Un passo indietro per riunificare l’area moderata

«Noi abbiamo il compito di ricostruire il centrodestra italiano. Se avremo la forza di ricostruirlo, la sinistra non andrà al governo. Per unire il centrodestra Silvio Berlusconi è disponibile a non candidarsi. Occorre un gesto di visione e di generosità degli altri protagonisti storici del centrodestra per non consegnare il Paese alla sinistra».
Le parole del segretario del Pdl Angelino Alfano sono giunte a metà pomeriggio di ieri, pochi istanti prima di partecipare alla presentazione del nuovo libro di Ferdinando Adornato dell’Udc in piazza di Pietra al Tempio di Adriano, alla presenza di Pier Ferdinando Casini ed Enrico Letta. Dichiarazioni che danno una nuova prospettiva al dibattito interno al centrodestra di questi giorni, legato soprattutto alle mosse future del Cavaliere e lanciano precisi segnali politici: «Noi stiamo lavorando per unire una grande area moderata di destra per non consegnare il Paese alla sinistra. Spero, caro Pier Ferdinando, che le nostre strade possano tornare a incrociarsi».
Il “siparietto” è proseguito con la risposta del leader dell’Udc. «Alle sfide nella mia vita politica non mi sono mai sottratto, agli inganni ho cercato di sottrarmi. Poiché nel Pdl si è passati da Alfano alle primarie, e poi a Berlusconi e a Berlusconi che si ritira, rispondo: vediamo dove si arresta la palla. Io penso che in politica i problemi dei nomi siano secondi rispetto ai contenuti. Qui c’è un problema di sostanza non di persone. Oggi qualsiasi processo di aggregazione dei moderati deve partire da un atto di umiltà e di autocritica», ha concluso Casini.
In questi giorni iniziative e proposte si sono moltiplicate intorno al dilemma se “azzerare” o meno il Pdl, rifarlo da capo, con una nuova insegna, un restyling o quant’altro. Cambiare sì, azzerare no. La parola d’ordine ora è «ricostruire». Ricostruire anche da quel che di buono è stato fatto.
Non basterà un Fiorito a screditare la storia e la dignità di uomini e donne che hanno investito politicamente e umanamente nel Pdl e che nelle aule parlamentari e nelle commissioni hanno svolto un lavoro di qualità senza usare il partito come un bancomat o una proprietà privata. Non basterà una Nicole Minetti, che ha affermato che «non c’è bisogno di essere particolarmente preparati per fare politica», a dare la cifra di una classe politica che ha dato prova, al contrario, di professionalità e di capacità. E che ha voglia ancora di metterle in campo. Della vitalità della proposta politica del centrodestra è buon testimone il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto che aveva avvertito: «Io dico, attenzione a buttare il bambino assieme all’acqua sporca».
«Rottamare è un termine che trovo incivile», ci dice. «Il partito debba affrontare i suoi problemi, certo, come il ricambio della classe dirigente, ma lo deve fare in termini costruttivi e non distruttivi con toni da giudizio universale».
Purtroppo i risultati ottenuti in sede di dibattito e di confronto quotidiano in Parlamento non sono di quelli «eclatanti», non vanno sotto i riflettori. «La moneta cattiva scaccia quella buona», ammette sarcastico il capo dei parlamentari del Pdl alla Camera. Eppure di moneta buona ce n’è tanta. «Da 2008 siamo “su pista” su un ventaglio di provvedimenti essenziali per la vita del Paese. Tutta la politica economica è stata da noi affrontata. Non è vero che solo Monti se ne sia occupato, anzi molte questioni poste da noi sono state poi sviluppate attraverso un confronto e un impegno continuo in aula e in ogni singola commissione».
Un altro aspetto tutt’altro che secondario è stato l’impegno per contrastare l’uso politico della giustizia», prosegue Cicchitto. «Andiamo particolarmente orgogliosi dell’azione di tutela nei confronti delle Forze dell’Ordine in momenti di forte polemica».Inoltre non va dimenticato «il rapporto con i territorio che i singoli deputati hanno mantenuto con iniziative di grande impatto sociale: penso alle visite periodiche nelle carceri italiane, per monitorare una situazione in molti casi drammatica». Ancora. «Va considerato l’impegno del Pdl nel cercare costantemente risorse per le famiglie, soprattutto quelle più deboli. Per questo e per molto altro ancora», ribadisce, il Pdl non va distrutto, bensì rinnovato».
Andando a memoria possiamo ricordare che nel dicembre scorso Alfano riuscì ad impedire che si aumentassero anche le aliquote Irpef. Rammentiamo che il pacchetto di infrastrutture che il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, ha (parole sue) trovato nel cassetto e reso operative erano frutto del governo precedente.
Ancora. Il governo Monti voleva proibire il contante oltre i 500 euro ma il Pdl ha ottenuto che la soglia salisse a mille euro e che i pensionati non fossero costretti ad aprire, a loro spese, conti correnti dedicati all’accredito della pensione. Senza contare che il Pdl ha portato a segno la rateizzazione dell’Imu sulla prima casa che sta dando ossigeno a tantissime famiglie in affanno.
Altri buoni motivi per ricostruire, e non  “rottamare”, un bagaglio di esperienze positive ce li fornisce il capogruppo al Senato del Pdl, Maurizio Gasparri. «Qui a Palazzo Madama», ci racconta, «il Pdl ha dato priva di un perfetto equilibrio tra le varie anime del partito. Nel nostro piccolo abbiamo dimostrato che stare insieme è possibile: un “modello” di convivenza felice che può essere esteso a tutto il partito». Pensiamo a un provvedimento delicatissimo come quello sul “Fine vita”. «Ebbene anche su una questione etica, dove erano in gioco le diverse sensibilità dei senatori, siamo riusciti a trovare una sintesi di grande equilibrio».
Il presidente dei senatori racconta, poi, come ogni provvedimento venga discusso collegialmente e aperto ai consigli di un “team” da lui voluto rappresentato da esponenti di singole categorie, avvocati, imprenditori. «L’attenzione alle categorie è sempre stato il nostro stile in Senato, con riunione fiume nelle quali si è dimostrato di fare un lavoro di qualità».
Spesso si sono migliorati i provvedimenti presi dall’esecutivo tecnico. Pensiamo alla commissione Lavoro, dove grazie al Pdl si sono potute smussare le eccessive rigidità della Riforma Fornero.
Inoltre grazie all’iniziativa dei senatori del Pdl «abbiamo dato un risposta a chi pensa che ci sia troppo scollamento con i vertici del partito», dice Gasparri. «Infatti abbiamo preso la consuetudine di fare dei “mini-vertici” interni tra senatori e il segretario del partito. Una consuetudine alla quale prendevano parte Berlusconi prima e Alfano ora. Insomma, abbiamo voluto sempre porci come un “ponte” tra la segreteria e la nostra attività quotidiana».