Il declino di Re Giorgio. Gli italiani stufi anche di lui

La caduta degli dèi sembrava non toccarlo. E invece anche Zeus ha perso appeal: per la prima volta Napolitano è crollato nei sondaggi. L’analisi condotta dalla Spincon non lascia dubbi: per il 53,1% degli intervistati il giudizio sull’operato del Capo dello Stato è negativo. È un dato che non sorprende perché da tempo si toccava con mano un certo distacco dell’opinione pubblica nei confronti del Quirinale. Nell’immaginario collettivo il presidente della Repubblica dovrebbe essere una figura quanto più possibile super partes, capace di restare dietro le quinte, un saggio più che un decisore. Fino a qualche mese prima del ribaltone novembrino, Napolitano era visto così. Poi tutto è cambiato, il popolo del web (e non solo) lo ha indicato come il grande regista delle dimissioni di Berlusconi, l’amico della Merkel, lo sponsor di Monti. E a una fetta di elettorato non è andata giù. Subito dopo è sopraggiunto il super-attivismo del Colle, la sponsorizzazione quotidiana del governo tecnico, l’elogio altrettanto quotidiano del premier. Basta analizzare gli ultimi giorni per averne la prova: ha “consigliato” ai partiti cosa fare, ha detto che le elezioni dovranno esserci solo a scadenza di mandato (niente voto anticipato, il monito) ha indicato le sue preferenze sulla nuova legge elettorale, ha blindato Monti, ha rilanciato la famosa “agenda”, bisogna continuare sulla sua strada. Un po’ troppo per un presidente super partes. Ci sono anche coloro che non sono d’accordo, che non credono ai miracoli dei tecnici, che non gradiscono farsi dire pure come devono star seduti a tavola e quale canale seguire in tv. E forse sono più numerosi di quanto pensi il Quirinale. Come dimostrano i sondaggi. Compreso quello sul presidente della Repubblica.