Piombino, il sindaco sul tetto della fabbrica

Non ci sono solo i casi Alcoa e Ilva. Per il governo c’è una nuova tegola. La Lucchini di Piombino, azienda siderurgica controllata dall’oligarca russo Alexei Mordashov, è sull’orlo del default tecnico. Per richiamare l’attenzione dell’esecutivo il sindaco Gianni Anselmi del Pd, con tanto di fascia tricolore in vita, si è barricato sul tetto delle acciaierie. Con lui anche tre sindacalisti.
La crisi dell’azienda è esplosa ad agosto con la chiusura dell’altoforno per carenza di ordini. Per i 1943 lavoratori sono stati adottati contratti di solidarietà, ma ora si rischia la chiusura dell’intero comparto con ripercussioni gravissime su tutto l’indotto. A nulla sono valsi gli appelli e i pellegrinaggi a Roma per incontrare i tanto osannati tecnici. Monti, Passera e Clini, incapaci di una seria politica industriale, hanno fatto i pesci in barile. Ma la situazione richiede interventi veloci: la Lucchini, una volta gioiello di produzione, sta perdendo circa quindici milioni al mese. Il cda sta cercando di venderla, sono venuti ucraini, indiani, brasiliani e anche svizzeri, però nessuno compra. Ora Anselmi sta tentando l’ultima carta pur di fare breccia nei ministri Passera e Clini. Il suo obiettivo è quello che vengano aperti due tavoli: uno per affrontare i problemi della siderurgia e quindi costo dell’energia, bonifiche e infrastrutture; il secondo su Piombino, per arrivare a un accordo di programma che metta insieme i temi aperti sul territorio.
«La situazione del polo industriale è giunta a un punto gravemente critico, che rende non più rimandabile un intervento concreto del governo – spiega il sindaco – La vicenda di Piombino non appare meno degna di attenzione rispetto a quella di Taranto per urgenza e gravità: se infatti nello stabilimento pugliese l’iniziativa della magistratura ha fatto emergere la necessità di interventi privati e pubblici tesi al risanamento ambientale, è pur vero che l’Ilva ha una proprietà industriale che, ottemperando alle prescrizioni delle autorità competenti, potrà dare continuità all’attività produttiva. Questa condizione manca a Piombino in Lucchini dove, nonostante l’intensa attività condotta dal Comune e dalle istituzioni toscane per garantire la continuità produttiva e la ricerca di un nuovo player industriale, non si è potuto evitare un progressivo peggioramento». Il suo è un gesto eclatante: «Starò qui su fino a quando i ministri Passera e Clini non mi daranno una data certa per un incontro a Piombino. Serve un tavolo qui: un approccio veloce e deciso del governo, questo è quello che chiediamo. Non vogliamo assistenzialismo, ma che il governo sciolga nodi di bonifiche, infrastrutture e competitività di questo territorio. Troppi viaggi abbiamo fatto a Roma, purtroppo senza risultati. E adesso è arrivato il momento di agire, altrimenti tutta la Val di Cornia rischia il disastro della sua economia».
Nei giorni scorsi – ricorda il sindaco – è stata inoltrata alle segreterie dei ministri Passera e Clini la richiesta di un incontro urgente «per accelerare l’esame e la messa in campo di soluzioni industriali e territoriali che consentano di difendere l’occupazione, ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi, aprire nuove prospettive». Ma anche questa volta non è stata ottenuta nessuna risposta, così come non l’aveva ottenuta il presidente della Regione, anche lui del Pd, Enrico Rossi. Ieri l’argomento è stato trattato nell’aula del Consiglio regionale della Toscana. Rossi nel suo intervento ha puntato il dito contro Monti: «Più volte abbiamo chiesto al governo di intervenire. Ma sembra emergere un quadro in cui questo esecutivo prova a mettere qualche politica industriale ma non ha messo in campo una squadra sufficiente a dare risposte di cui la Toscana ha bisogno. La vicenda rimarrà in sospeso chissà per quanto tempo anche di fronte alla debolezza delle politiche industriali del governo». Una crisi economica e sociale che preoccupa anche il Pdl.
«Quello del sindaco di Piombino – spiega Marco Taradash, consigliere regionale del Pdl alla Regione Toscana – è un gesto eclatante per richiamare l’attenzione del governo Monti. Piombino sta vivendo una situazione drammatica perché l’acciaieria per ragioni di mercato non è più produttiva e il gruppo sta cercando di venderla. Per continuare la produzione serve oltre un miliardo di euro: 770 sono i debiti della Federstal, 120 milioni servono per costruire l’altoforno, 224 per bonificare l’area. L’industriale russo Alexei Mordashof ha detto che sarebbe disponibile a vendere anche a un euro, ma l’operazione non si concretizza. Il problema è serio perché tra acciaierie e indotto vengono coinvolte oltre cinquemila persone». Il mercato dell’acciaio sta attraversando una grave crisi a livello mondiale perché c’è un calo delle costruzioni edili che utilizzano questo materiale. «È un problema di investimenti e di mercato. Trovare un compratore  è improbabile. Oggi – prosegue Taradash – non c’è una prospettiva e nel nostro territorio incombe una catastrofe economico-sociale. Servono contromisure sociali per evitare il disastro. Il sindaco è realista e legittimamente chiede al governo centrale attenzione: lo sta facendo con forza per evitare il peggio». Quella di Anselmi è una protesta che anticipa lo sciopero di oggi al quale parteciperanno migliaia di lavoratori del polo industriale e i cittadini. Lo sciopero interessa l’intero polo industriale (Lucchini, Magona, Dalmine) e dalle 9 alle 12 si fermeranno quasi tutti i reparti di produzione altoforno compreso. I lavoratori raggiungeranno in auto e in pullman Venturina. Alle 9.30 è previsto il concentramento in via Cerrini nei pressi della ferrovia.