«Pdl? Serve un taglio drastico col passato»

«Non abbiamo intenzione di fare divorzi più o meno consensuali. Non intendiamo fare qualcosa di più piccolo del Pdl. Vorremmo creare una grande area del centrodestra italiano, con l’obiettivo di servire meglio i cittadini. Per farlo, occorrerà premere il tasto “reset”». Intervenire sul malfunzionamento del partito e rinsaldare i ranghi all’interno dei confini alternativi al centrosinistra: sono queste l’ascissa e l’ordinata di un’ideale diagramma di Alfano, chiamato a stigmatizzare le coordinate di riferimento politico del Popolo delle Libertà, e annunciato ieri da Angelino Alfano dai microfoni di Radio Anch’io. «Non siamo soddisfatti di molte cose. Ho in mente una strada – ha dichiarato il segretario del Pdl  – che ci porterà entro dicembre a delle decisioni drastiche su tutto quello che ha riguardato il passato, e su ciò che concernerà il programma di governo e l’assetto delle liste per le prossime campagne elettorali. Non posso anticipare nomi – specifica poi – ma abbiamo una meta: la ricostruzione del centrodestra. Per questo occorrerà rimettere in funzione tutti i procedimenti che non hanno avuto buona applicazione in questi anni». Solo qualche giorno fa ai microfoni del Tg 5, preannunciando in qualche modo l’appello alla coesione delle forze moderate e all’azzeramento di quel che nel pregresso non ha funzionato lanciato ieri, Alfano aveva dichiarato: «Il Popolo delle Libertà non lascia il campo, ma va oltre e si propone di costruire qualcosa di più grande, che possa far uscire l’Italia dalla crisi con il contributo di tutte le intelligenze, le forze culturali e imprenditoriali che condividono l’iniziativa». Un concetto avvalorato dal segretario del Pdl ieri ai microfoni di Radio Anch’io, sostenendo la necessità «di ribadire che in Italia non sono venute meno le differenze tra centrodestra e centrosinistra, e che chi è alternativo al centrosinistra stia insieme» per collaborare a «un serio programma e ad una serissima azione per unire la migliore idea». Alfano è pronto a ripartire, dunque. «E se questo significherà – ha annunciato il segretario –  cambiare simbolo e avviare una nuova storia, rimettendo in discussione tutto, gli organismi, le modalità di selezione della classe dirigente, siamo pronti a farlo».
Sulla stessa linea, quindi, la posizione assunta in merito al destino della giunta lombarda dopo gli scandali che hanno coinvolto diversi assessori: «Penso che il presidente Formigoni debba azzerare tutto e ricominciare da capo, dare un segnale di cesura», ha sostenuto Alfano, che ieri ha partecipato a via dell’Umiltà a un incontro chiarificatore sul destino della giunta del Pirellone dopo il caso Zambetti. Ma sullo “scandalo Regioni”, rifiutando un parallelo con Tangentopoli, il segretario del Pdl ha tenuto anche a precisare che «qui non si ruba per il partito, sono ladri che rubano per sé. Lo dico – ha poi precisato – anche ai finti puristi della sinistra che non vedono cosa c’è in casa propria».
Azzeramento, coesione, governabilità: tutti percorsi politici che intersecano la via maestra delle elezioni. E allora, se da un lato sulla legge elettorale Alfano apre al dialogo, sostenendo – sempre dai microfoni di Radio Anch’io – che «se la sinistra dovesse chiedere che il premio vada a una coalizione, per essere più sicuri che si ottenga la governabilità, noi siamo disponibili a cedere su questo punto». Sull’ipotesi di un Monti bis si mostra possibilista, ma solo a certe condizioni: «Non ci sono preclusioni costituzionali. Ma ad aprile ci saranno le elezioni, ed è difficile che sia presidente del Consiglio un candidato che rifiuta la candidatura», aggiungendo poi, riguardo al dopo Monti, che «tra Renzi e Bersani uno vincerà, l’altro schieramento deve proporre un candidato, oppure ci sarà una candidatura virtuale». Infine, sulle primarie romane, Alfano sgombra il campo dagli equivoci: «L’ha detto anche Alemanno, che intende ricandidarsi facendo le primarie: credo sia quella la strada».