Gasparri: «Troppi imbecilli alimentano il caos»

«È una cosa indecorosa. Propongo di fare le prossime riunioni con i giornalisti, facciamoli stare dentro, lasciamo che ascoltino direttamente. La scena è meglio del retroscena, anche perché c’è qualcuno così rapido a mandare messaggi che poi si sbaglia anche, che invece di raccontare la verità racconta bugie. Ho letto di una lite tra Galan e La Russa che sarebbe arrivata quasi alle mani, ma quali scontri fisici!». Maurizio Gasparri era partito con toni istituzionali per spiegare che la riunione dell’ufficio di presidenza dell’altro giorno è stata «un momento vero», di confronto aperto e costruttivo. Ma è bastato nominare i resoconti del giorno dopo perché gli si infiammasse l’animo, perché sbottasse contro «quegli imbecilli che alimentano il caos». «È meglio farle a porte aperte le riunioni, piuttosto che avere chi manda informazioni in tempo reale al proprio compagno di vita. E lo scriva come l’ho detto, così la persona interessata capisce che si parla di lei».

Va bene, ma allora diciamo direttamente chi è.

Diciamo che è più d’una: uomini, donne. So anche con quale nome hanno registrato i giornalisti sui telefonini. Quali nomi, quali soprannomi… Uno dà notizie per rapporti personali, uno sperando di avere riconoscenza, poi però le cose vengono travisate e vediamo i risultati. Viviamo nell’epoca di internet, di twitter, della trasparenza, non c’è bisogno di fare così, facciamo in modo che le cose si sappiano per come sono. Meglio la scena del retroscena, ora lo uso come slogan.

Dietro le “soffiate” non c’è alcuna strategia?

C’è anche chi alimenta il caos perché spera di avere qualche vantaggio. Ci sono persone che hanno un disegno propositivo, razionale, responsabile e altre che si muovono solo per interesse personale. Chiariamoci, tutti possono avere un’ambizione, ma perseguire questo caos è un atteggiamento irresponsabile. È come se uno, invece di contribuire a migliorarlo, si mettesse sulla soglia del proprio negozio e dicesse che i prodotti sono scadenti e che non c’è attenzione verso il cliente. È un sabotaggio intollerabile.

Allora perché non reagite?

Reagiamo raccontando la verità, e sopportando con pazienza per non fare il gioco degli imbecilli che alimentano il caos, ma il caos a queste condizioni è inevitabile ed è il nostro primo problema.

Però, a parte le indiscrezioni, ci sono anche dichiarazioni aperte come quella di Bondi che dice che sulle primarie ci sono state «forzature» e che parla di «una certa brutalità».

L’ho letto. Sandro ha dato un’interpretazione, ma ho trovato le sue parole un po’ forzate. Ognuno ha espresso liberamente il suo pensiero, c’è stato un confronto vero, ma sereno. Mentre parlavo io Berlusconi mi ha interrotto e mi ha dato ragione, è stato un dibattito.

Cosa stava dicendo?

Gli stavo chiedendo se vuole che, tra cento anni, quando si scriverà di quello che ha fatto, si ricordi che ha contribuito al rinnovamento del partito che aveva fondato o che si scriva che quel progetto evaporò e finì.

Secondo lei, perché Bondi ha dato quella interpretazione?

Perché ritiene che, avendo Berlusconi creato questo progetto e dovendogli noi molto, allora ci si debba rimettere nelle sue mani. Ma io penso che tutti noi dobbiamo contribuire e confrontarci e questo abbiamo fatto.

Alfano ha detto che quando discutete vi dicono che siete spaccati e quando non lo fate che siete un partito-caserma. Non c’è niente di vero in questa rappresentazione della stampa?

C’è molto di vero in quello che dice Alfano e nel fatto che non si deve avere paura della discussione.

È cambiato qualcosa con l’ufficio di presidenza?

Molto, è stato uno di quei momenti in cui ognuno dice le cose che pensa con franchezza. Mi auguro che non ci siano ripensamenti.

E per Alfano è cambiato qualcosa?

Non c’è dubbio che anche per lui sia stato un momento molto importante. Ha fatto un’affermazione di ruolo e di presenza molto importante. Il suo è stato un gesto chiaro, ma non di contrasto, non è stato contro qualcuno, ma pro qualcuno. Pro se stesso. Per questo lo sosterremo con convinzione alle primarie e porteremo il nostro contributo sui contenuti.

I racconti non andati esattamente in questa direzione…

Certo, perché quelli che fanno la spia sono stati talmente imbecilli e rapidi che si sono pure sbagliati. Lui ha detto davvero “barzellettati”, ma quelli hanno scritto “barzellettieri”. Questi imbecilli. Hanno fatto passare un richiamo alla nostra serietà per un’offesa a Berlusconi.

Cosa pensa delle parole di Fini sulla possibilità di scrivere «una pagina nuova per i moderati»?

Che sono d’accordo. Sono d’accordo a mettermi insieme a chi difende il diritto alla vita, la famiglia, dice no alle unioni gay, vuole la legge sul fine vita. Fini ha fatto un richiamo al Ppe, che è aperto a tutti quelli che condividono queste cose. Gli accordi non è che si fanno sulle persone, si fanno sui programmi. E lì le divisioni sono state su cose serie, e lasciamo perdere altri comportamenti.