È Tafazzi il solo vero capo del centrodestra

Devo stare attento a citare i sondaggi perché qualcuno ha segnalato al Corecom Lazio che in un editoriale del 9 novembre ho osato scrivere che il Pdl si è attestato intorno al 15% senza citare la fonte. E se uno non lo fa, becca una reprimenda e forse anche una multa. Quindi mi limiterò a dire che, se qualcuno ha seguito mercoledì Porta a Porta, avrà visto delle proiezioni relative all’elettorato del centrodestra commentati da una nota sondaggista. Tralascerò i numeri e mi limiterò al mio ancor riconosciuto diritto – di giornalista ma anche di parlamentare – di enunciare le mie conclusioni. La sondaggista (che non nomino perché magari il Corecom mi accusa di pubblicità occulta), a ripetute domande di Vespa (mio compaesano aquilano, quindi posso nominarlo) ha chiarito, a mio avviso, che la maggioranza degli elettori di centrodestra preferiscono l’unità alla dissoluzione. Credo voglia dire che preferirebbero ci fosse un Polo di centrodestra vecchia maniera, che si contrappone al polo di sinistra. La sondaggista commentava – specificando che si trattava di una sua opinione – che agli elettori non piace vedere gente che litiga di continuo, mentre dà maggiore fiducia a chi proietta un’immagine di unità e concordia. Siccome questa è una cosa ovvia (potrei citare mia nonna anziché la sondaggista, Corecom permettendo) è impossibile comprendere perché, dal momento successivo al trionfo elettorale del centrodestra del 2008, alcuni personaggi abbiano scientemente e pervicacemente generato polemiche distruttive (prima contro uno, poi contro altri, poi contro quasi tutti) che hanno portato tutto ciò che non è di sinistra ad essere l’immenso deserto che oggi è. Un deserto – il Corecom mi consenta – che si estende oltre il 50% dell’elettorato.