Meloni: «Largo a merito, pulizia e competenza»

Storica fan delle primarie (e delle preferenze), Giorgia Meloni fa il punto sullo stato di salute del Pdl senza negare il galleggiamento degli ultimi mesi e la delusione dell’elettorato. Scandisce le sue ricette, paletti compresi, per un rinnovamento che passi dalla fine delle cooptazioni e delle carriere degli amici degli amici. «Oggi abbiamo dichiarato morto il partito di plastica», ha detto a caldo all’annuncio di Angelino Alfano di celebrare le primarie. «Mi auguro che il segretario abbia la voglia, il coraggio e la grinta per dichiarare finito il collaudo e costruire un nuovo movimento». Poi ha chiesto l’azzeramento degli incarichi di partito. Insomma una rompiscatole, preziosa, però, visto che nel Pdl da ogni latitudine la considerano una risorsa importante e a ogni occasione il suo nome viene inserito nella rosa dei “possibili candidati”.

La notizia del giorno è la candidatura di Alessandro Cattaneo, il formattatore sindaco di Pavia. La lista si allunga e non finisce per indebolire Alfano?

Le primarie hanno un senso se servono a rappresentare alcune istanze sulle quali confrontarsi, anche proposte alternative. Ben venga la candidatura di chi rappresenta qualcosa e non solo se stesso. Non credo che Alfano esca indebolito da una competizione reale e appassionata che non può che rafforzare la sua leadership. Non gli piace vincere facile. E poi le primarie hanno un senso solo se producono partecipazione e mobilitazione sul territorio.

L’obiettivo è arrivare a un milione di elettori?

Certo, i tempi sono molto stretti. Molti dipenderà dal tipo di competizione per coinvolgere il maggior numero di cittadini intorno a un progetto. Le diverse candidature devono rappresentare delle proposte, non dei nomi. Per questo si era pensato anche a una sorta di “primarie delle idee” per fare una sintesi, per stabilire una  linea comune sulle criticità del nostro tempo: non possiamo continuare a parlare o a litigare sul Monti-bis, semmai dobbiamo confrontarci sull’agenda di Monti che è un’altra cosa.

Con il decreto di stabilità lo state già facendo?

Sì, e mi sembra che stia dando frutti con le prime modifiche portate in commissione su aspetti che gridano vendetta, come la difesa dei diritti acquisiti che sono dei privilegi inaccettabili.

Primarie di partito e non di coalizione, perché?

Saranno primarie aperte e su questo Angelino ha le idee molto chiare. Per coinvolgere la coalizione bisogna avere chiaro il tema delle alleanze, che al momento restano una nebulosa e non solo per il Pdl. Quello che non può accadere è una via di mezzo: deve poter partecipare chiunque sottoscriva il progetto del Pdl, ma non si può candidare chi è a capo di un’altra lista, per farlo deve prima scioglierla e sottoscrivere un patto d’onore con gli elettori. Per essere chiari: non ci si può candidare a sfidare Alfano e poi presentarsi alle politiche con un’altra lista, dopo aver drenato elettori al Pdl.

È vero, come si legge, che La Russa l’ha convinta a non candidarsi e lei avrebbe fatto un passo indietro?

Non ho fatto nessun passo in avanti e quindi nessun passo indietro. È vero che c’è un confronto tra varie sensibilità nel partito (ex An, ex forzisti e non solo) per valutare la possibilità di mettere in campo una candidatura che rappresenti  discontinuità con il governo Monti, che non si rassegni all’aggressione tecnocratica e, in chiave interna, con il partito di plastica e con il modello oligarchico e personalistico. E non credo che La Russa possa essere in disaccordo.

Veniamo alle regole. La raccolta di firme e il tetto di spese sono state al centro di un confronto acceso…

Si è optato per il criterio delle diecimila firme. Personalmente avrei preferito una cifra più alta, ma è una soluzione dignitosa.

Troppo poche?

Chi si mette in pista per la premiership non dovrebbe avere difficoltà a raccoglierne un numero più alto. Ma i tempi sono contratti e va bene così. Invece sulle spese dei candidati non si deve transigere. Dobbiamo essere rigidissimi, in nessun modo si può tollerare che un candidato spenda centinaia di migliaia di euro, si deve giocare sul piano del merito e non del portafoglio. Su questo credo che potremmo prendere ad esempio le regole che si è dato il Pd. Al tavolo delle regole ho fatto alcune proposte sull’elettorato attivo: aprire il voto ai sedicenni e consentire agli studenti fuori sede di partecipare. Ho trovato la disponibilità di tutti, ora bisogna superare i problemi organizzativi di praticabilità.

Sull’appuntamento del 16 dicembre, però, pesa l’incognita del possibile nuovo partito di Berlusconi. Non è così?

La continua esegesi di Berlusconi da parte dei media è francamente nauseabonda. Proponendo un quarantenne come Alfano alla guida del Pdl, Berlusconi ha anticipato di un anno la rottamazione di Renzi. Non credo voglia tornare indietro, anche perché equivarrebbe a disconoscere se stesso.

Non è vero che il Cavaliere ha le scatole piene del Pdl?

È vero che il Pdl si è svuotato, ha perso credibilità come tutti i partiti, ma Berlusconi in quanto fondatore può metterci mano.

Dovrebbe fare l’allenatore lasciando ad altri il compito di fare gol?

Condivido in pieno. È stato un segnale di generosità, ora è tempo che una nuova generazione si metta alla prova, finita la copertura di Berlusconi non abbiamo più alibi. Ma serve il coraggio della discontinuità, ripartire da zero innanzitutto con Alfano per offrire agli italiani quello che si aspettano da noi. Sarebbe un bel segnale se tutti rimettessero le cariche nelle mani del segretario. Senza epurazioni mescolando le generazioni, mescolando chi ha già avuto ruolo di responsabilità con chi non li ha avuti. Non è solo una questione anagrafica. Gli unici elementi di selezione devono essere merito, consenso, pulizia e competenza.