Per Gaza una tregua targata Egitto

Sembrava che l’attentato di ieri a Tel Aviv su un autobus, che ha causato venti feriti, allontanasse la tregua, invece la tregua è stata raggiunta. Nelle ore precedenti l’annuncio Israele aveva proclamare un cessate il fuoco unilaterale. In una conferenza stampa al Cairo il segretario di Stato Usa Hillary Clinton insieme col ministro degli Esteri egiziano Kamel Amr hanno annunciato l’accordo tra Israele e i palestinesi per il cessate il fuoco a Gaza. L’annuncio è giunto dopo che in mattinata il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si era detto d’accordo col presidente egiziano Mohamed Morsi sulla necessità di un cessate il fuoco «immediato a Gaza» nel corso del suo incontro al Cairo. Ban aveva anche denunciato con forza l’attentato di Tel Aviv, che ha detto «arriva in un momento molto delicato dei negoziati». Il presidente americano Barack Obama ha ringraziato sia il premier israeliano Benjamin Netanyahu sia il presidente egiziano per l’opera svolta. Sembra che il blocco sulla Striscia non sarà allentato da Israele, almeno per ora.
Ieri mattina l’autobus della linea 142 era stato devastato da un’esplosione: il cuore di Tel Aviv dopo molti anni è stato scosso da un attentato. Dopo i razzi, gli incubi assumono una nuova forma, forse la più temuta. Sul bus giacevano otto feriti, di cui tre gravi. Ma in tutto le persone rimaste in qualche modo coinvolte sono state una ventina. L’attentato è avvenuto sull’altro lato della strada che costeggia il grande compound militare – molto sorvegliato – del ministero della difesa. Per Israele non ci sono dubbi: l’attentato è stato realizzato congiuntamente da Hamas e dalla Jihad islamica: lo ha affermato la radio militare israeliana, secondo cui esiste in merito una rivendicazione congiunta.
Anche ieri sono proseguiti iradi aerei di Israele su Gaza: in un bombardamento è morto anche un bambino di due anni. Sono 147 le vittime palestinesi dei bombardamenti israeliani su Gaza, secondo un ultimo, provvisorio, bilancio diffuso dalla Mezzaluna rossa palestinese. I feriti sono 1155, in maggioranza bambini, donne e anziani. Il sito “Ynet” riferisce che sono circa 1400 i razzi lanciati da Gaza su Israele dall’inizio dell’operazione “Pilastro di nuvola”, 780 dei quali esplosi in aree aperte e 400 intercettati dal sistema di difesa antimissili Iron Dome.
Sul fronte diplomatico si registra il fallimento del piano attribuito a Israele di non far votare la Palestina come Stato osservatore dell’Onu. Malgrado il suggerimento del segretario di Stato Usa Hillary Clinton al presidente palestinese Abu Mazen a Ramallah di posticipare il voto del 29 al Palazzo di Vetro, il capo negoziatore dell’Olp Saeeb Erekat ha detto che «porteremo lo stesso la nostra richiesta all’Onu di accredito della Palestina come Stato non membro, nonostante l’indicazione del segretario di stato Usa». E, un po’ a sorpresa, lo stesso segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon ha detto di appoggiare la richiesta che sarà presentata all’Onu dall’Anp di riconoscere «la Palestina come Stato-non membro dell’organizzazione. È arrivato il momento – ha sottolineato ad Abu Mazen – per la creazione di uno Stato palestinese sui confini del ‘67 che possa vivere in pace con Israele».
E sempre ieri si registra una presa di posizione controcorrente da parte di un editorialista del britannico “The Guardian”: in realtà, scrive il giornale, un esame della sequenza di eventi mostra che Israele ha giocato un ruolo decisivo nella escalation militare: dal suo attacco contro una fabbrica di armi a Khartoum, accusata di fornitura di armi ad Hamas, all’uccisione di 15 combattenti palestinesi alla fine di ottobre, ad altre uccisioni di giovanissimi palestinesi ai primi di novembre, e soprattutto – dice “The Guardian” – all’ assassinio del comandante di Hamas Ahmed Jabari una settimana fa. «Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu – conclude il quotidiano inglese – aveva un sacco di motivazioni per scatenare un nuovo ciclo di spargimento di sangue».
Infine, si è registrato un “blitz” dei giovani del Movimento di Francoforte davanti alla sede italiana della Ue a Roma. I ragazzi hanno aperto uno striscione che recitava: «Ue premio nobel per la pace? Allora fermi subito il massacro a Gaza». «Dopo i continui bombardamenti della Striscia di Gaza e l’attentato a Tel Aviv, chiediamo un intervento immediato dell’Europa e la cessazione della violenza», dichiarano in una nota i ragazzi del Movimento di Francoforte.