Monti, Mister fiducia. Nessuno si lamenta?

Trentotto voti di fiducia in quasi un anno di governo Monti. Solo quattro tra ieri e oggi, alla Camera, dove si è votato e si voterà oggi sui quattro maxiemendamenti alla delega fiscale, uno per ogni articolo del ddl. Blindato, quindi, l’emendamento del governo che riscrive del tutto l’articolo 3 del provvedimento così come l’ aveva approvato la commissione Finanze. In sostanza la riscrittura dell’articolo cancella la modifica introdotta dalla commissione che aveva deciso di cancellare l’accorpamento delle Agenzie fiscali proposte dal governo nella delega. L’emendamento del governo ripristina il testo originale e quindi l’accorpamento. Il governo tira dritto, senza discussione in aula, usando la fiducia come metodo di governo. Si tratta di un serio «sgarbo istituzionale», ha dichiarato il presidente della commissione Finanze, Gianfranco Conte, che ha voluto manifestare la propria contrarietà alla decisione del governo rispetto all’articolo 3, in particolare all’accorpamento delle agenzie fiscali. In particolare, il governo ha reintrodotto l’accorpamento dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato con l’Agenzia delle dogane e dell’Agenzia del territorio con l’Agenzia delle entrate. Ma si dà il caso che la commissione Finanze avesse deciso diversamente, mentre la Ragioneria generale dello Stato ha espresso riserve accolte infine dal governo. Mettere tra parentesi il Parlamento e modificare la decisione della commissione Finanze porterà, tra l’altro, «un maggior costo: tutta la commissione continua a pensare che ci saranno più costi e non risparmi». Il governo tecnico si dimostra così insofferente della dialettica parlamentare, da “superare” persino Silvio Berlusconi, che pure veniva dipinto come un sovversivo, uno che voleva mettere sotto i piedi il Parlamento per via dei reiterati voti di fiducia da lui chiesti.
Già, dove sono finiti ora le prefiche che mettevano in croce il Cav. ogni qualvolta ricorreva alla fiducia? Cosa dicono tutti quei paladini delle regole democratiche messe in pericolo dal precedente esecutivo? Trentotto voti di fiducia posti da Monti sono un record mai raggiunto nemmeno da Berlusconi. Il quale nel corso del suo quarto mandato, iniziato l’8 maggio 2008 e conclusosi nel novembre 2011, ha chiesto 53 voti di fiducia. In termini statistici, 1,26 voti di fiducia al mese. Se si va ancora indietro, il secondo governo guidato da Romano Prodi, rimasto in carica dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008, ha chiesto 28 voti di fiducia superando addirittura la media del successivo governo Berlusconi.
Ma tutti tacciono. Mario Monti ci ha abituato a questa linea: senza voti di fiducia non si va avanti. Voti di fiducia su testi che toccano questioni cruciali per la vita politica ed economia. Così è stato per la riforma del lavoro e, tornando più indietro, anche per il dl liberalizzazioni, così per lo svuotacarceri. Così per il dl Sviluppo. Una cifra assolutamente elevata. Basti pensare che il Berlusconi II – quello per intenderci che è arrivato alla scadenza naturale della sua legislatura – in cinque anni era arrivato a 31. Ebbene, Monti l’ha superato e non di poco. Eppure se prima le lamentele raggiungevano livelli cosmici, oggi invece tutto tace. Di fatto su questioni importanti il dibattito in Parlamento è scavalcato. Non c’è molto margine per modificare in meglio un testo che non convince.
Ma questa volta il trend dei voti contrari è cresciuto rispetto all’andamento delle precedenti votazioni: la prima delle quattro fiducie è stata votata ieri con 369 sì, 78 no e 14 astenuti. Quanto alla seconda l’assemblea ha dato l’ok con 355 sì, 77 no e 14 astenuti. Per la prima volta, e ampiamente, il governo scende sotto quota 400 nelle votazioni di fiducia alla Camera. Molti meno del precedente minimo di 403 sì ottenuti nell’ultima votazione, il 7 agosto, sul dl spending review, e soprattutto dei 475 incassati a luglio sul dl sviluppo, quando i consensi erano tornati ai livelli di marzo, quando il dl semplificazioni arrivò a 479 sì. Nelle oltre 10 votazioni di fiducia intercorse fra marzo e luglio i sì erano scesi a un minimo di 430 (terze votazioni sul ddl lavoro e sul ddl anticorruzione), superando i 460 solo in occasione del dl terremoto (poi approvato all’unanimità), quando ne ottenne 466, e nella prima fiducia sul ddl anticorruzione (461). Prima del dl semplificazioni, le votazioni di fiducia alla Camera avevano fatto registrare 477 sì il 23 febbraio sul dl milleproroghe, 469 il 26 gennaio (ancora dl milleproroghe), 495 il 16 dicembre 2011 (dl manovra).