La parabola di Obama: da Mandela a Marchionne

Valter Delle Donne
Da Nelson Mandela a Sergio Marchionne. Se la parabola di Barack Obama dipendesse dai testimonial elettorali, si potrebbe considerare al capolinea. Quattro anni fa era il leader sudafricano a spiccare tra le voci più autorevoli a sostegno del giovane senatore dell’Illinois. Obama aveva promesso ben più di qualche milione di posti di lavoro. Aveva inserito la «speranza», nel programma elettorale. Una delle virtù teologali, nessuno aveva mai osato tanto. E tutti, anche gli avversari, avevano voluto credergli. Quattro anni dopo la faccia dell’ad di Fiat-Chrysler che promette che le Jeep saranno ancora prodotte in America ha un non so che di grottesco. Ricorda la frase: «Comprereste un’auto usata da quest’uomo?». Era riferita a Richard Nixon e divenne una delle armi vincenti della campagna elettorale di Kennedy. Il fatto che, cinquant’anni dopo un “venditore” di auto diventi testimonial proprio di questo presidente, ribalta completamente la prospettiva. Obama che ha bisogno di Marchionne (uno che risulta urticante anche quando parla del tempo) è un brutto segno per tutti. Addio sogni, addio grandi ideali. Forse Obama rivincerà le elezioni, di sicuro la parola “speranza” è già stata stralciata dal programma.