«Notizie false sull’Italia»: le agenzie di rating a giudizio

Non è una notizia come le altre, visto l’inferno in cui siamo ritrovati a causa delle “bombe”che le agenzie di rating lanciavano sull’Italia. Un inferno fatto di depressione economica, accuse al governo, diffidenza, polemiche politiche, richieste di dimissioni, “golpe” istituzionale. Scene ripetute anche nella stagione del governo tecnico. La Procura di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio dei vertici di Standard & Poor’s e di Ficht per manipolazione del mercato continuata e pluriaggravata. In breve, l’agenzia di rating «attraverso artifici – sottolinea la Procura – hanno fornito intenzionalmente ai mercati finanziari un’informazione tendenziosa e distorta (e come tale anche “falsata”) in merito all’affidabilità creditizia italiana e alle iniziative di risanamento e rilancio economico adottate dal governo italiano». Tutto ciò sarebbe avvenuto in modo da «disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne così il loro valore». Il primo istinto sarebbe quello di gridare al complotto. Ma la situazione è ancora più grave perché – come afferma Andrea Augello, “padre” di una mozione al Senato proprio per dare regole alle agenzie di rating – «è il sistema che viene messo in discussione. Non da oggi risulta evidente che esiste una sproporzione tra l’affidabilità delle stesse agenzie e la delicatezza del loro ruolo, per le conseguenze che le decisioni hanno sui mercati. È necessaria una riforma dei sistemi di controllo». Perché quello che è accaduto non accada più. E qualcuno – che accoglieva i declassamenti con soddisfazione per sgretolare il muro avversario – reciti il mea culpa.