Cursi: «Lavoriamo per l’innovazione delle imprese»

Se tutto va bene, entro fine mese il decreto crescita 2.0 del governo Monti (approvato pochi giorni fa dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti) potrà andare in aula al Senato. Lo ha assicurato il presidente della commissione Industria, Commercio e Artigianato Cesare Cursi del Pdl. Al quale abbiamo chiesto di raccontarci come procede il lavoro in commissione su questo importante provvedimento.

Senatore Cursi, come vi state muovendo sul decreto crescita?

Stiamo lavorando a pieno ritmo, confortati anche dall’estremo interesse e dalla partecipazione di tutte le categorie della società civile per i contenuti del decreto stesso.

Ecco, ci può spiegare brevemente in cosa consiste?

«Brevemente» è difficile, ma cercherò di essere sintetico. Sono tutte materie importanti. Si va dalle infrastrutture ai servizi digitali, dalla costituzione di nuove imprese innovative all’attrazione di investimenti esteri nel nostro Paese, per arrivare agli interventi di liberalizzazione ad esempio in campo assicurativo sulla rc auto, senza dimenticare strumenti fiscali di agevolazione. Ma il punto centrale mi pare che sia la costituzione dell’Agenda digitale per gestire il processo di innovazione nelle strutture pubbliche e private.

Agenda digitale? Di che si tratta?

Con l’istituzione di questo strumento aumenteranno sensibilmente i servizi digitali per i cittadini. Ad esempio, potranno avere un unico documento elettronico, che sarà valido – ed è questa la novità – anche come tessera sanitaria, e con questa tessera il cittadino potrà facilmente interagire con la pubblica amministrazione. Quindi questo vuol dire ricette mediche digitali, fascicolo universitario elettronico, ma soprattutto obbligo per la pubblica amministrazione di comunicare per posta elettronica certificata i dati in modo che siano chiari, trasparenti e visibili a tutti.

E come funzionerà questa Agenda?

Partiamo dal principio: è stata istituita L’agenzia per l’Italia Digitale, che a suo volta dovrà realizzare l’Agenda Digitale. Perché un’agenzia? Semplicemente perché c’è bisogno di un coordinamento efficace di competenze finora appartenute a enti diversi. Per questo, con la creazione dell’Agenzia, verosimilmente si semplificheranno sensibilmente le politiche e le strategie di innovazione, azzerando diversi enti finora esistenti e dando vita a un unico e – si spera – snello centro di coordinamento. Questo organismo rappresenterà una efficace gestione di tutti i processi di digitalizzazione e ammodernamento della pubblica amministrazione, che a nostro avviso è di importanza capitale.

E questo cosa comporterà in concreto per gli utenti, ossia per i cittadini?

Dice a parte la comodità e la rapidità? Direi senz’altro un risparmio di soldi per tutti e anche efficienza. Dimenticavo che il sistema sarà utilizzato anche per le notifiche e le comunicazioni giudiziarie, cosa che avvicinerà maggiormente la giustizia ai cittadini e alle imprese.

Come avete coinvolto finora le numerose categorie coinvolte nel progetto?

Come? Con le audizioni in commissione. Moltissime audizioni, tra cui con Confindustria, le assicurazioni, Ance, dei rappresentanti delle imprese e delle aziende dell’Ict, della Conferenza Stato Regioni, dell’Autorità per le garanzie delle comunicazioni e della Conferenza dei rettori delle Università italiane, insomma con moltissime associazioni rappresentative di diverse realtà. E da ognuno abbiamo avuto proposte, suggerimenti, modifiche, integrazioni per migliorare il decreto. Si pensi, per dare un’idea della vastità della cosa, che dal parlamento abbiamo avuto ben 1750 emendamenti…

E come farete?

Le discuteremo nei prossimi giorni, a cominciare già dalla prossima settimana, e prevediamo che entro fine mese il provvedimento possa essere presentato in aula. Devo dire che molti di questi emendamenti riguardano il sostegno alle piccole e medie imprese, che era già peraltro l’indirizzo del governo, la trasparenza nella pubblica amministrazione, esigenza molto sentita dai cittadini, i processi produttivi.
Tra le varie audizioni, ricordiamo quella di pochi giorni fa del Presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, che ha fatto un appello al governo «affinché renda esplicito, in fase di recepimento, che la direttiva europea sui ritardati pagamenti della pubblica amministrazione includa anche il settore dei lavori pubblici. L’esclusione delle costruzioni sarebbe inaccettabile per un settore che sta vedendo morire le sue imprese a causa delle inefficienze dello Stato». «L’Europa ci ha chiesto un recepimento totale della direttiva europea che impone il termine del pagamento della pubblica amministrazione in 30 giorni e così ci aspettiamo che sia», ha concluso Buzzetti ricordando che «su questo punto si gioca il futuro di migliaia di imprese».