Primarie a tempo di record: il Pdl è al lavoro

Primarie avanti tutta. Il timing deciso ieri a via dell’Umiltà fa capire  che Angelino Alfano è deciso a fare sul serio e a non perdere tempo. Confermata la data del 16 dicembre proposta da Berlusconi, le candidature dovranno essere presentate entro il 16 novembre. Il primo a non mancare è il segretario, che dopo due giorni di polemiche seguite alla ruvida conferenza stampa del Cavaliere, ha zittito tutti annunciando la sua scesa in campo per «portare avanti i miei valori che valgono più della carriera».
All’indomani del voto siciliano la partecipazione dal basso alla scelta del candidato premier è una priorità assoluta, l’esito della sfida di Nello Musumeci – è il ragionamento di molti dirigenti del Pdl – deve funzionare da pungolo, da motore per ripartire mettendo in discussione tutto, compresa la vecchia nomenclatura, per rilanciare il centrodestra e riportare all’ovile i tanti elettori delusi. Le primarie saranno di partito, ma «aperte a tutti». Niente elenchi di aderenti, doppie iscrizioni e faragginose pratiche burocratiche sul modello del Pd perché «dagli errori» degli altri si deve imparare e, soprattutto, perché le primarie non vanno confuse con il congresso di un partito che serve ad eleggere leader e a contare la forza interna delle componenti. La stesura delle regole è ancora in corso: la proposta alla quale sta lavorando il comitato per le primarie, che si è riunito ieri, verrà esaminata dall’ufficio di presidenza convocato ad hoc per il 7 novembre. Di sicuro non sarà un congresso mascherato, chi voterà dovrà sottoscrivere un documento sui valori fondanti del Ppe e rispettarlo, versando un contributo molto probabilmente di due euro.
«Abbiamo deciso che le primarie saranno di partito ma aperte a tutti. Per essere candidati bisognerà presentare un minimo di 10mila firme, 2mila per ogni regione, quindi almeno 5 regioni». Il primo a parlare, appena concluso il tavolo, è Roberto Formigoni, tentato dallo candidatura «se sarà utile al Pdl». Questa sarebbe la prima decisione presa dopo un lungo dibattito tra i presenti, alcuni dei quali avrebbero preferito aumentare la soglia a ventimila firme per evitare la proliferazione dei candidati. Un altro argomento che ha impegnato il comitato è stato quello del tetto di spese, un’indicazione importante all’insegna della sobrietà e del principio dell’impegno programmatico e del radicamento più che del portafoglio del candidato. «Le primarie devono essere un’occasione di crescita del Pdl», ha detto il segretario aprendo i lavori, spingendo per un’apertura massima alla partecipazione perché «solo coinvolgendo il maggior numero di cittadini si dà un concreto segnale di rilancio del partito».
Dopo gli scandali giudiziari, il caso Fiorito in primis, Alfano vuole dare subito un segno del cambio di rotta. Consapevole che il momento è molto delicato, l’ex ministro della Giustizia ha chiesto di trovare presto un accordo sulle regole delle primarie, sollecitando a rinnovare codici e linguaggi per tornare a parlare agli elettori, vecchi e nuovi: il modello resta sempre quello di un Partito popolare italiano da contrapporre al partito carismatico che ha concluso la sua stagione. Basta che non sia un «partito di plastica», è il parere di Giorgia Meloni espresso a caldo dopo il voto siciliano. «Mi auguro che Alfano abbia la voglia, il coraggio e la grinta per dichiarare finito il collaudo e costruire un nuovo Pdl e per rafforzare la sua azione chiedo a tutti coloro che ricoprono incarichi di responsabilità di rimettere il mandato nelle sue mani, per consentirgli di rifare il partito da capo», ha detto con il consueto piglio l’ex ministro della Gioventù per il quale Musumeci« è stato un candidato straordinario in cui tutti abbiamo creduto e per il quale ci siamo spesi. Se avesse vinto, sarebbe probabilmente diventato un alibi per non cambiare nulla».
Durante l’incontro a via dell’Umiltà (al quale hanno partecipato i coordinatori, i capigruppo e i loro vice di Camera e Senato, insieme ad altri dirigenti come Lupi, Tajani e Ronchi) Alfano ha più volte invitato a rimboccarsi le maniche per convincere i delusi e gli astensionisti a cambiare idea. Gianni Alemanno, che proprio ieri ha escluso una sua candidatura alla Regione Lazio, ha in mente una convention preparatoria in vista delle primarie che «devono essere le più aperte possibili. Poi se saranno di coalizione lo vedremo. Non possiamo limitarci agli iscritti del Pdl, tutti coloro che aderiscono a un manifesto di valori e che versano un modesto contributo di uno-due euro, devono peter partecipare a questa consultazione». Per valorizzare l’appuntamento con le urne ci vuole una convention, «far conoscere il nuovo simbolo e il nome, in maniera tale che siano evidente il cambiamento e la trasformazione. Poi – ha aggiunto il sindaco di Roma – dopo le primarie sarà necessario un altro momento di incontro per fare una sintesi politica e fare in modo che anche chi ha perso possa contribuire positivamente alla candidatura di chi ha vinto». Auguri di buon lavoro ad Alfano, perché «riesca a sconfiggere quel fortissimo spirito di autodistruzione che sta prevaricando su ogni altra considerazione la classe dirigente del Pdl» è stato il messaggio inviato dalla pidiellina Margherita Boniver mentre la Santanché, tra le prime ad annunciare la candidatura, continua a polemizzare: «Sono contenta che la Meloni chieda l’azzeramento dei dirigenti. Io lo faccio da molto tempo, ma mi hanno dato della sfascista, vediamo ora come si comportano con lei». Per Stefania Craxi, che avrebbe giocato la partita nel caso di primarie di coalizione, giudica la scelta fatta dal Pdl «un’occasione persa».