Il Pdl in fermento: non si torna indietro

Il paradosso di un partito maggioritario nel Paese, «elettoralmente fortissimo», che però non riesce a trasformare questo “tesoretto” «in un autentico insediamento nel tessuto socio-culturale del Paese». È il succo dell’editoriale con cui Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera ha detto la sua sull’attuale momento che sta vivendo il Pdl. Un articolo che sabato è piombato sul partito di Alfano in pieno fermento da “primarie sì-primarie no”, in un momento di grande fibrillazione interna. L’analisi dell’editorialista, dal titolo Il complesso della Destra, prosegue rilevando che il Pdl «rischia di diventare un caso unico della storia» perché, pur essendo il partito con i maggiori seggi e che ha espresso per vent’anni governi e ministri, proprio in un momento critico per il Paese, è esposto «al rischio di collassi politici e d’immagine improvvisi, capaci di portare in pratica alla sua dissoluzione». Tra i motivi c’è anche la circostanza, rilevata da Mario Sechi, che il partito non è riuscito a gestire con un avvicendamento “soft” il dopo-Berlusconi, rendendo invece traumatico questa transizione.
L’analisi fa da cornice a un momento di passaggio importante per il partito di Alfano, piombato in piena bufera da primarie, per il momento confermate, anche se le parole di Berlusconi circa la formazione di un nuovo soggetto politico hanno fatto cadere un punto interrogativo su tutto. Lo stesso Alfano aveva detto in un primo momento che in caso di ritorno in campo dell’ex premier le primarie non avrebbero avuto più senso. Ma il tutto è rimandato all’ufficio di presidenza di giovedì. Ad oggi, l’unica cosa certa è che la procedura per le primarie continua e tutti gli aspiranti candidati hanno consegnato le 10mila firme necessarie per la loro candidatura presso la sede nazionale del Pdl.
«Le primarie del Pdl in questo momento sono attive», ha detto infatti Alfano precisando che «se Berlusconi si candiderà ci sarà l’ufficio di presidenza in cui darà comunicazione in questo senso e noi stabiliremo cosa fare». In attesa della fatidica riunione dalla quale si si attende la conferma della data del 16 dicembre per le primarie, i fatti concreti di queste ore dimostrano una grande vitalità, una grande voglia di primarie da parte del Pdl.
Primarie avanti tutta si sentiva ripetere nei sit in e nei presidi organizzati da molti esponenti del Pdl in via dell’Umiltà, davanti la sede del partito, convinti che un cambio di passo debba partire proprio da una nuova forma di partecipazione al quale non si intende rinunciare. Un presidio è stato organizzato dai giovani che fanno capo a Giorgia Meloni, candidata, capitanati da Chiara Colosimo capogruppo regionale del Pdl. Questo il sentimento generale: annullare questo strumento sarebbe da irresponsabili. Vogliamo stilare dei programmi per chiedere alla gente di darci delle ricette giuste. Al sit-in, durato per tutto il giorno, sono intervenuti, tra gli altri, i deputati del Pdl Fabio Rampelli, Marco Marsilio, tra gli altri. Confida in Alfano il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e spera che il segretario «tenga la barra dritta per il rinnovamento del Pdl e sull’utilizzo delle primarie. Che non torni indietro, perché c’è bisogno di un nuovo Pdl». Fabio Rampelli è convinto che «le primarie del Pdl saranno uno strumento fondamentale anche per scegliere il candidato migliore per concorrere alle Regionali e alle Comunali». Alle 17, 30 si è aggiunto in via dell’Umiltà un altro presidio voluto dal senatore Andrea Augello a sostegno delle primarie. «Uno strumento importante, in grado di rivitalizzare e far ripartire il centrodestra», come sostenogono i consiglieri capitolini del Pdl Federico Guidi e Marco Di Cosimo, sopraggiunti nel sit-in durato fino a sera. Intanto l’ex ministro Altero Matteoli auspica: «La soluzione migliore sarebbe che Berlusconi riprendesse in mano il partito con Alfano candidato premier».E non esclude che le primarie vengano revocate.