Pdl e Lega più vicini. Primarie? Forse si può

A chi la Lombardia del dopo-Formigoni? La Lega, responsabile (e orgogliosa) di aver staccato la spina alla giunta lombarda, continua il suo pressing per candidare un suo uomo alla guida del Pirellone. Gazebo, primarie mordi e fuggi, l’outing di Bobo Maroni («mi piacerebbe, è molto più gratificante che fare il ministro»): tutto per conquistare la terza regione del Nord. Un rospo duro da ingoiare soprattutto per il governatore, che prosegue la sua crociata contro la serpe coltivata in seno. Ma il Carroccio è un alleato troppo prezioso per poterne fare a meno anche in vista del voto politico di aprile, logico che le prime posizioni oltranziste del Pdl si trasformino in aperture ricambiate ieri da Maroni. L’altro ieri un realista Ignazio La Russa ha aperto alle primarie di coalizione immaginando di votare a febbraio anche per poter varare la riforma elettorale (con l’abolizione dei listini bloccati) senza la fretta imposta da Formigoni. Linea confermata anche da Marizio Lupi. Primarie di coalizione per voltare pagina e scegliere il cavallo migliore? Un’exit strategy che però lascia molto perplesso un possibile candidato come l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, imbarazzato dall’immaginare una coalizione fra cani e gatti. Da Bucarest Angelino Alfano si dice favorevole ad «ogni cosa» che faccia il bene del popolo lombardo. «Siamo contro i giochini e le alchimie, è evidente che il mio compito è mantenere unito il Pdl lombardo e mantenere ferme le alleanze che ci hanno permesso di vincere e se possibile allargarle». Il segretario del Carroccio “ringrazia” scandendo poche parole: se Pdl e Lega andassero divise al voto, si perderebbe. L’ex ministro, che punta apertamente alla guida della Lombardia, ha il suo bel da fare per incassare la difficile unanimità nel partito, non a caso ieri si è incontrato con alcuni deputati vicini a Bossi (tra i quali l’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni), vista la freddezza con la quale il senatùr ha commentato la sua eventuale candidatura al Pirellone. Agli alleati di centrodestra dice di non porre condizioni, «la Lega non chiede niente se non la disponibilità a discutere per continuare un’esperienza che è stata positiva». Smussa gli angoli, alleggerisce i toni il capo dei barbari sognanti, e si dice ottimista sulla possibilità di un futuro ancora insieme al partito di Alfano («Vediamo se ci sono le condizioni per continuare. Io penso di sì»).
Sempre più isolato, Formigoni, che ieri sera ha avuto un lungo colloquio con Alfano, continua la battaglia senza se e senza contro la concorrenza leghista al grido di «non mi faccio rottamare da nessuno». Avanti con il suo calendario a tappe forzate in vista dello scioglimento del Consiglio e del voto anticipato che vuole a tutti i costi entro Natale. «Caro Maroni, altro che election day! Per la Lombardia si vota nel 2012, per le politiche nel 2013», replica via Twitter al segretario del Carroccio. Per lunedì è previsto l’annuncio dei nuovi assessori. «Formerò la nuova Giunta e sono pronto a presentarla in Consiglio regionale alle 14,30», ha annunciato Formigoni, «altrimenti mi regolerò in altro modo». Visto il no della Lega alla convocazione del consiglio straordinario, probabilmente dovrà soprassedere a quello che definisce «un atto di cortesia» verso i consiglieri. Se la Lega ha scelto come suo slogan “Prima il Nord!” trasformandolo in un hashtag Twitter, il governatore risponde con l’hashtag “Prima il Pdl” per rilanciare sul social network la sua opposizione a un successore leghista. Costretto a non poter utilizzare il suo sito personale perché non più accessibile da alcuni giorni («sotto attacco» l’ha definito), ha postato in un tweet la copertina della quotidiana newsletter ForNews, che sull’ipotesi della Lega alla guida contemporaneamente di Piemonte, Lombardia e Veneto chiede «Non è un po’ troppo?». La risposta indiretta arriva Matteo Salvini: «Formigoni esterna 90 volte al giorno. Noi preferiamo lavorare e lo stiamo facendo anche oggi».