Vogliamo aiutare solo le persone a capire come si vota – ha sottolineato – Non sanno che a via Tomacelli ci sono cinque persone che sfornano una delibera ogni due ore. Domenica, prima di votare, arriveremo alla delibera numero 52 per sapere chi può votare». E in serata è arrivato l’appello di Bersani: «Non sfregiamo le primarie».