Il lungo silenzio degli italiani non è un applauso al governo tecnico

La presunzione di Monti è sostenere che gli italiani hanno capito l’importanza dei sacrifici e «finora non hanno reagito come in Grecia». Anche se non lo dicono (e magari nei sondaggi rispondono l’esatto contrario) nel loro intimo approverebbero quindi l’azione del governo. Il tecnopremier gioca con le parole ed è un gioco furbo. C’è una grande differenza tra il verbo “capire” e il verbo “sopportare”. Non è un dettaglio: capire può avere un risvolto positivo, significa comprendere e magari giustificare. Sopportare significa invece resistere a fatiche e dolori. Senza per questo essere d’accordo con chi gli sta imponendo le fatiche. Più che capire, perciò, gli italiani hanno dato prova di maturità anche perché avevano davvero pochi mezzi per reagire: gli è stato tolto il governo che avevano scelto, sono stati privati a lungo dello strumento del voto (e ora c’è chi vuole renderlo inutile prospettando un Monti-bis), gli è stato stravolto il principio di democrazia, hanno dovuto assistere a un “golpe istituzionale”, sono stati stangati dalla sera alla mattina, neppure il tempo di fare colazione è si sono ritrovati con il prezzo della benzina alle stelle, un mare di bollette aumentate a dismisura e la pressione fiscale aumentata di 2,2 punti percentuali nel giro di un anno. Solo un popolo maturo e cosciente sarebbe stato capace di non sfociare nelle proteste selvagge e negli estremismi greci. E quello italiano si è dimostrato un popolo maturo. Monti dovrebbe tenerne conto e ringraziare, non insistere con le frasi a effetto che sanno di presa in giro. Dire, come ha fatto a Dubai, «siamo riusciti a evitare un totale disastro» è quantomeno azzardato. Anzi, è uno schiaffo a chi s’è ritrovato in un tunnel e non ne è ancora uscito. Ecco, un po’ di pacatezza non guasterebbe nella fase finale del governo tecnico. Il “sobrio” Monti cominci a dare l’esempio. Perché tutto ha un limite. Anche le esternazioni.