Ecco come i ministri vogliono riciclarsi: la strategia furba dei Monti-boys

Un altro repentino cambio di strategia: non c’è tecnico che tenga, hanno assaporato il gusto del governo e ci vogliono restare, anche a costo di perderci la faccia. Il problema per i "professori" è che devono trovare il modo di giustificare questa rinnovata voglia di poltrone, dopo aver raccontato per un anno che a Palazzo Chigi erano di passaggio, perché nella vita avevano altri interessi e la carriera politica non era la loro massima ambizione. Tranquilli, a giustificare la discesa in campo di ministri tecnici e sottosegretari altrettanto tecnici ci ha pensato Monti in persona: «Mi auguro – ha detto – che le eventuali candidature siano limitate nel numero e distribuite politicamente per non consentire a nessun osservatore una chiave di lettura retrospettiva sul colore politico di questa compagine». La strategia è chiara e prende la forma di un “consiglio": alcuni esponenti si candidino nel centrosinistra, altri nel centrodestra e – se i terzopolisti non riescono a strappare alleanze – qualche uomo "in prestito" anche a loro. Così nessuno potrà sospettare che l’esecutivo tecnico super partes è stato, in realtà, di parte. Una furbata non da poco. E se poi i vari "prestiti" invocheranno (non invano) il nome di Monti premier, meglio ancora: sarà l’occasione per la discesa in campo dello stesso Professore. Che nel frattempo continua a magnificare la sua cura per l’Italia, «drastica, dolorosa ma necessaria». Una cura che «nel breve tempo causa sofferenza». Della sofferenza si sono accorti tutti, è la parola “necessaria” che molti italiani non condividono. Specie se la ricetta del governo tecnico dovesse lasciare il posto ai Monti-boys preoccupati di trovare una nuova casa. Un  po’ qua e un po’ là.