L’incubo di Tonino: l’inferno del Misto

Toccare la soglia dei venti deputati vuol dire molte cose, per Tonino. Se il sottile fascino politico ed economico del “gruppo” autonomo fa sentire la sua forza anche su un battitore libero come Antonio Di Pietro, i motivi sono tanti, tutti validi, molti un po’ segreti. La disperata ricerca della soglia minima per creare una propria componente parlamentare, dopo il duplice addio dei suoi fedelissimi, rappresenta per l’ex pm molto di più di una bandierina da sistemare tra i banchi. Per tutti i partiti minori, Idv compreso, costituire un “gruppo” significa più minutaggio in aula, presenza nella conferenza dei capigruppo, un membro in ogni Commissione, la possibilità di chiederne la vicepresidenza, di piazzare un segretario, significa fare interventi sul regolamento, partecipare alla stesura dell’agenda,  chiedere locali per un convegno, aprire discussioni in aula su temi specifici, usufruire di un proprio ufficio legislativo, avere a disposizione in media un dipendente per deputato. Ma significa anche avere la possibilità di interloquire direttamente col presidente della Camera e di salire al Colle per le consultazioni, che in fase pre-elettorale non è poco, dal punto di vista della comunicazione. L’art. 15 del Regolamento della Camera comma 3 prevede  che il presidente della Camera assicuri ai gruppi parlamentari, per l’esplicazione delle proprie funzioni, “la disponibilità di locali ed attrezzature ed assegna contributi a carico del bilancio della Camera, tenendo presenti le esigenze di base comuni ad ogni gruppo e la consistenza numerica dei gruppi stessi”. Perdere quello autonomo e dover passare al Misto, dunque, significa dividere tutto per la quantità di sottogruppi presenti, senza mai avere la possibilità di parlare e operare, ovviamente, a nome proprio, ma neanche degli altri.
Da un’ottica finanziaria, invece, la perdita del gruppo autonomo costerebbe a Di Pietro una bella sommetta, come si evince dal bilancio 2011 pubblicato sul suo sito: un milione e 677mila euro l’anno, con oltre 500mila euro di spese per i 19 dipendenti a disposizione (tra assistenti e addetti stampa), una consulenza pagata 113mila euro l’anno al capo dell’ufficio legislativo che era andato in pensione di vecchiaia (ma considerata “una figura intangibile”, dall’Idv), più altre consulenze varie. Non poco, per chi fa politica a braccetto con i grillini, spesso criticando la casta degli altri, però. Nel bilancio sono poi rendicontate, con grande trasparenza, va detto, tutte le spese sostenute nel corso dell’attività parlamentare dai suoi deputati, dalle cialde per il caffè e l’acqua per metter su la moka (1.854 euro l’anno), alle minuzie, come l’acquisto del caricabatterie dell’I-phone del presidente del gruppo (48 euro), fino alle spese per Internet, i giornali, i taxi, le telefonate degli addetti stampa,  i trolley dei deputati, i viaggi, i convegni: ma anche le spese di trasporto dei parlamentari per partecipare a trasmissioni tv (perfino una del neocapogruppo Borghesi, a Frosinone, sul tema “Noé, l’arca perduta”)  e quelle per un precipitoso ritorno da New York a Roma dell’onorevole Evangelisti, accorso per il voto di fiducia al governo Monti grazie a un biglietto aereo da 818 euro. Niente di irregolare, scandaloso o da immolare sull’altare dell’antipolitica, sia chiaro: si tratta di spese per lo svolgimento dell’attività politica, molto lontane dagli sperperi venuti fuori nelle Regioni per mano dei vari tesorieri, come i Fiorito e lo stesso Maruccio dell’Idv. Sul bilancio del gruppo della Camera, pensate, c’è indicata perfino la mancia data ai camerieri della cena di Natale con i dipendenti del gruppo: 50 euro. Quelle spese ci offrono la possibilità di ragionare su cosa significhi per l’ex magistrato poter godere di una struttura parlamentare autonoma, che gli regali quel margine di autonomia politica e finanziaria necessario a muoversi nel Palazzo.
Il declassamento dell’Idv a sottogruppo del Misto potrebbe rappresentare una mazzata pesantissima per Tonino. L’approdo al gruppo multiplo significherebbe vedersi ridotto il sostegno finanziario di almeno un terzo, restare con tre dipendenti a disposizione, perdere forse un piano intero di uffici a disposizione, accontentarsi di pochi minuti per le dichiarazioni di voto in aula, poter avere in Commissione un solo rappresentante per tutto il Misto, anche in presenza di opinioni diversissime, visto che nello stesso calderone ci sono sia esponenti di partiti che sostengono il governo sia parlamentari che praticano l’opposizione. Basti pensare che oggi, a fine legislatura, dopo spacchettamenti, scissioni ed epurazioni varie, nel giro di quattro anni sono nate nove componenti nel Misto, quasi sempre formate da non più di 4-5 deputati. Ma ci sono anche sei deputati che hanno dichiarato di non appartenere a nessuna componente e che comunque cercano spazio nel gruppo variopinto. In quell’inferno di cani sciolti, sigle, ribelli e pecorelle smarrite, rischia di perdersi anche il povero Tonino con la sua truppa di parlamentari allo sbando.