Il signor Ferrari e i suoi Casini alla ricerca del centro che non c’è

Cercavano un centro di gravità permanente e sono convinti di averlo trovato. Casini si sente meno solo, Montezemolo (alla fine di un tira e molla durato troppo tempo) si sente il “nuovo” che avanza, i nostalgici democristiani sognano di rimettere piede nella patria perduta dopo essere stati invano all’inseguimento della pietra verde. E chissà, c’è sempre il jolly Monti che potrebbe sciogliere le riserve. Tutto – come al solito – in nome e per conto dei moderati, anche se nessuno sa quale faccia abbiano, questi moderati, e che cosa vogliano. Spunta, però, una situazione alquanto strana: il nuovo esercito centrista ha tanti generali ma pochissimi soldati. E questo è di per sé significativo. Ogni generale rappresenta un’anima, c’è il capitalista in Ferrari e il ministro dei poveri, il cattolico e il liberista annacquato. Un calderone zeppo di incognite, destinate ad aumentare nel momento in cui si passerà dalle convention ai contenuti, perché prima o poi di contenuti i Montezemolo e i Casini saranno costretti parlarne, a meno che non abbiano intenzione di andare alle elezioni dicendo solo che si sono gettati al vento gli ultimi vent’anni. Già, verrebbe voglia di chiedergli che cosa avrebbero fatto loro negli ultimi vent’anni. E soprattutto dov’erano. Montezemolo avrebbe insistito (e insisterà) per provvedimenti a favore delle imprese, Casini ha insistito (e insisterà) per provvedimenti a favore delle famiglie. Visto che il “tesoretto” per fare quste cose non c’è, la soluzione sarebbe un’elemosina per le imprese e per le famiglie. E ancora: Montezemolo è contro le tasse, Casini ha appoggiato in tutto e per tutto le stangate di Monti. Anche qui sarebbe impossibile trovare un punto di equilibrio che non sia una presa in giro. E di contraddizioni del genere ce ne sono tantissime. Con un soggetto centrista, dunque, non si passa da un’idea di economia all’altra, un po’ come avvenuto (in parte) col cambio da Sarkozy a Hollande in Francia. Si passa invece a un compromesso economico che farebbe fare un balzo all’indietro di quarant’anni. A conti fatti, invece di trovare un centro di gravità permanente, i Casini e i Montezemolo sono sbarcati sull’Isola dei famosi. Con un problema: alle elezioni c’è il voto, non il televoto.