Miracolo: i ministri hanno scoperto che il dissenso è il sale della democrazia

Qualcuno deve aver spiegato ai ministri tecnici, magari a bassa voce o sussurrandoglielo a un orecchio, che quando si fa politica è una cosa normalissima avere chi ti appoggia e chi ti critica. Un concetto semplice, molto semplice, quasi elementare, ma che per parecchi mesi gli stessi ministri – per anni seduti in cattedra a dare lezioni – non hanno né compreso né accettato. Erano abituati a dare i voti e non a riceverli, quindi anche a Palazzo Chigi hanno agito con supponenza, alla “lei non sa chi sono io”. Da qualche giorno invece sembra che la situazione sia cambiata. A rompere il ghiaccio è stata la Fornero, confessando che molti italiani vorrebbero licenziarla. Non è molto amata e non ha nemmeno tentato di nasconderlo. Ora è la volta del ministro Francesco Profumo che, commentando le proteste del mondo della scuola, ha detto testualmente: «Credo che uno dei semi della democrazia sia anche il dissenso. Se fossimo un Paese in cui non c’è una dinamica di opinioni saremmo un Paese che ha un deficit di democrazia». Tutte le forme di contestazione, sono quindi bene accette «purché avvengano nel modo corretto». Un bel passo avanti rispetto ai tempi in cui i membri del governo tecnico – portati in cielo dalla stampa amica e dall’alta finanza– credevano davvero di camminare sulle acque o di moltiplicare pane e pesci. Monti resiste ancora, ma sta cedendo piano piano: ha ammesso di non avere più il consenso dell’anno scorso ed è già qualcosa. I tecnici sono quindi entrati nell’ordine di idee che in Italia si è ancora liberi di non essere d’accordo con l’azione del governo. L’unico ad arroccarsi nella santificazione montiana è Casini: per lui chi osa critare il premier va messo ai margini della politica, parlamentari o leader di partito fa lo stesso. Il peccato è di lesa maestà e va puniti. Il ministro Profumo provi a spiegargli che invece è lecito, a maggior ragione in politica. Perché è il sale della democrazia. Quella vera, non quella dell’Udc.