Grillo scarica Di Pietro e vieta la tv

Nel pieno delle polemiche, a puntellare Antonio Di Pietro arrivano le voci dei territori. Tanto il responsabile veneto dell’Idv, Gennaro Marotta, quanto il capogruppo in Regione Emilia Romagna, Liana Barbati, ieri, hanno assicurato che la maggioranza del partito è con il leader. «Il 98-99% dei nostri amministratori è con lui», ha sostenuto Marotta, mentre Barbati ha parlato del partito come di «un gioiellino», nonostante qualche errore nell’azione e nella scelta delle persone sia stato fatto. «Del resto – ha ricordato la Barbati – anche Gesù su 12 ne ha sbagliato uno: Giuda».
A leggere le dichiarazioni di alcuni dirigenti nazionali, però, la situazione appare assai diversa e il «gioiellino» viene descritto come un partito «ormai in uno stato confusionale», per dirla con Massimo Donati, l’ex capogruppo alla Camera che è ai ferri cortissimi con Di Pietro tanto da attribuirgli in toto lo stato di sbandamento del partito. «Spero di poter rimanere nell’Idv, ma – ha chiarito Donadi a Radio Radicale – se la maggioranza di questo partito riterrà di tradire 12 anni di storia che ci hanno visto essere una delle colonne fondative del centrosinistra, di inseguire un voto di protesta di delusi e arrabbiati a braccetto con Grillo, con questa deriva non ho nulla a che spartire». Anche Pancho Pardi, in un’intervista al Corriere della Sera, si è detto «deluso, a disagio» e per questo ha annunciato che non si ricandiderà. «Sembra – ha chiarito Pardi – che non riusciamo più a coprire il ruolo di connessione critica fra Pd e movimenti e che quindi possiamo solo scegliere se essere un piccolo satellite del Partito democratico o se appiattirci su Grillo».
È confermato, dunque, che le attestazioni di stima del leader 5 Stelle e gli auspici di vederlo al Quirinale hanno tutt’altro che giovato a Di Pietro. E a placare le polemiche in casa dipietrista non è bastata, ieri, nemmeno la precisazione di Grillo. «Antonio Di Pietro ha la mia amicizia, ma il Movimento 5 Stelle non si alleerà né con l’Idv né con nessun altro», ha scritto Grillo sul suo blog, chiarendo che il Movimento 5 Stelle «in sostanza vuole la fine dei partiti basati sulla delega in bianco». «Il M5S – ha aggiunto ancora Grillo – vuole sostituire il sistema dei partiti con la democrazia diretta». Ma la democrazia, quella interna, di questi tempi è argomento spinoso per l’ex comico, che si ritrova a sua volta con la base in subbuglio. Ancora ieri fioccavano solidarietà alla consigliera comunale di Bologna Federica Salsi, che in questi giorni è stata pesantemente insultata sul web e l’altro ieri è stata lasciata sola in aula dai colleghi consiglieri comunali grillini mentre riscuoteva la solidarietà degli altri gruppi per il duro attacco che le era stato rivolto da Grillo per una partecipazione a Ballarò. «L’attacco alla Salsi è volgare e vile. Colpisce la persona nei suoi sentimenti. Aizza il linciaggio di chi lavora da anni nel M5S. Colpisce una persona per “educarne” mille», ha detto ieri Valentino Tavolazzi, consigliere comunale eletto con il M5S a Ferrara e primo attivista messo al bando da Grillo nei mesi scorsi. «Simpatia e solidarietà a Federica Salsi, vittima di una cultura politica e di un linguaggio barbaro e primitivo», è stata poi espressa anche dalle associazioni bolognesi Orlando e Centro di documentazione, che hanno fatto sapere di sostenere «con forza la sua presenza autonoma e libera sulla scena pubblica». Prese di posizione che non hanno sortito alcun effetto e che, anzi, sono arrivate nello stesso giorno in cui Grillo ha ribadito il suo diktat anti-tv e i suoi anatemi contro i giornalisti. Agli eletti del Movimento 5 Stelle «è fortemente sconsigliata (in futuro sarà vietata) la partecipazione ai talk show condotti abitualmente da giornalisti graditi o nominati dai partiti, come è il caso delle reti Rai, delle reti Mediaset e de La7», ha scritto il leader 5 Stelle sul suo blog, precisando che non sono tuttavia «vietate interviste di eletti del movimento trasmesse in televisione per spiegare le attività di cui sono direttamente responsabili». Ai giornalisti, poi, è stato dedicato un post specifico, nel quale si diceva che «chiunque sa che i giornalisti televisivi sono lì per grazia ricevuta (e stipendio ricevuto) dai loro editori. E che i loro editori sono i partiti insieme alle lobby che li sostengono. «Queste macchiette fanno comizi politici (ma il termine antipolitici è più appropriato in quanto fanno gli interessi di gruppi politici o economici) tutti i giorni, dal mattino presto a notte fonda spacciandoli per in…formazione», ha scritto Grillo, puntando anche l’indice contro alcuni volti noti: «Lerner, Fazio, Formigli, per citare solo alcuni della truppa cammellata che imperversa nel piccolo schermo, sono le nuove fate smemorine il cui compito è trasformare delle zucche vuote in statisti e attaccare con qualunque mezzo e ferocia chi mette in discussione il Sistema (del quale sono i pretoriani) e proteggere il loro portafoglio».
Quest’ennesima invettiva è valsa a Grillo l’accusa da parte del Pdci di essere un «web-dittatore», nel pieno di un «delirio di onnipotenza». In realtà, una notizia arrivata ieri potrebbe ridimensionare l’animosità del leader 5 Stelle verso tv e “mezzi busti” al rango di scelta di marketing. «Iscrivetevi al canale TV 5 Stelle per le prossime dirette e spegnete la tv!», è l’invito che si legge sulla pagina web del movimento.