Matteoli: «Le primarie non sono un congresso»

In attesa della selezione naturale di domenica 25 – deadline per la presentazione della raccolte delle diecimila firme indispensabili per la partecipazione alla consultazione elettorale – si anima il dibattito e montano le polemiche sull’ingorgo delle candidature alle primarie. Solo incidenti di percorso o un fenomeno che può depotenziare l’intera iniziativa? Il senatore ed ex ministro Altero Matteoli guarda con preoccupazione all’intera vicenda e si augura che prevalga il senso di responsabilità.

Ma le elezioni per la scelta del candidato premier sono davvero uno strumento utile ad alimentare il confronto politico e a rinvigorire il rapporto con l’elettorato?

Io non amo le primarie, soprattutto perché le ritengo la dimostrazione che i partiti non hanno più l’autorevolezza, e dunque, la capacità di decidere. Detto questo, valuto positivamente il fatto che consentano un rapporto con l’elettorato e con la classe dirigente periferica. D’altra parte eravamo fermi, e con le primarie abbiamo rimesso in moto il partito.

Primarie per cui lei ribadisce il suo appoggio al segretario Alfano…

È molto semplice: avendo votato Alfano come segretario del partito, nel momento in cui lo stesso dichiara di volersi proporre come candidato alla presidenza del consiglio io opero una scelta di ordine istituzionale.

E come commenta la candidatura di Giorgia Meloni?

Come ho appena finito di dire, la mia è una scelta diversa, ma guardo alla candidatura di Giorgia Meloni con molto, molto rispetto: ha una sua esperienza, è stata vicepresidente della Camera, poi ministro, viene dall’attivismo politico, non è una candidata improvvisata, ha tutti i titoli per proporsi.

Tra gli argomenti “contro” le primarie, il problema dell’ingorgo delle candidature: lei come lo valuta?

Auspico che alcuni amici che hanno annunciato la loro candidatura riflettano, perché le primarie non servono per avere un giorno, una settimana o un mese di visibilità mediatica. Né possono essere ridicolizzate presentando agli elettori un numero spropositato di candidati. E poi, molto semplicemente, mi chiedo: ma questi signori e queste signore che si propongono, lo sanno che si candidano a diventare presidente del consiglio? Ho letto di un candidato, Samorì, che dice di essere sicuro di vincere le primarie, che dopo vincerà anche le elezioni, salvo dimettersi entro sessanta giorni se non riuscirà a governare per tornare al voto. Uno così va semplicemente accompagnato alla porta…

Si discute molto sul ruolo delle primarie: utile occasione di confronto sui programmi, o inutile passerella? Ma a riguardo c’è stato anche chi ha obiettato che le primarie non sono nemmeno un congresso. Lei come commenta questa discussione?

Le primarie non sono un congresso e hanno un solo scopo: individuare il candidato del Pdl alla presidenza del consiglio, punto e basta.

Ma il congresso si farà? Quando?

Certo che si farà, ma dopo le elezioni.

A proposito di tempistica e di problemi organizzativi, in queste settimane si è parlato prima di “primarie all’americana”; poi di “due date secche”, il 16 dicembre e il 13 gennaio. Di certo, però, non c’è ancora nulla. Ci sono i tempi?

Bisogna decidere su questo. Noi avevamo approvato un programma che è venuto meno perché pare che le elezioni politiche si anticiperanno, e quindi bisogna riconvocare il comitato di presidenza per approvare il nuovo calendario. Non ho perplessità sulle regole che ci siamo dati: ho perplessità sull’istituto delle primarie e sul perché si fanno; per il resto, un regolamento vale l’altro.