«Mi candido alle primarie»

A metà giornata, quando si è capito che la sperata vittoria di Nello Musumeci non ci sarebbe stata, sono arrivati i primi paletti. «Non si dovrebbe accostare il risultato al destino di Angelino Alfano, che è segretario di questo partito», ha detto Ignazio La Russa, per il quale a dover fare «mea culpa» è piuttosto «chi gridava che il Pdl era morto». «Se perderemo la responsabilità non sarà di Alfano e mi ribellerei a chi chiedesse le sue dimissioni», è stata poi la presa di posizione di Roberto Formigoni, che ha anche annunciato una sua possibile candidatura alle primarie. Alfano di lì a poco avrebbe tenuto una conferenza stampa. Al di là del commento al voto siciliano, tutti si aspettavano anche una risposta alla conferenza stampa di sabato in cui Silvio Berlusconi ha annunciato un suo rinnovato impegno in politica, pur confermando che si faranno le primarie e che non si candiderà. La risposta non è mancata, ma chi si aspettava una rottura con l’ex premier è rimasto deluso. «Berlusconi – ha detto Alfano – ha riaffermato con termini e parole diverse le cose che abbiamo sempre detto su un certo modo di fare della Germania e sulle politiche recessive». Il segretario del partito, dunque, non solo ha smentito la «rappresentazione» del partito diviso tra “montiani”, guidati da lui, e “anti-montiani”, guidati da Berlusconi, ma ha ricordato che la linea di condotta nei confronti del governo non è mai stata quella del «tutto bene madama la marchesa». Alfano ha sottolineato, invece, che l’atteggiamento critico sulla legge di stabilità non è una novità e che, come è stato in passato, il Pdl è impegnato a ottenere risultati nella direzione delle correzioni che chiede. Per questo, ha spiegato, «per quanto ci riguarda il governo Monti va avanti: in questo momento stiamo ponendo le condizioni perché non siano aumentate le tasse». Per questo, quella «rappresentazione» di un partito spaccato a metà è «surreale, a tratti comica». Alfano ha parlato di «can can mediatico», ma non ha nascosto l’esistenza di un fuoco amico, delle ingerenze negative degli «asseriti interpreti del pensiero berlusconiano». «Hanno nociuto alla nostra causa», ha sottolineato Alfano, che però ha liquidato rapidamente la faccenda: «Il mio compito non è quello di occuparmi di chi mette in giro polpette avvelenate, ma di tenere unito il patrimonio di questo partito». Niente dimissioni, dunque. Anche ieri però non sono mancate bordate e richieste in questo senso, come quella della “amazzone” Michaela Biancofiore, che ha accusato di «inadeguatezza» tutta la classe dirigente nazionale ed è tornata a rivendicare il “tutti a casa”, in modo da «permettere a Berlusconi di rifondare totalmente il centrodestra». Ma intorno ad Alfano si era già stretta larga parte del partito e, ieri, il segretario ha ricevuto anche la solidarietà di Pier Ferdinando Casini. «Alfano non è un mio alleato politico, ma voglio dire che l’accanimento contro di lui in queste ore è qualcosa di vergognoso», ha detto il leader dell’Udc, ribadendo anche, però, che «se i toni sono quelli di Berlusconi, ogni ipotesi di un’alleanza con il Pdl appare ridicola». Il tema delle alleanze, però, in questo momento non è fra le priorità del partito, benché resti un argomento sensibile, come dimostra un episodio di ieri: una cena tra Berlusconi e Bossi, programata da tempo e indicata come «una riunione conviviale tra vecchi amici», è saltata per evitare che all’incontro potesse essere dato un «valore politico». Alfano l’ha detto chiaramente: «Annuncio adesso che durante la campagna elettorale per le primarie non parlerò di alleanze. Abbiamo un binario, quello di tentare di unire l’area l’alternativa alla sinistra, ma se ogni giorno almanacchiamo sulle sigle, perdiamo tempo. Se noi torneremo forti, troveremo alleati». Le primarie, sì, invece, sono la priorità e Alfano ha ribadito di volerle il più aperte e partecipate possibile. Anche su questo punto Alfano ha voluto mostrare piena sintonia con Berlusconi, confermando sia la tabella di marcia stabilita fin qui (la convocazione del tavolo delle regole per oggi e la celebrazione del voto per il 16 dicembre) sia aggiungendo un’informazione: le decisioni assunte oggi saranno deliberate il 7 novembre, dall’ufficio di presidenza «di concerto – ha detto il segretario del partito – con il presidente Berlusconi». Il 16 novembre, poi, scadranno i termini per la presentazione delle candidature. Ci sarà anche la sua, a confermare che il progetto del Pdl non solo non è finito, ma riprende con maggiore slancio. Non tutto è perduto e, anzi, per Alfano, il quadro è meno drammatico di come sembri o di come alcuni raccontino, perché in Sicilia «il risultato del 25% della nostra area che fa riferimento a Musumeci mi sembra straordinariamente positivo». «Alle condizioni date – ha proseguito il segretario del Pdl – è la prova che il centrodestra c’è ed è potenzialmente vincente. Bisogna unificare l’area alternativa alla sinistra e parlare a quell’elettorato che anche in Sicilia ha deciso di non andare a votare». Per Alfano, infatti, «in Sicilia abbiamo perso perché abbiamo diviso i moderati». Altro punto su cui Alfano ha chiarito di essere in piena sintonia col Cav: «Ho sentito al telefono il presidente Berlusconi, condivide la mia analisi sul voto in Sicilia».