Volano gli stracci sulle primarie del Pd

Il giorno dopo il rovesciamento del tavolo delle regole sulle primarie, gli ambasciatori di Matteo Renzi e di Pier Luigi Bersani hanno provato a sondare il terreno per un possibile compromesso. Il danno d’immagine per il segretario del Pd, che domani potrebbe far varare dall’assemblea nazionale delle regole anti-Renzi su cui ieri la rete s’è infuocata, è già abbastanza grave e rischia di portare nuova acqua al mulino del sindaco di Firenze. «Con il camper a Prato. Per dire no a chi vuol fare i giochini sulle regole. Per dire sì alla bella politica» ha twittato ieri Renzi. «Ma perchè si agita tanto? Vuole i pullman di Verdini e Dell’Utri alle primarie?», è stata la risposta acida di Bersani.

Le trattative segrete
Lo staff di Renzi ha sondato il terreno con Maurizio Migliavacca e lo stesso sindaco ha telefonato ad alcuni esponenti del Pd per capire se e quali siano i margini di trattativa rispetto al regolamento delle primarie filtrato nella giornata di ieri. Dal gruppo dirigente, spiegano i renziani, è emersa una «fortissima determinazione» a non modificare l’impianto di regole, frutto di una laboriosa mediazione tra le varie componenti del Pd. Sull’albo degli elettori, in particolare, non si transige. Trattabile, forse, la questione di riaprire la platea dei votanti per il ballottaggio. Ma anche su questo punto ci sono molte resistenze nell’apparato dirigente del Pd. In tutto questo, riferiscono di un Renzi molto nervoso e pronto anche ad atti clamorosi. Chi ci ha parlato ieri lo ha definito «tesissimo». Il sindaco sarebbe arrivato persino, raccontano, a minacciare di uscire dal Pd e correre da autonomo o portare a votare la gente ai gazebo senza il certificato e senza aver sottoscritto il Manifesto politico di sostegno al centrosinistra, che prevede la pubblicazione dei nomi dei sottoscrittori.

La contro-informazione

Insomma, la tensione è alta. E il sindaco, al di là delle minacce che vengono riferite, cerca di individuare una strategia e intanto alimenta la polemica sulla «discriminazione politica» nei suoi confronti. Proprio per questo, per togliere l’arma del “vittimismo” a Renzi, c’è l’intenzione dei sostenitori di Bersani di far partire una contro-campagna sulle nuove regole delle primarie che smonti la tesi del ‘complottò contro il sindaco di Firenze. «Non c’è nulla di draconiano in quel regolamento», dice uno dei dirigenti che lo ha messo a punto. Oggi alle 11 ci sarà la riunione del commissione Statuto del Pd per preparare l’assemblea di sabato. Ma nessun renziano fa parte dell’organismo. Ci sono Pippo Civati e Salvatore Vassallo che potrebbero sollevare questioni contro le primarie nuova maniera.

L’appello sulle regole

Le primarie sono una «grande opportunità» che «non va sprecata con regole e modalità di svolgimento che invece di favorire la partecipazione più ampia possibile si propongano di limitarla». In difesa di Renzi e della trasparenza del voto ieri si sono mossi ventinove deputati del Pd (Mario Adinolfi, Mario Barbi, Luigi Bobba, Daniele Bosone, Franca Chiaromonte, Anna Paola Concia, Roberto Della Seta, Luigi De Sena, Maria Letizia De Torre, Lucio D’Ubaldo, Francesco Ferrante, Mariapia Garavaglia, Paolo Gentiloni, Roberto Giachetti, Pietro Ichino, Alessandro Maran, Andrea Marcucci, Maria Paola Merloni, Enrico Morando, Magda Negri, Giovanni Procacci, Nino Randazzo, Ermete Realacci, Fausto Recchia, Andrea Sarubbi, Giuseppina Servodio, Giorgio Tonini e Salvatore Vassallo) per chiedere che non si cambino le regole delle primarie in corsa.
«Le primarie sono una grande e positiva opportunità per il centrosinistra e per il Pd -si legge nell’appello-. Lo sono sempre state, sin dalla nascita del partito dei democratici. Questa grande opportunità non va sprecata con regole e modalità di svolgimento che invece di favorire la partecipazione più ampia possibile si propongano di limitarla . Chiunque abbia a cuore il Pd dovrebbe avere interesse a consentire a milioni di nostri potenziali elettori di partecipare nel prossimo novembre alla scelta della leadership del centrosinistra». I firmatari si rivolgono quindi al segretario Bersani, ai candidati alle primarie e ai componenti dell’assemblea nazionale del Pd, chiedendo “a tutti di impedire assurde limitazioni burocratiche, foriere di probabili contestazioni diffuse, e di farsi garanti della massima apertura di un appuntamento che può dare una spinta decisiva per far nascere una maggioranza politica di centrosinistra alle elezioni di primavera”.

L’assenza di Renzi

«Penso che arebbe bene a esserci, perchè tutti insieme dobbiamo trovare la soluzione migliore», a provato a mediare ieri Enrico Letta, vicesegretario del Pd, a proposito delle prospettive dell’assemblea del partito che dovrà fissare le regole per le primarie di coalizione. «Spero – ha detto, interpellato dai giornalisti a margine dell’assemblea di Unindustria Pordenone – e sono convinto che prevarrà il buon senso».