Casini e Montezemolo si pestano i piedi

Nei giorni in cui il governo Monti tocca le sue vette più alte di impopolarità, con i suoi ministri inseguiti in ogni dove dalla contestazione (gli ultimi sono Cancellieri e Passera, per non parlare di Monti, assediato sabato perfino nella sua “Bocconi”), e senza dimenticare il calo netto dei sondaggi sulle politiche economiche dei tecnici, la corsa cieca dei suoi sostenitori verso una lista finalizzata al bis di questo esecutivo prosegue come se nulla fosse, a dispetto dei giudizi degli italiani che sembrano davvero stufi di lacrime e sangue. Lo spazio da occupare è il centro, se lo contendono Casini e (da sabato) Luca Cordero di Montezemolo, coinvinti che agganciarsi al carro di Monti sia utile al Paese e a se stessi. Anche a costo di pestarsi i piedi, come accade in queste ore, con i due alle prese con le strategie di adulazione del premier ma senza ancora aver deciso se provare a sostenerlo nelle urne insieme o da separati in casa. La paura di Casini è che i nuovi centristi, guidati da Montezemolo e Riccardi, gli possano rubare voti regalandogli l’ennesimo flop elettorale. Ecco perché tra i due è iniziato un duello a distanza che potrebbe culminare nella formazione di un listone unico col riferimento all’agenda Monti.
Il centro è affollato
«Mi fa piacere che ci sia affollamento in quest’area perchè abbiamo sofferto di solitudine in questi anni», ha detto ieri il leader dell’Udc, ad “Uno Mattina”, parlando del nuovo movimento guidato da Montezemolo e Riccardi. «Penso che sia una grande ricchezza il fatto che ci sia una società civile che vuole scendere in politica e se mi chiedono se con Montezemolo ci sia concorrenza o alleanza io rispondo che c’è bisogno di concorrenza, intesa in modo positivo. Perchè bisogna rafforzare questa area politica», aggiunge. «Se Montezemolo è sceso in campo vuol dire che non ha sbagliato chi, in questi anni, ha difeso questo spazio politico. Qualcuno qualche anno fa mi prendeva come matto: tutto quello che è capitato ci ha dato ragione», dice ancora Casini. Ma il punto è come collaborare senza farsi del male a vicenda. «Possiamo anche marciare divisi ma l’importante è colpire uniti», è l’idea del fido Lorenzo Cesa. «Se ci sarà una lista o due, vedremo: l’importante si rafforzi una parte politica che non vuole cantare nel coro, perchè quel che si è sentito ultimamente nel coro ci è bastato», chiosa Casini. E sulla impopolarità di Monti? Nessun problema per l’Udc. «È importante che si riparta dalla vera rivoluzione del governo Monti. Un governo che parla un linguaggio duro e impopolare di un leader che dice non solo le cose che gli italiani vogliono sentirsi dire ma la verità», sentenzia Pierferdinando.
Lo scetticismo del Pdl
«Noi vogliamo un centrodestra autonomo che rimette in primo piano la politica e considera chiusa la stagione dei tecnici», ha spiegato, ieri, in un’intervista al “Messaggero”, il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. Quella del Monti-bis è un’ipotesi che l’esponente del Pdl non intravede, «a meno che, e non mi sembra nelle cose, non si candidi». In quel caso, «lo giudicheremo sulla base delle proposte». «Noi stiamo lavorando per individuare il nostro candidato e non abbiamo incertezze o alternative», assicura Gasparri, che si dice contrario al progetto Montezemolo. «Ha messo in piedi un’iniziativa piena di contraddizioni. In quel movimento ci sono anche molti esponenti di area cattolica, ma quando si parlerà di vita e di valori non negoziabili, non vedo come riusciranno a stare insieme». Sulla prospettiva di un Monti-bis reagisce con freddezza anche il Pd. «È il leader del partito più forte a dover guidare il Paese, senza dover tirare per la giacca nessuno», dice il capogruppo dei deputati Pd Dario Franceschini, pur pronto al dialogo con la nuova area moderata. Ed anche il segretario del Pdl Angelino Alfano, che pure esprime “simpatia per chi si candida a battere questa sinistra», domenica ha fatto sapere a Montezemolo che “non si governa il Paese senza il permesso degli elettori: se Monti vuole governare annunci la propria candidatura». In attesa di sapere quale sarà la legge elettorale, il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto assicura che «Montezemolo non può che allearsi con il centrodestra». «Bisogna diffidare degli uomini della provvidenza, perchè devono chiarire da che parte stanno, uscire allo scoperto e non nascondersi dietro a Monti», è invece il duro giudizio del candidato alle primarie del centrosinistra Bruno Tabacci.
La fine del bipolarismo
Ieri il ministro-tecnico-candidato, Andrea Riccardi, dopo aver debuttato da aspirante leader nella convention di Montezemolo, ha gettato la maschera sul tentativo di creare un’area inciucista di centro che metta fine al bipolarismo, quello voluto dagli italiani con un referendum. «Io credo in un disegno al di fuori del bipolarismo verso una terza Repubblica, che è già iniziata con l’operato di questo governo e che adesso deve passare per le urne», ha spiegato Riccardi, secondo cui «né Pdl né Pd hanno scelto il loro leader. Vorrei liberarmi dal linguaggio di palazzo. Monti c’è oggi e poi vedremo. Montezemolo? Siamo grati a Italia futura e a tutto ciò che è appena nato. Non vorrei partire dal leader, ma dal programma. Un’innovazione di struttura e linguaggio è una grande novità». Sul futuro del centro italiano il ministro spiega che «sarà un centro che guarderà avanti, volto verso l’Europa, la grande discriminante che poniamo noi è che non si può lavorare con chi non riconosce l’Europa, perché lì c’è populismo».