Monti fa il “cinese” per cantare le lodi al suo governo (ma lo spot non gli riesce)

La grande rivoluzione del governo tecnico ha funzionato, l’Italia è diventata attraente come una bella donna e gli investitori stranieri non resistono al suo fascino. Parola di Mario Monti. Che, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il presidente Jia Quinglin, ha sventolato in segno di vittoria i 6 accordi bilaterali sottoscritti con la Cina, per un valore complessivo di 1,27 miliardi di dollari. «Le semplificazioni e le liberalizzazioni introdotte nei mesi scorsi hanno reso il nostro Paese più aperto». Finisce così il nuovo stacchetto pubblicitario del tecnopremier, che approfitta di qualsiasi incontro per costruirsi uno spot su misura. Ma anche stavolta il trucco c’è. Non è la prima volta che viene stipulata l’intesa economica con Pechino. Nell’ottobre 2010 il premier cinese Wen Jiabao incontrò Berlusconi a Roma e fu sottoscritto un accordo di circa 2,25 miliardi di euro, dieci accordi commerciali e sette accordi istituzionali nei campi più svariati. Un successo del governo di centrodestra al quale i grandi giornali (gli stessi che adesso omaggiano Monti) misero il silenziatore. L’anno dopo, nel giugno 2011, in una cerimonia a Villa Pamphili, lo stesso Berlusconi e il vicepresidente della Repubblica popolare cinese Xi Jinping siglarono sedici accordi, di cui quattordici commerciali e due istituzionali, per un valore complessivo di 3,2 miliardi di dollari. Anche in quel caso furono spenti i riflettori con commenti ironici, del tipo «la Cina comunista salva l’Italia». Ora le intese sono minori ma tutti esultano e gridano al nuovo miracolo del “divino” Monti. In attesa del prossimo stacchetto pubblicitario.