Stabilità, mezza Italia è già in rivolta

Agente 007, Vittorio Grilli, “mission impossible”, cambiare la legge di Stabilità. Titolo: «Mai dire mai», è il titolo che dà il ministro dell’Economia, ma c’è poco da divertirsi. Su quella stangatona occulta del governo Monti toccherò ai parlamentari andare in missione segreta per cercare di portare a casa qualche modifica, soprattutto nella parte fiscale. «Siamo aperti alla discussione su tutto in Parlamento», annuncia Grilli, che risponde così a chi chiede se il governo comunque confida nella possibilità di sterilizzare del tutto l’aumento dell’Iva. «Per ora quello che siamo riusciti a fare è la riduzione di un punto di aumento che infatti originariamente doveva essere di due punti.
Per ora dobbiamo lavorare sulla legge di stabilità così com’è», conclude, nel solito gioco di barricate preventive con segnali di disponibilità solo apparenti.

La “patata bollente” ai parlamentari
Ieri, sul Sole 24ore, a proposito della norma più discussa, la retroattività della cancellazione delle detrazioni, il ministro Grilli aveva spiegato che decide il Parlamento, ma che in caso di revisione del provvedimento serve un miliardo di euro. «Si dovrà fare una scelta, il Parlamento può prendere una decisione diversa. Tuttavia non potevamo rinunciare a introdurre l’intervento retroattivo sulle agevolazioni fiscali. In caso contrario sarebbe mancato nel 2030 circa un miliardo di copertura. Voleva dire rinviare l’intero intervento sul secondo scaglione Irpef al 2014. Abbiamo preferito non farlo». Grilli ieri ha parlato anche dell’Imu, senza però annunciare grosse novità: «È un’imposta ibrida perchè finanzia in parte le realtà territoriali e in parte lo Stato. Concordiamo con l’obiettivo di rendere l’imposta più trasparente. È un discorso avviato su cui c’è una grande collaborazione e ci siamo impegnati a trovare le soluzioni in tempi brevi». Ma mentre «da un punto vista sistematico c’è condivisione sull’obiettivo di rendere autonomo di federalismo fiscale, con serie di imposte dall’altro ci sono problemi tecnici da risolvere, come il fondo perequativo e una parte di riserva statale». L’eventuale attribuzione ai comuni di tutto il gettito Imu, secondo il ministro, «determinerebbe minori entrate per il bilancio statale, solo in minima parte compensate dalla riduzione delle risorse in favore dei comuni, con la necessità di reperire una adeguata copertura finanziaria».

Ma Bersani minaccia di non votarla
Il Pdl ha già annunciato che darà battaglia, in Parlamento, mentre il leader del Pd Bersani, va anche oltre minaccia di non votare la legge Finanziaria. «Serve una riflessione vera, perchè non possiamo scherzare. Ho già detto al governo: visto che non ci siamo parlati prima, dovremo parlarci dopo, perchè bisogna fare almeno una cosa che aiuti la domanda interna e non la deprima», ha spiegato ieri il segretario  alla Confcommercio. «Con voi – ha detto il segretario Pd al termine dell’incontro con l’associazione di categoria – c’è una comune preoccupazione sulla crisi. Ora bisogna risollevare un minimo la domanda. A noi non interessa un euro in meno ai cittadini delle classi medie». Bersani invita il governo a stare «molto attento sull’Iva». «Tutto questo giro Irpef e Iva non va, qualcosina viene in tasca anche a me: non la voglio. Ai ceti popolari con una mano si dà e con l’altra mano si toglie il doppio». Di qui l’esortazione perentoria a Monti e ai suoi ministri: «Non possiamo scherzare su questo punto, dobbiamo vedere insieme come facciamo una cosa che aiuti la domanda interna e non deprima, perché mi pare che questo sia il punto rilevante».

Anche le banche in rivolta

Chi l’avrebbe mai detto, il governo dei banchieri che fa arrabbiare i banchieri. Sarà vero o solo un bluff? «È insostenibile pagare tasse su perdite e utili non realizzati», ha denunciato ieri il comitato esecutivo dell’Abi. Pur nella “comprensione piena dei problemi di finanza pubblica”, l’Abi lamenta il nuovo aumento della pressione fiscale sulle banche, che ha raggiunto un livello «ormai insostenibile», superiore di 15 punti percentuali alla Ue e che mette in discussione la possibilità per le banche di sostenere l’economia reale. Nella media degli ultimi 10 anni, si legge in particolare nella nota, le banche italiane hanno registrato una pressione fiscale effettiva superiore di 15 punti percentuali rispetto a quella delle banche europee. «In questo modo, viene messa in discussione la possibilità per le banche italiane di continuare a sostenere l’economia reale, un modello di attività cui non si vuole in alcun modo rinunciare».
Il Comitato esecutivo segnala all’attenzione generale un sistema fiscale che, per scelte del passato, non consente alle imprese bancarie di detrarre le rettifiche su crediti e che prevede una parziale indeducibilità degli interessi passivi, entrambe voci che rappresentano i tipici “costi industriali delle banche”. Inoltre alle banche viene applicata una maggiore aliquota Irap, fin dalla introduzione di questo tributo. «La situazione appare dunque difficilmente sostenibile – avverte l’associazione bancaria – in quanto impone alle banche di pagare tasse sulle perdite e su utili non realizzati. Tutto ciò avviene in un contesto economico che necessiterebbe di banche che siano messe in grado di svolgere a pieno il loro ruolo per la ripresa dell’economia, a servizio quindi di famiglie e imprese».

I sindaci sul piede di guerra
«I sindaci ritengono che nella legge di stabilità possa essere realizzato un passaggio equilibrato e ragionevole dell’Imu ai Comuni, che consenta quegli obiettivi di autonomia e responsabiltià che considero irrinunciabili»: dietro l’invito moderato del presidente dell’Anci Graziano Delrio, lanciato nel suo intervento all’Assemblea nazionale dell’associazione in corso a Bologna, al cospetto di Monti, si nasconde una profonda amarezza, anche sulla spending review: «Ci sono tagli stupidi e tagli ragionevoli che operano con intelligenza». Ma l’Anci non accetta altre manovre finanziarie con tagli lineari per i prossimi anni: «Non possiamo sostenerle e, mi creda, la corda si è spezzata».