Obama rieletto: «E il meglio deve ancora venire»

Chissà se se ne è reso conto: in uno dei passaggi chiave del suo discorso della vittoria elettorale il presidente Barack Obama ha usato la frase «il meglio deve ancora venire» («the best is yet to come»), una frase che ricorda un altro discorso celebre della politica americana, quello in cui Ronald Reagan, eletto anche lui al secondo mandato nel 1984, disse ai suoi sostenitori riuniti «non avete ancora visto niente» (che in inglese è «you ain’t seen nothing yet»). In Italia si è saputo alle 5,16 del mattino che Barack Obama è stato rieletto. Ossia quando, con la vittoria in Ohio, ha conquistato 275 grandi elettori, superando la sogliadella vittoria. Il primo boato c’è stato a Chicago, la “sua” città, dove la gente ha festeggiato tutta la notte. Subito dopo l’Empire State Building di New York si è illuminato di blu, il colore dei democratici americani. Le luci dell’antenna su cui si arrampicò King Kong nell’omonimo film del 1933 si sono accese grazie a un accordo tra la Cnn e il grattacielo più simbolico di New York. Contemporaneamente è iniziata la festa al quartier generale dei democratici sulla 41esima Strada, a due passi da Times Square. Quando sui maxi schermi sono comparse le ultime proiezioni che affermavano la rielezione di Obama, è scoppiato il finimondo. Tutti urlavano all’unisono una frase sola: «Four more years», altri quattro anni. Solo alle 7 (italiane) Mitt Romney ha chiamato il presidente americano per congratularsi per la vittoria. «Questo è tempo di grandi sfide per l’America e prego che il presidente abbia successo nella guida del Paese», ha detto Romney nel suo discorso al quartier generale di Boston: «Ho appena chiamato il presidente Obama per congratularmi per la sua vittoria. Auguro al presidente, alla first lady e alle loro figlie ogni bene, questi sono tempi molto difficili per la nostra grande Nazione», ha detto ammettendo la sconfitta. Mentre a 1500 chilometri di sitanza, a Chicago, Obama si accingeva al suo primo discorso dopo la conferma: «Sto per rivolgermi alla folla qui a Chicago, ma prima volevo ringraziarvi. Volevo dirvi che non è stato un caso. Voi lo avete reso possibile», ha detto a tutti quelli che lo hanno accompagnato e sostenuto in questa lunga campagna elettorale con un messaggio sul suo sito. «Vi siete organizzati quartiere per quartiere», afferma il presidente. «Quando le cose non erano facili, avete dato nuova spinta. Dedicherò il resto della mia presidenza a rendere omaggio al vostro sostegno, e facendo ciò che posso per finire ciò che abbiamo iniziato». «Resta molto lavoro da fare, ma per il momento, Grazi», ha concluso. Poi la famiglia Obama è salita sul palco a Chicago ed è stata subito ovazione dei sostenitori. In abito blu e cravatta blu elettrico, il presidente Barack Obama è sorridente, accompagnato da Michelle e le figlie Malia e Sasha. Barack Obama vince ancora grazie alla straordinaria coalizione elettorale che lo ha sostenuto quattro anni fa, formata da donne, giovani, afroamericani e ispanici. Nonostante tutti i timori delle scorse settimane riguardo a una flessione del sostegno da parte di questa base, i risultati confermano che questi gruppi elettorali sono stati di nuovo la chiave della vittoria. Però c’è un però: Obama riconquista la Casa Bianca, ma nello scontro con Romney perde diverse posizioni nel conto dei Grandi elettori: nel 2008, quando prese il 53% del voto popolare, ne conquistò 365; ora, se anche in Florida come sembra probabile, andrà ai democratici, il presidente si fermerà a 332. Il suo sfidante del 2008, John McCain (46%), si aggiudicò solamente 173 grandi elettori: meglio di lui Romney, con 206. In particolare Romney è riuscito a strappare ai democratici due Stati che avevano votato in maggioranza per Obama nel 2008, ovvero l’Indiana e la Nord Carolina. Nel 2008 Obama fu il presidente americano eletto con il maggior numero di voti, con circa 66 milioni di consensi. Oggi, arriva solo a sfiorare i 59, secondo le ultime cifre disponibili. Confermato comunque anche il grande sostegno dato dagli elettori neri e latini al primo presidente afroamericano della storia. Tra gli elettori afroamericani naturalmente i dati in favore di Obama sono schiaccianti: il 93% ha votato per lui, mentre solo il 6% ha votato per Romney. E come successe con McCain, Romney ha ottenuto la maggioranza devi voti degli over 64, con il 51% contro il 45%. Romney ha vinto anche il voto dei protestanti, in particolare degli evangelici. Ma Obama ha vinto il voto dei cattolici, il 50% contro il 47% di Romney, nonostante le polemiche che ci sono state nei mesi scorsi con la chiesa cattolica americana per il fatto che la riforma sanitaria impone agli istituti cattolici di inserire i contraccettivi nei piani di assicurazione delle proprie dipendenti. Confermato poi il grande sostegno dei tra gli elettori ebrei per i democratici, con Obama che ha raccolto il 70% , anche se con una flessione di otto punti rispetto a quattro anni fa, forse un riflesso dell’evidente simpatia del governo israeliano per Romney accompagnate dalle tensioni personali tra Obama e il primo ministro Benjamin Netanyahu. La sconfitta di Mitt Romney apre ora all’interno un’enorme crisi di identità all’interno del partito repubblicano, che con la rielezione di Obama ha visto bocciata tutta la loro politica. «Ci sarà una sorta di vera e propria guerra interna», predice Mike Murphy un esperto stratega del partito repubblicano spiegando che ora si metterà in discussione soprattutto la linea anti-governo e anti-tasse, quella che appena due anni fa portò alla rivoluzione del Tea Party al Congresso con la conquista della Camera, che è stata sonoramente bocciata in queste elezioni. Ma i repubblicani dovranno pure chiedersi se concentrarsi su una strategia che prenda in considerazione i cambiamenti demografici all’interno del Paese, e del corpo elettorale, che sembra penalizzarli. Infine, una buona notizia anche per l’Italia: la vittoria di Obama «significa che la relazione costruita in questi tre anni e mezzo con l’Italia continua. Una relazione mai stata così forte e che ora mi aspetto che prosegua su questa strada». Così l’ambasciatore degli Usa a Roma David Thorne ha commentato la rielezione di Obama. Una vittoria che l’“Election Night” organizzata a Roma dall’ambasciata statunitense ha salutato con un lungo applauso con il diplomatico visibilmente soddisfatto. Ma le agenzie di rating, responsabili recentemente di decisioni discutibili e parziali, non rispettano neanche la festa: Moody’s avverte gli Stati Uniti che se non stabilizzeranno il debito perderanno il proprio rating. Moodys’ deciderà sul rating americano dopo le negoziazioni sul “fiscal cliff”, ovvero il nodo tasse-spesa, la prima sfida che il presidente americano si troverà ad affrontare. Tutto dipenderà dalla velocità del calo del debito: se le trattative per stabilizzarlo non andassero a buon fine il rating degli Stati Uniti potrebbe essere ridotto a AA1.