Studenti in rivolta, ma ora c’è Monti: Bersani & C. risaliranno sui tetti?

Tensione e scontri con le forze dell’ordine in diverse città italiane ieri per la prima manifestazione studentesca del nuovo anno scolastico. Nel mirino della protesta, il governo, i tagli all’istruzione, la crisi economica. Nella Capitale, un migliaio di ragazzi sono riusciti a raggiungere la sede del ministero dell’Istruzione in viale Trastevere scandendo slogan contro Monti e contro “la scuola di classe”.
Bersaglio della protesta non solo i tagli, ma anche i mancati investimenti nel settore dell’istruzione e della ricerca e, più in generale, «la politica dell’istruzione pubblica del governo».
I ragazzi protestano pure per il caro-libri (all’Aie, l’associazione degli editori contestano l’eccessivo costo dei testi) e i tentativi di privatizzare la scuola pubblica.
Secondo gli studenti, «governo e Ue impongono all’Italia una scuola di classe in cui va avanti chi se lo può permettere. Inoltre la condizione dell’edilizia scolastica italiana è pessima e il vincolo del pareggio di bilancio e la spending review non faranno che acuire questa situazione».
Il malessere si taglia col coltello in ogni singola piazza dove è si è protestato. Eppure, ora non c’è più al dicastero dell’istruzione Mariastella Gelmini e non c’è più alla guida dell’esecutivo Silvio Berlusconi. Sarà per questo che tutti quei politici che erano saliti sui tetti delle università per dialogare con gli studenti e rimarcare  le “nefandezze” del governo del Cav, in queste ore si sono dati brillantemente “alla macchia”. Almeno per ora. Con un rapido flashback li ricordiamo, parecchi di loro che ora plaudono a Monti e a un ipotetico Monti bis, guadagnare le alte vette, simbolo di un orizzonte politico su cui contrapporsi alla politica del governo. Con fare spavaldo si arrampcavano sopra le terrazze degli atenei per incontrare studenti e ricercatori precari «privati del diritto allo studio», come dicevano, per colpa della riforma Gelmini. Con aria trionfante, guadagnati i riflettori mediatici, alimentavano la protesta degli studenti e del personale delle università in chiave propagandistica.
Ora che a Palazzo Chigi c’è Mario Monti, tutti giù dal tetto. O almeno per ora se ne tengono lontani. Sorge infatti per loro più di un problema tattico. Se sale sul tetto Bersani, salirebbe anche Vendola? Se vi salisse Vendola, il leader del Pd cosa farebbe? Userebbe più cautela, se poi in sede parlamentare si dovesse  a votare a favore dei tagli previsti da Profumo? Sono problemi.  Fatto sta che improvvisamente la protesta dei ragazzi perde “appeal” perché dal tetto si potrebbe, per così dire, perdere l’equilibrio e scivolare su  posizioni che sarebbero politicamente imbarazzanti per chi ora appoggia l’attuale esecutivo.
Eppure i motivi della protesta lasciano intendere che la situazione è veramente grave e non un passo è stato fatto per venire incontro al diritto all studio, nonostante i proclami e gli annunci di facciata. Sono soprattutto la crisi e l’austerità a riscaldare gli animi. Contro banche e finanza, ritenute principali responsabili dell’attuale situazione, se la sono presa gli studenti milanesi che hanno riempito di scritte e volantini le sedi di molti istituti di credito. Non poteva far mancare la sua voce il ministro dell’istruzione Profumo. Parole rituali: «In questi mesi ho sempre incontrato e cercato il confronto, soprattutto con gli studenti.
L’ultima volta, in ordine di tempo, qualche giorno fa in occasione di una loro manifestazione proprio sotto al ministero».  «Da cittadino noto che le posizioni di chi manifesta il proprio dissenso sono tanto più forti quando non sono accompagnate dalla violenza contro cose o persone, ma sono capaci di incanalarsi in una proposta»., ha aggiunto.
La mappa delle protesta è stata capillare. A Torino hanno sfilato in circa 500, raccolti dietro lo striscione “Contro crisi e austerità riprendiamoci scuola e città”: tafferugli si sono registrati quando i ragazzi, dopo un lancio di uova e bottiglie, hanno deviato dal percorso iniziale e sono stati dispersi dalla polizia in via XX Settembre. Una quindicina di loro sono stati fermati mentre una trentina avrebbero riportato contusioni (almeno due quelli medicati in ospedale). Sono state date alle fiamme fotografie dei volti Monti, Profumo, Fornero, Cota e Fassino.
A Palermo i giovani partiti da piazza Politeama hanno espresso la loro sfiducia nella “casta” con un falò di un centinaio di tessere elettorali davanti alla sede della Presidenza della Regione siciliana.
A Bologna un corteo di un migliaio di studenti ha sfilato nel centro cittadino; il percorso è stato accompagnato da lanci di uova, vernice e petardi contro le banche, e durante la manifestazione uno studente ha sfilato una bandiera dalla sede della Bnl e l’ha incendiata. Corteo degli studenti contro il ddl Profumo di riforma della scuola anche a Napoli. La manifestazione con circa 500 partecipanti è partito da piazza del Gesù e si è conclusa davanti la sede della Regione in via Santa Lucia. Ignoti all’altezza della sede della Provincia, in piazza Matteotti, hanno lanciato uova verso l’edificio e altre verso gli uffici della vicina Bnl.