Vanno avanti loro, poi gli vien da ridere

Fuga (in avanti) per la vittoria, anzi, per la sopravvivenza, poi arriva la clamorosa retromarcia: tutto in 48 ore. Il film andato in scena nel fine settimana ha fatto registrare una scarsa prevendita ai botteghini, due spettatori paganti, Casini e Fini, un venditore di fumo che si aggirava in sala nell’intervallo, Luca Cordero di Montezemolo, e un attore non protagonista che ha smentito tutto ma ha retto la scena come un divo di Hollywood. Il suo nome è Mario Monti, l’unica ancòra di salvataggio rimasta al Terzo polo. Ma il tentativo di imbarcarlo sul Titanic centrista è naufragato nel giro di due giorni.
Casini, con un partito agonizzante, e Fini, con un partito inesistente, hanno provato a cavalcare il Monti-bis prima degli altri, piegandosi a qualsiasi condizione, perfino che il nome del professore possa essere calato dall’alto dopo una fantomatica pantomima elettorale da organizzare giusto per fare contenti gli italiani. «Serve una grande lista civica nazionale, una grande lista per l’Italia che chiami a raccolta le energie sane del paese senza personalismi a sostegno di Monti», avevano detto domenica Udc e Fli, appoggiando una proposta simile di Luca Cordero di Montezemolo sul Corriere della Sera. Peccato che già domenica sera il primo altolà fosse arrivato da uno dei principali esponenti del governo tecnico, il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera: «Non credo sia giusto usare Monti come sigla elettorale di un nuovo giro – aveva detto Passera – Monti ha creato fondamenta robuste per una casa da costruire, ora deve partire la terza Repubblica». Ieri poi anche Monti ha preso le distanze. E a quel punto è arrivato il clamoroso dietro-front di Casini: «Non faremo liste per altri..». 

La finta indifferenza di Monti
«Noi lasceremo il posto ad altri…» ha ribadito ieri il premier smentendo ambizioni personali. In realtà, il copione somiglia a un B-movie degli anni Ottanta, del tipo “vai avanti tu che a me mi vien da ridere”. Il professore è tornato dagli Stati Uniti con la convinzione di avere anche il sostegno dell’alleato americano, ma soprattutto con l’idea di restare sottotraccia, mandando avanti il suo fans club, capeggiato da Fini e Casini. L’idea di Monti è restare super partes per poi valutare, al voto, i risultati del suo fans club e scaricare sui partiti un eventuale fallimento. Salvo incassare la premiership in caso contrario. L’uscita del duo Casini-Fini, in linea con Montezemolo, che solo qualche giorno fa si era smarcato dal corteggiamento di Casini, ha avuto comunque l’effetto di smuovere le acque dando al Terzo polo un’insperata visibilità e fornendo agli altri partiti la possibilità di ribadire un concetto: “Prima si vota e poi se ne parla, casomai”. Ma soprattutto, come ha fatto il Pdl, con l’invito diretto a Monti di candidarsi, per valutare il giudizio degli italiani.

La marcia indietro di Casini
«Non abbiamo bisogno di trincerarci dietro a Monti perchè siamo sempre stati abituati ad assumerci le nostre responsabilità»: Pier Ferdinando Casini a fine giornata, ieri, ha corretto la sua idea della lista civica per Monti. «Votando per noi si vota per noi – ha aggiunto -, per il nostro programma politico», un programma «con chiare opzioni programmatiche». Questo con due precisazioni: «La prima – ha sottolineato Casini – è che Monti è super partes e deve restare tale. La seconda è che questa non può essere una parentesi da archiviare velocemente per tornare a vecchie e cattive abitudini». Secondo il leader dell’Udc, «Monti sta facendo un lavoro importante per il Paese che deve continuare». «Se qualcuno è nostalgico di quello che si faceva prima  – ha concluso – è libero di votare per certe coalizioni».

Il freddo degli industriali
«Monti-bis? Per me va benissimo, ma credo che prima serva un passaggio con la legittimità del voto. Se ha la maggioranza ben venga», ha detto ieri il leader di Confindustria Giorgio Squinzi, allineandosi a chi sostiene che una candidatura di Monti alla guida del Paese anche nel 2013 vada verificata anche nelle urne. Elementare, Watson, ma non per tutti, evidentemente. A proposito del prossimo governo «non faccio una questione di persone, ma per governare una intera legislatura ritengo che ci debba essere un governo che abbia ottenuto una base elettorale maggioritaria, è impossibile governare 5 anni senza una base salda in parlamento che lo sostenga», ha aggiunto Squinzi.

Il coro unanime: prima il voto
«Tutti i politici sanno, Monti compreso, che serve una legittimazione democratica. Sono queste le regole democratiche. Se ci sono gruppi di partiti che sostengono Monti fa parte del gioco». Perfino l’amministratore di Fs Mauro Moretti, ieri, ha bocciato la lista civica per Monti di Casini e Fini. E per una volta perfino la Cgil è sulla linea degli industriali: «Abbiamo detto in tutte le salse che siccome non ci è noto il Monti 1 è difficile fare il Monti Bis e che c’è una stagione giusta che è quella della campagna elettorale. Chi vuole governare si presenti. E presenti il suo programma», ha ribadito Susanna Camusso.