Sicilia, vince Crocetta. Musumeci: questa è la terra dei gattopardi

In Sicilia vince l’ex sindaco di Gela, Rosario Crocetta. Nello Musumeci è secondo. Le urne siciliane hanno consegnato l’Isola al candidato del Pd, Udc, Api e Psi che con 461.510mila voti e il 31% (a quasi scrutinio ultimato, sezioni scrutinate 4.054 su 5.308) è al primo posto, mentre il candidato del Pdl ha ottenuto 376.198mila voti e il 25,20% di consensi. Seguono Giancarlo Cancelleri del Movimento 5 Stelle con il 18,1% e l’autonomista Gianfranco Miccichè, al 15,3%. Un risultato, dice Musumeci, «non sperato, però è arrivato», adesso «bisogna prenderne atto e guardare avanti in prospettiva, riflettere su quello che è accaduto. Adesso – dice prima di partire per Palermo dove oggi farà una conferenza stampa – ci vorrà una breve analisi ventiquattr’ore di pausa e subito ricominciare, perché siamo in trincea». E poi aggiunge: «La Sicilia non può permettersi il lusso di una classe dirigente inerte e inerme per tanto tempo. Ho dubbi che ci possa riuscire questo governo perché ha vinto quello degli ultimi anni. Quindi la maggioranza Crocetta probabilmente la farà con lo stesso Lombardo, suo più naturale alleato, e quindi non credo che sia cambiato alcunché. Noi saremo opposizione diligente, con grande responsabilità e senza pregiudizi». «Il dato politico» che emerge dal voto in Sicilia è quindi quello «della continuità» del governo che ha distrutto la Sicilia. «L’Udc – puntualizza – lo ha fatto col Pd e continuerà ancora. Lombardo darà 7-8 deputati che mancano a Crocetta per fare la maggioranza. Cosa è cambiato?». Per poi aggiungere amaramente: «È veramente la terra dei gattopardi». Per quanto riguarda il centrodestra, conclude Musumeci «non ci siamo fatti mancare niente in queste ultime settimane: la sentenza di condanna di Berlusconi a pochi giorni dal voto, il fuoco amico della Santanchè, qualche leggerezza nella preparazione delle liste, il dibattito interno un po’ troppo acceso, l’incertezza sulla leadership del partito di maggioranza relativa all’interno della nostra coalizione».
Per quanto riguarda gli altri candidati non c’è storia. La candidata Giovanna Marano, sostenuta da Sel, Idv, Verdi e Federazione della Sinistra, si ferma al 6,3% e le due liste a lei collegate non riuscirebbero a superare lo sbarramento del 5% necessario per ottenere seggi all’assemblea regionale. Situazione analoga anche per gli altri candidati minori: Mariano Ferro (1,7%); Gaspare Sturzo (1,1%), Cateno De Luca 1,0%); Giacomo Di Leo 0,2%; Lucia Pinsone 0,1%. In realtà a vincere è il partito dell’astensionismo. Nei 390 comuni nei quali si è votato per eleggere il nuovo presidente della Regione e rinnovare l’Ars, l’affluenza è stata del 47,42% degli aventi diritto. Poco più di 2,2 milioni di elettori: l’astensionismo è volato al 52,58 per cento. Un non voto di protesta che arriva dopo la crisi del governo Lombardo che ha messo in ginocchio la Sicilia e che non si era mai verificato nella storia del Paese. L’unico caso in cui l’astensionismo è stato così alto è quello dei referendum. Ma quella fetta di siciliani che ha deciso di rimanere a casa sembra non preoccupare Crocetta che sin dal primo pomeriggio, a scrutinio ancora in corso, già commenta il risultato: «Sono riuscito in un miracolo, mettendo insieme movimenti antipolitici con partiti. Io sono un grande innovatore, un vero rivoluzionario, non come Grillo che blatera una rivoluzione che non sa fare». E parla di un risultato «storico» Pierluigi Bersani. «Rispetto – dice – a una vicenda che dal dopoguerra non ci ha mai visti realmente competitivi e che ora pare dimostrare che si può essere anche vincenti. I dati che vengono fuori dimostrano che c’è certamente la forza della nostra proposta di cambiamento e delle nostre candidature». Ma la vittoria di Crocetta uno può essere spacciata agli elettori per un successo del Pd.
