“Meglio io di loro”, la sinistra e Monti non si liberano del peccato originale

Non cedono neppure di fronte all’evidenza. E si ostinano a non cambiare registro, senza avere la minima capacità di imparare qualcosa dalla dura lezione delle urne siciliane. Basterebbe poco per capire che non ci sono stati né vincitori né vinti. Perché ne sono usciti tutti male, anche coloro che adesso brindano per la conquista della Regione. Il malessere è diffuso, l’astensionismo ne è un’ulteriore prova, i cinquestelle di Beppe Grillo hanno strappato il primo posto nei consensi per i partiti giocando furbescamente con l’antipolitica, paradossalmente diventata un’arma per entrare in politica e farla propria. In molti si sono allontanati dall’impegno (e dal voto) stanchi dei soliti teatrini, dove tutto si misura su applausi estemporanei. Le ultime uscite di Monti e Bersani – non persone qualsiasi, ma il presidente del Consiglio e il leader di un partito che vuole candidarsi alla guida del Paese – fanno capire però che questa ennesima lezione impartita da elettori ed ex elettori non è servita a niente. Monti si dice soddisfatto perché – a suo dire – il suo “maledetto” governo non ha un largo consenso ma vanta comunque un bottino maggiore di quello dei partiti. Alla “meglio io di loro”. Bersani gli risponde un po’ stizzito, invitandolo a non parlare al plurale perché il Pd – anche in questo caso, a suo dire – gode di ottima salute. Alla “meglio io degli altri”. Tutto questo finisce solo per dare una ulteriore mano al disfattismo e alla sfiducia, magari regalando qualche altro consenso immeritato ai grillini. Sarebbe meglio fermarsi un attimo e riflettere. Per non ripetere gli errori. È inutile mostrare trionfalismi infantili quando tutti pensano che sei alle corde. È inutile recitare una parte in commedia, sperando di salvare la faccia. Meglio vivere osando, che non conoscere né vittorie né sconfitte. E per vivere osando bisogna togliersi la maschera. Costi quel che costi.