Marinello: «È recessiva e colpisce i deboli. La manovra dovrà cambiare»

«La legge di stabilità rischia di avere conseguenze recessive, può determinare un 2013 peggiore del 2012». Giuseppe Marinello, vicepresidente della commissione Bilancio della Camera, chiarisce quanto alto sia l’allarme del Pdl per la manovra. E spiega che «al di là dei saldi, che sono quello che sono, non vediamo alcun segnale verso le politiche di sviluppo che oggi sono assolutamente necessarie». Dunque, «mantenere i saldi invariati, ma cambiare».

Ma è un obiettivo davvero possibile?

Lo è, per esempio con un’accelerazione sulle privatizzazioni e sulle dismissioni. Erano una priorità, ma a forza di rimandarle sembrano scomparse dall’agenda Monti. Bisogna capire se questo Paese vuole veramente aggredire il debito pubblico e usare le risorse che ha a disposizione o meno.

Quali sono gli aspetti peggiori della legge?

Quelli indicati anche da Alfano: l’aumento dell’Iva e le detrazioni. Sull’aumento dell’Iva, in particolare, faccio notare che rappresenta una profonda ingiustizia sociale, va a danno delle categorie più deboli, che sono quelle che subiscono di più e che pagano di più anche le strette agli enti locali, che poi si traducono in meno servizi e più tasse. Le detrazioni, poi… Non si possono cambiare le regole del gioco quando si è prossimi al novantesimo minuto. Mi chiedo come i cittadini possano valutare la serietà di uno Stato che fa una cosa del genere.

E all’estero come la possono valutare?

Non mi parli della nostra immagine all’estero: la nostra immagine all’estero, di fatto, non esiste più. Ci si mettono anche sentenze come quelle sul terremoto, sull’Ilva, la gestione di Finmeccanica che sta esplodendo. Poi dicevano il governo Berlusconi…

Per il Pdl quanto sono importanti le prese di posizione sulla legge di stabilità? Serviranno a riallacciare il rapporto con quel ceto medio di cui ha parlato anche Alfano?

Noi non affrontiamo la questione pensando al risultato elettorale. Abbiamo votato delle leggi che sapevamo benissimo non essere gradite al nostro elettorato, lo abbiamo fatto con senso di responsabilità e oggi ci poniamo con lo stesso atteggiamento di fronte alla legge di stabilità. È sbagliata nell’impostazione e va radicalmente cambiata, poi se questo porterà risultati positivi nel nostro elettorato sarà una conseguenza del nostro comportamento.

È vero, come si dice, che le modifiche alla legge di stabilità sono un terreno su cui riallacciare i rapporti con la Lega?

È presto per dire una cosa di questo genere, non c’è alcun tentativo in atto. Comunque, riprendere un rapporto politico con la Lega è interesse non solo del centrodestra, dei moderati, ma del Paese. È una forza territoriale importante, che non può essere marginalizzata o esclusa. Ma, ribadisco, le nostre proposte economiche non partono da ragionamenti elettorali o sulle alleanze. Partono da una lettura attenta della legge, dalla necessità di modificarla, e su questo dobbiamo discutere.

Il Pd ha paventato di non votare un’eventuale fiducia. L’opzione tenta anche il Pdl?

Noi siamo convinti di avere non solo i numeri, ma anche le buone ragioni per ottenere i cambiamenti che chiediamo e, quindi, alla fine di essere in condizione di votare la fiducia. Quanto al Pd i suoi problemi sono tutti politici: è come una noce nello schiaccianoci, con un braccio rappresentato dalla sinistra del partito, da Sel, dalla Cgil, e un altro braccio da Renzi. Di fronte a questo Bersani è totalmente spiazzato.