«Crocetta – ricorda Ignazio La Russa – per vincere ha dovuto stringere un’alleanza con il partito di Casini che in Sicilia raggiunge il massimo, senza quell’intesa Crocetta era al di sotto della competitività». Non solo, nonostante le precisazioni di Crocetta – («Basta con questa storia di Raffaele Lombardo, mi avete rovinato la campagna elettorale. Senza questa storia avrei vinto con oltre il 40%») – in molti ambienti è ricorrente la voce che Lombardo abbia dirottato i suoi voti su Crocetta per non far vincere Musumeci. In sostanza il voto disgiunto ha favorito Crocetta. Guardando al Pdl, Angelino Alfano nel corso della conferenza stampa in via dell’Umiltà a Roma, osserva  che il «risultato del 25% della nostra area fa riferimento a Musumeci mi sembra straordinariamente positivo. Alle condizioni date è la prova che il centrodestra c’è ed è potenzialmente vincente. Bisogna unificare l’area alternativa alla sinistra e parlare a quell’elettorato che anche in Sicilia ha deciso di non andare a votare».
E La Russa spiega: «Noi ci siamo divisi in tre liste per offrire una gamma di scelte ai cittadini. Non è una consolazione – spiega – perché io speravo e contavo di vedere Musumeci riuscire a vincere, nonostante il periodo difficilissimo che sta vivendo il centrodestra per motivi interni. Ma il risultato è onorevole». Mentre Adolfo Urso, presidente di FareItalia osserva che «il presidente della Regione sarà eletto dal 15 per cento dei siciliani aventi diritto al voto, con un tasso di astensione e di frammentazione mai così alto. È saltato il vecchio sistema politico, uno tsunami e non solo un grido d’allarme. Abbiamo fatto una campagna in condizioni proibitive tra scandali nazionali e dichiarazioni lesive e controproducenti. Malgrado ciò i risultati dimostrano che se il centrodestra fosse unito sarebbe ancora maggioranza».
Quanto alle liste, su 4054 sezioni su 5308, il movimento di Grillo è al primo posto col 14,90% e con 209.074 voti, il Partito democratico è al 13.50% con 189.406, il Pdl è sceso al 12.30% con 173.020 voti , l’Udc al 10.80% con 152.036, il Partito dei Siciliani-Mpa al 9.60 e 134.754 voti, seguito dalla Lista Crocetta al 6.50% e 91.421 voti, Grande Sud di Gianfranco Miccichè si è fermato al 6.10% con 85.649 voti, Cantiere Popolare al 6.02% e 69.383 voti e la Lista Musumeci al 5.60% e 79.126 voti. Seguono poi tutti i partiti che non hanno raggiunto la soglia del 5%. Come Fli, Idv, Fds-Sel-Verdi, Popolo dei Forconi. Secondo le percentuali ottenute la coalizione vincente non otterrà la maggioranza dei deputati all’Ars (46 su 90). Le liste che hanno superato lo sbarramento del 5% sono nove su venti: per la coalizione di Crocetta, al Pd andrebbero quattordici seggi, dodici all’Udc, cinque alla lista Crocetta presidente, per un totale di trentuno seggi. Crocetta potrebbe contare sugli otto nomi del listino, raggiungendo così quaranta deputati a sala d’Ercole. Nella coalizione di Musumeci il Pdl otterrebbe quattordici parlamentari, il Pid quattro e la lista Musumeci quattro, per un totale di ventidue, oltre allo stesso Musumeci che arrivato secondo ha diritto al seggio.
I partiti della coalizione di Miccichè avrebbero 13 deputati (3 di Grande Sud e 10 del Pds-ex Mpa di Raffaele Lombardo). Infine, il Movimento 5 Stelle si attesta a quattordici deputati.
E poi una nota: a Palermo, Gianfranco Miccichè quando sono state scrutinate 576 sezioni su 600 è solo nono tra i più votati nella lista del suo movimento Grande Sud, con 794 preferenze. Il più votato è Edi Tamajo con 3735 preferenze seguito da Riccardo Savona (2852), Gerlando Iznerillo (1496) e Franco Mineo (1456). La candidatura di quest’ultimo aveva sollevato numerose polemiche perché sotto processo per intestazione fittizia di beni aggravata dall’aver agevolato la mafia, malversazione, usura e peculato.