Primarie e candidati: oggi la decisione di Alfano

Un tavolo pieno zeppo di questioni da affrontare, di soluzioni da trovare, di tempi stretti da coniugare con le proposte. Ma una cosa è sicura: sarà il segretario Angelino Alfano a decidere la linea definitiva sulle primarie e sui criteri delle candidature. Probabilmente nominerà tre saggi che indicheranno come saranno composte le liste elettorali. Un’agenda pesante quella affrontata ieri nel vertice pomeridiano a via dell’Umiltà dove si è riunito lo stato maggiore del partito, nessuno escluso. Nel pomeriggio è un via a vai sotto il portone di via dell’Umiltà, anche l’ex governatrice Renata Polverini ha varcato la soglia per un incontro con Gianni Alemanno. Come pure Daniela Santanchè che conferma, a suo modo, la difficoltà del momento «siamo come color che son sospesi». Utilizza il Sommo Poeta per commentare la giornata che non è ancora finita: «Tanto alla fine decide Berlusconi e non mi sembra che in questo palazzo ci sia lui». Che, infatti, rientrato a Roma in serata ha riunito per un secondo round i vertici pidiellini. I cosiddetti ex An, come ormai vengono semplicisticamente definiti dalla stampa, avevano avuto nella serata di martedì un primo vertice per fare il punto della situazione su possibili scenari futuri.
L’ipotesi di scissione o spacchettamenti non è in pole position nell’elenco degli argomenti, che ruotano intorno a una risposta forte su tempi e modi delle imminenti consultazioni elettorali e l’opzione primarie per la scelta dei candidati. Angelino Alfano ha preso nota di tutte le posizioni sul tappeto per un ulteriore approfondimento in vista di una decisione finale, che è attesa per oggi. Il segretario del Pdl è intenzionato a fare sul serio e si è assunto il compito di decidere in merito alle primarie sul candidato a sindaco di Roma e quello alla presidenza della Regione Lazio. E sui tempi. Quanto alla data delle elezioni, se cioè accorparle in un election day o svolgerle separatamente, molto dipenderà dalla scelta di Renata Polverini che ha novanta giorni dalle sue dimissioni per indire nuove elezioni.
Mentre a largo del Nazareno lo scontro tra Bersani e Renzi sulle regole delle primarie è al fulmicotone, a via dell’Umiltà le resistenze sembrano superate. «Sono tutti convinti, e mi pare che la decisione fosse stata formalmente presa nell’ufficio di presidenza, come dice anche il senatore Quagliariello, che le primarie siano da fare, si facciano», dice Guido Crosetto da sempre favorevole insieme a Giorgia Meloni e molti altri. «Si abbia il coraggio di chiederle come alcuni di noi fanno da mesi. Non primarie chiuse al Pdl. Primarie aperte a tutti coloro che credono in un soggetto politico serio e propositivo di centrodestra. Primarie di uomini e idee nuove». Sempre oggi Alfano dovrebbe sciogliere il nodo dell’eventuale ritiro dell’intera delegazione di assessori regionali del Pdl dopo l’assottigliamento della giunta, chiamata a sbrigare l’ordinaria amministrazione.
Taccuini vuoti per i cronisti sul tema scissione, visto che proprio Gianni Alemanno, che due giorni fa aveva adombrato l’ipotesi di dividersi per uscire dal cul de sac («avrei preferito un soggetto unico del centrodestra, ma se questo deve generare la paralisi, allora è meglio dividersi per poi ritrovarsi in un unico progetto»), ha detto ai giornalisti uscendo dal vertice che «sarà ancora nel centrodestra, perché il centrodestra è lo schieramento vincente». Poi, stanco del pressing sull’affaire Fiorito ha chiarito che «non c’è nessuno scandalo che sta travolgendo il Pdl: c’è uno scandalo che sta travolgendo chi, nel Pdl, si è comportato molto male». E questa è stata fin da subito la posizione espressa da via dell’Umiltà con Alfano che, in prima persona, ha messo alla porta l’ex capogruppo finito in carcere. Ora però nessuno ci sta a farsi dare lezioni di moralità dagli altri partiti né a subire la logica del “sono tutti uguali”. Certo è che nel Pdl, da rifondare, da modernizzare, c’è una grande fibrillazione, confermata dal valzer di incontri, vertici, telefonate. Giornata faticosa per Alfano che ha ricevuto la Polverini e Alemanno per un’analisi “locale”, poi i vertici del partito e infine ha partecipato al vertice di via del Plebiscito. «In questo momento, la parola d’ordine non deve essere quella di ripudiare la nostra storia e di disconoscere con una certa leggerezza il ruolo di Berlusconi. Auspicare scissioni o nuovi inizi è nel migliore dei casi un’illusione foriera di ulteriori imprevedibili problemi», dice Sandro Bondi che parla di lavoro certosino  «rivolto al rafforzamento, al consolidamento e soprattutto ad un autentico rinnovamento».