Le primarie (anche) per lo spirito del ’94

Dice di non essere d’accordo con le primarie, perché gli sembrano «una scimmiottatura del Pd». «Alle nostre ci sarebbe poco coinvolgimento», aggiunge ancora Marcello Dell’Utri, assicurando che comunque «voterò quello che sceglierà il partito».
Anche Ombretta Colli spiega di non essere un’appassionata delle primarie e aggiunge che secondo lei «chi dice che con le primarie il cittadino partecipa alla politica forse non ha chiaro cosa sono». Per l’assessore regionale della Lombardia, infatti, le primarie sono fatte da «persone che hanno un loro seguito nel partito». Tradotto, sembra che per la Colli possano risolversi solo in uno scontro correntizio. «Certo – aggiunge – sarebbe una bella cosa se si potesse avere uno scenario in cui un passante vede la raccolta di firme, si ferma e firma per uno o per un altro. Ma non è così, è tutto molto preorganizzato». «Io non ci credo, ma questo – precisa – è un fatto mio personale».
La Colli e Dell’Utri non sono i soli a dirsi scettici, se non proprio contrari, alla celebrazione delle primarie. Di recente anche Stefania Prestigiacomo ha rivelato di non sapere «se siano un fattore di rinnovamento» e ha invitato il partito a riflettere sul rischio che accentuino le divisioni. Si tratta comunque di voci minoritarie all’interno del Pdl, dove ormai le primarie non solo sono ampiamente condivise, ma sono ormai in uno stadio pienamente organizzativo: ieri si è riunito nuovamente il comitato organizzatore, per definire i prossimi passi da compiere dopo la pubblicazione del regolamento.
Ciò che stupisce di alcune prese di posizione, però, è il fatto che vengano da persone che prima di altre hanno sperimentato l’importanza di immettere nella politica le energie della società civile, l’importanza della partecipazione e del coinvolgimento. È, in fin dei conti, il vero significato dell’evocatissimo “spirito del ‘94” o, se si vuole, degli anni lì intorno, quando tanto l’esperienza dei club di Forza Italia quanto quella dei circoli di An dimostrarono in quale misura la mobilitazione popolare poteva diventare nuova linfa per la politica. Cambiano i tempi e cambiano gli strumenti, ma il principio resta valido, tanto più se i contesti non sono poi così distanti.
«Allora – racconta la stessa Colli – si veniva fuori da un periodo molto duro, quello di Tangentopoli, e la mia città era ferita, allibita. C’era un desiderio di avere degli input positivi, che potessero essere condivisi». In questo contesto emerse la figura di Berlusconi, «che invitava a rimboccarsi le maniche per cambiare. Le persone – prosegue Colli – si sentivano partecipi di un cambiamento epocale per il nostro Paese».
Secondo l’assessore della Lombardia, comunque, nulla che sia passato si può ripetere. «Certe cose – precisa – succedono quando succedono e non sono replicabili». Al massimo, ci può essere qualcosa di simile che in questo caso, per Colli, è «lo scontento». Ma come possono fare, allora, il centrodestra e il Pdl in particolare a riallacciare i rapporti con l’elettorato e a ritrovare uno slancio che sia almeno in parte simile a quello della metà degli anni Novanta? Colli, parlando dei cittadini, dice che «ognuno ha dei desideri, se ognuno si sente di partecipare dice quello che vuole e si fa avanti». Il partito, di contro, deve essere «vicino ai bisogni della gente».
Il che, però, presuppone che tra gli uni e l’altro non vi sia un rapporto sfilacciato come quello attuale, che il legame non sia da rinsaldare quasi dalle fondamenta, che si possa confidare in uno spirito del ’94 svincolato da quella carica di novità ed entusiasmo che quei tempi seppero mettere in campo. E che era basata, soprattutto, sulla capacità della politica di aprirsi totalmente ai cittadini, di renderli protagonisti e di offrire loro una grande occasione di protagonismo.
A dimostrare che alla base di quel successo ci fu questo meccanismo e non solo il carisma di un uomo vi è quello che negli stessi anni avveniva nella destra, quando il passaggio dal Msi ad An e la conseguente apertura del partito ai cittadini portò con sé un fiorire di nuovi circoli e nuove idee. A dimostrare, invece, che oggi la strada per suscitare qualcosa del genere può essere proprio quella delle primarie ci pensa il centrosinistra. Piaccia o non piaccia un partito e una formazione che erano in panne più del centrodestra hanno ritrovato nuovo slancio e hanno ricominciato a parlare con l’elettorato proprio grazie a quelle consultazioni che altro non sono che un modo per rimettere i cittadini al centro della politica.